Genovesi

Scivolone o forse no

Devo e intendo testimoniare quanto mi abbia sentitamente e orgogliosamente commosso come il nostro primo cittadino, dopo essersi definito, già cinque anni fa, in occasione dell’elezione, “il sindaco di tutti” proprio ieri, nel primo giorno delle “Quirinalizie” e della commemorazione di Guido Rossa, il sindacalista barbaramente ammazzato sotto casa dalla Brigate Rosse, abbia coraggiosamente deciso di scendere in campo per difendere lo spirito dei suoi concittadini genovesi – quelli coesi, capaci di rialzarsi dopo la tragedia del ponte Morandi – messo discutibilmente alla berlina da uno spot propagandistico di “Subito.it” comparso in questi giorni su You Tube.

Subito.it, per quei pochi che non la conoscessero, si descrive cosi: “Siamo la digital company n. 1 in in Italia per comprare e vendere… Da sempre il nostro obiettivo èoffrire il servizio online di compravendita più semplice, veloce e sicuro d’Italia. Per questo, persone e utenti professionali scelgono ogni giorno Subito per fare ottimi affari”.

Parsimoniosi ma non truffatori

Ottimi affari, probabilmente, ma con “creativi” che hanno giocato in maniera palesemente offensiva distorcendo e estendendo in modo almeno opinabile il già fastidioso, per quanto storico luogo comune che dipinge i genovesi come popolo straordinariamente “parsimonioso” e rappresentandoli addirittura come imbroglioni.

Nello spot in questione si spiega su “GenovaToday. It “: “Si vedono due ragazzi intenti a parlare: “Hai poi trovato la bici che volevi?” chiede il primo all’amico, che risponde: “Arriva da Genova, l’ho comprata su Subito”.

“Da Genova? – ribatte il ragazzo incredulo – E l’hai pagata prima di vederla?!”.

E poi sullo schermo compaiono tutte le possibili ipotesi: l’acquirente “sfortunato” che riceve una bicicletta con le ruote quadrate, fatta di palloncini, incenerita e così via. Immagini che si volatilizzano con la risposta dell’amico: “Ma che ti immagini? Su Subito l’acquisto è sicuro”.

“Quella che non è andata giù di certo, ai genovesi – conclude l’articolista –  è però l’immagine negativa che Subito.it ha trasmesso di loro, quella di un popolo dedito alle truffe. Insomma, meglio assicurarsi di poter contare su una transazione sicura a maggior ragione se si compra un oggetto che proviene da Genova: uno stereotipo che non ha risparmiato per molto tempo altre zone geografiche e che ogni viene rispolverato senza pensare che le generalizzazioni negative sono fastidiose ovunque”

Quelli della torta di riso ma non solo

Insomma, magari nessuno avrebbe avuto troppo da ridire se quella povera bicicletta avesse dovuto arrivare all’acquirente da Napoli e dintorni. Anche se come viene fatto notare : “Le generalizzazioni sono fastidiose ovunque”. Oppure se l’acquisto avesse riguardato la “torta di riso”. Specialità, come è stato più volte fatto notare e ribadito in un gustoso sketch da cabaret  del genovese Andrea Ceccon e del savonese Enrique Balbontin sul caloroso senso dell’ospitalità dei nostri conterranei, che ha ormai superato i confini regionali. Fino a trasmettere ai posteri il messaggio dei ristoratori della Lanterna impregnato di accoglienza: “ Torta di riso, o prenderselo nel culo. Torta di riso finita”. Comunqu, come viene fatto notare, parsimoniosi e al massimo inospitali ma assolutamente non truffatori. Perché quel luogo comune spetta, magari, ad altre popolazioni. Anche se Dante Alighieri già a suo tempo, nel trentatreesimo canto della Divina Commedia, incontrando Branca Doria nell’ultimo girone dell’Inferno e includendolo, pur ancora in vita fra i traditori, ci definisce: “Uomini diversi D’ogni costume e pien d’ogni magagna”. E chiarisce Giorgio Amico: “Giunto nella Tolomea, Dante incontra un illustre genovese, Branca Doria, membro di una delle più nobili famiglie della città e importante uomo politico del suo tempo. Volendo estendere i domini della famiglia in sardegna, il Doria aveva prima sposato Caterina Zanche, figlia di un importante feudatario governatore del Logudoro e poi fatto assassinare il suocero durante un banchetto a cui lo aveva invitato. La cosa stupefacente è che, quando il poeta incontra il nobile genovese, questi è ancora in vita e Dante non manca di farlo notare alla sua guida:

Io credo, diss’io a lui, che tu m’inganni;

Chè Branca d’Oria non morì unquanche,

E mangia e bee e dorme e veste panni.

Pronta la risposta di Virgilio a svelare l’arcano. Tanto grave era il delitto di Branca che la sua anima era stata immediatamente gettata nell’Inferno, mentre sulla Terra il corpo del traditore è animato da un demone. Insomma, una sorta di zombie medievale”.

La pronta reazione del Sindaco

Epperò, il nostro primo cittadino, fiero difensore della ligusticità come è noto, non è uomo da lasciarsi incantare né dai sofismi e tantomeno dalle sottigliezze cultural-cabarettistiche-storico-poetiche e quindi ha reagito come se gli avessero toccato un nervo scoperto. Detto fatto ha vergato di suo pugno sul suo profilo istituzionale: “Sono pronto a scrivere ai vertici dell’azienda titolare di Subito.it perché ritirino lo spot pubblicitario che sta andando in onda sui principali network televisivi nazionali. L’immagine dei genovesi, attraverso il pensiero di uno dei protagonisti dello spot, è stereotipata in quella di chi cerca di arrembare una fregatura al cliente del portale web che si salva grazie al rigido protocollo in atto da parte dell’azienda mediatrice di vendite.

Il Sindaco non ci sta

La ritengo una mancanza di rispetto nei confronti dei genovesi che, peraltro, storicamente sono conosciuti semmai come parsimoniosi e non come dei “tira pacchi”. Comprendo e condivido, dunque, le tante lamentele che si stanno scatenando sui social e quelle che sono arrivate attraverso mail e messaggi al sottoscritto. Confido che il team di Subito.it provveda a ricompensare Genova e i genovesi con la scena e lo spazio che meritano e non dipingendoli come venditori di biciclette dalle ruote quadrate. 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿”. Con tanto di vessillo con croce rossa in campo bianco a mo’ di firma. Lo stesso vessillo, la croce rossa in campo bianco per la quale, suo tempo era arrivato a chiedere ai reali di Inghilterra, gli arretrati per l’ utilizzo della bandiera ricevendo un gentile diniego dopo essere stato sbugiardato dagli storici. Insomma “parsimoniosi” e mercanti magari… ma mai cialtroni.

Il messaggio istituzionale di Bucci, comunque, ha immediatamente movimentato la giornata pur impegnativa in cui lo stesso primo cittadino ha dovuto sdoppiarsi fra una commemorazione e l’altra dell’esecrabile omicidio di Guido Rossa.

Sin qui la comprensibile reazione al messaggio discutibile che rischia di abbattersi come una grandinata e di essere ripetuto nel fantastico mondo dei social e dell’entertainment come un marchio negativo per la città. Quella #GenovaMeravigliosa quanto i suoi genovesi di cui spesso parla il Sindaco sul suo sito istituzionale.

Per questo come ho detto all’inizio sono orgoglioso e commosso dalla tempestività e intransigenza del mio primo cittadino. Orgogliosamente genovese. Come tutti noi.

Anche se è ormai universalmente noto – o forse è solo cattiva propaganda – che il tratto dell’ironia sia una delle prerogative mancanti al suo identikit.

Le distorsioni della propaganda

Che poi, da giornalista del tempo che fu, mi corre l’obbligo di tracciare almeno un solco divisivo fra propaganda e informazione, cosa che ormai, forse, i lettori assorbiti da social e quant’altro stentano a percepire.

Perché mi causerebbe francamente imbarazzo che i creativi e i social media di “Subito.it” rispondessero per le rime al nostro “sindaco de noantri”, argomentando e facendo leva chessò.. dallo scivolo che ha bloccato per un intero pomeriggio prefestivo la centralissima via Venti Settembre finendo con tutta evidenza per non scivolare. Oppure, andando a volo d’uccello, sulla gag, degna delle comiche, della giornalista che non lo riconosce e il Nostro che risponde: “Sono il sindaco veda un po’ lei”.

Ricordandogli, magari come nella duplice veste di sindaco/ commissario avesse solennemente pronunciato la promessa che avrebbe rinunciato al compenso come commissario di circa 200 mila euro. Solenne promessa che poi non aveva potuto mantenere giustificandosi di fronte alle pubbliche domande dicendo che non gli era consentito.

Oppure ancora, riferendoci a fatti più recenti, alla sorta di espediente delle porte chiuse al pubblico dell’ultimo consiglio comunale in cui si dibatteva di una questione importantissima per la città come il trasferimento del Polo petrolchimico da Multedo a ponte Somalia. Per finire, magari, genovese per genovese, al salto notturno con scavalcamento della rete di protezione del canile Monte Contessa, del capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale terminato con l’intervento delle forze dell’ordine. Impresa di quell’Alberto Campanella alleato e suo sostenitore. O con un’altra impresa, quella di un’altra sua supporter, sempre in sala rossa, la capogruppo della Lega per Salvini Lorella Fontana. Finita clamorosamente fuori tema nell’ultima seduta sui depositi petrolchimici, con lunga incursione sulle supposte responsabilità della sinistra sul crollo di Ponte Morandi. In un cortocircuito fra propaganda e disinformazione politica che ha suscitato le proteste dell’opposizione e il clamoroso silenzio del Sindaco e del presidente del consiglio.

Rossa e le accuse di Lama

Ma cosi è ormai la politica baby. Ed è ancora peggio quando in alcuni casi finisce per sconfinare nella propaganda politica. Creando imbarazzo o meno.

Anche se mi preme sottolineare tra i tanti commenti plaudenti al post del Sindaco come qualcuno abbia voluto mettersi di traverso evidenziando che forse sarebbe meglio spendere energie per cose più importanti come la sicurezza stradale o il pessimo stato delle strade cittadine.

E poi, a mio modesto parere, talvolta potrebbe essere gradita una sorta di autocritica costruttiva. Cosa da politici d’antan.  Come quella volta in cui, tornando alla tragica esecuzione di Guido Rossa, e al giorno dei suoi funerali, Luciano Lama, leader della Cgil, ebbe il coraggio di accusare e autoaccusarsi in una piazza De Ferrari gremita all’inverosimile, dicendo che il sindacalista era stato lasciato colpevolmente solo, dalla politica. Ma non soltanto. Autocritica e critica, come si usava dire una volta. Tanti anni fa. Nell’epoca in cui ai giornalisti era  consentito fare domande e le conferenze stampa non erano soltanto spottoni elettorali.

La filosofia delle ruote quadrate

E comunque, tanto per restare all’imbarazzo e al tema della propaganda, non vorrei nemmeno che i “creativi e social media manager di “Subito.it” decidessero di rispondere per le rime al nostro primo cittadino. Magari andando a vellicarlo sulla gestione ondivaga delle piste ciclabili. A suo tempo tema di un saporito servizio di “Striscia la notizia”. Oppure  che, facendo riferimento allo stato generalmente deprecabile del manto stradale e dei marciapiedi della nostra città, non finissero per utilizzare il video di cui sopra dove, grazie alle immagini, si spiega che, a seconda della superficie da percorrere, anche la scelta delle ruote quadrate potrebbe avere la sua filosofica giustificazione.

Che, comunque, quando la politica finisce per incontrare, come spesso accade in questi tempi prelettorali la propaganda e l’ entertainment, gioco forza una certa percentuale di cialtroneria, più o meno ironica e autoironica, finisce sempre per fare capolino e venire a galla.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.