Marò, caso chiuso: il Gip di Roma archivia l’inchiesta su Girone e Latorre

E nel giugno scorso anche la Corte suprema indiana aveva chiuso tutti i procedimenti dopo il deposito da parte dell’Italia di 1,1 milioni di euro a titolo di risarcimento per i familiari dei due pescatori uccisi nel 2012

Roma – Il Gip di Roma ha messo la parola fine sulla vicenda dei due Marò archiviando il procedimento a carico dei fucilieri della marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, indagati per aver ucciso due pescatori al largo della costa del Kerala, nell’India sud occidentale, il 15 febbraio del 2012.
Con quest’ultimo atto si chiude così il caso che ha visto protagonisti i due Marò, al centro di un intricato caso internazionale.

Le tappe della vicenda: la morte dei due pescatori

È il 15 febbraio 2012 quando, al largo delle coste indiane del Kerala, la petroliera battente bandiera italiana, Enrica Lexie, naviga verso l’Egitto con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri di marina. Verso le 16:30, ora locale, l’Enrica Lexie incrocia un’imbarcazione e i Marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, sparano in direzione dell’altra nave.
Vengono uccisi invece due pescatori indiani, Jelestein e Ajesh Binki, a bordo del peschereccio St. Antony. L’incidente avviene in acque internazionali. Il comandante dell’Enrica Lexie, Umberto Vitelli, asseconda le richieste della guardia costiera indiana e attracca nel porto indiano di Kochi.
Il 17 febbraio l’Enrica Lexie viene posta in stato di fermo e il 19 la polizia del Kerala arresta i due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, con l’accusa di aver sparato ai due pescatori. In stato di fermo anche il capitano, Umberto Vitelli.
I fucilieri sono tenuti in custodia giudiziaria per 14 giorni, fino al 5 marzo. Nel mentre, l’Italia ribadisce che i militari posseggono l’immunità dalla legge indiana dato che la petroliera si trovava in acque internazionali quando si è verificato l’incidente, e Roma decide di inviare il sottosegretario di Stato del ministro degli Esteri, Staffan De Mistura, in India.
Il 22 febbraio, attraverso il console generale Gianpaolo Cutillo, il nostro Paese presenta una petizione all’Alta Corte del Kerala chiedendo di annullare la denuncia presentata contro i Marò per difetto di giurisdizione dei tribunali indiani e per immunità dei militari italiani, ma il 25 febbraio un team della polizia del Kerala effettua una perquisizione a bordo della Enrica Lexie e sequestra le armi trovate.

Aprile 2012: la Corte Suprema dell’India dichiara “illegali” gli accordi economici tra l’Italia e i parenti delle vittime

Il 1° marzo l’Italia informa l’India di aver avviato contro i due militari un procedimento penale che potrebbe portare a una pena detentiva non inferiore a 21 anni e nei giorni seguenti raggiunge un accordo extragiudiziale con gli eredi legali dei due pescatori uccisi in base al quale il nostro Paese s’impegna a pagare una compensazione di dieci milioni di rupie (142mila euro) per ognuna delle due vittime.
Sia l’Italia che gli eredi dei pescatori indiani presentano una petizione all’Alta Corte del Kerala per ottenere l’approvazione dell’accordo, ma il 30 aprile la Corte Suprema dell’India dichiara “illegali” gli accordi economici extragiudiziali raggiunti dall’Italia con i parenti dei pescatori indiani uccisi e il proprietario del peschereccio St. Antony, considerandoli un mezzo per cercare di aggirare il sistema giudiziario indiano tacitando le parti offese con un’offerta di denaro.

Maggio 2012: i due Marò vengono accusati di omicidio

Il 18 maggio i due Marò vengono accusati di omicidio. Nei giorni seguenti l’Alta Corte del Kerala concede il rilascio su cauzione per Latorre e Girone. I due vengono formalmente rilasciati il 2 giugno, dopo 105 giorni di detenzione. Rientreranno in Italia per le vacanze di Natale, per poi tornare in India il 4 gennaio 2013.
Intanto la Corte Suprema indiana sostiene che lo Stato del Kerala non abbia giurisdizione per procedere contro i due italiani e che solo una Corte Speciale potrà decidere sulla questione della giurisdizione, e cioè se i due militari dovranno essere processati in India o in Italia, dato che secondo la Corte “i Marò non godevano di quella immunità sovrana” che avrebbe determinato automaticamente la giurisdizione italiana. Della questione, dunque, deciderà la Corte suprema di Nuova Delhi.

Febbraio 2013: l’Italia si rifiuta di farli tornare in India

Ai due fucilieri viene dato un permesso per tornare in Italia in occasione delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, dopodiché l’Italia si rifiuta di farli tornare in India. In risposta l’India limita la libertà personale dell’ambasciatore italiano, Daniele Mancini, impedendogli di lasciare il Paese. Al che il governo italiano dichiara che i due militari torneranno in India dopo aver avuto garanzia che su di loro non sarà applicata la pena di morte.

Febbraio 2014: Emma Bonino richiama il nostro l’ambasciatore in India

L’udienza davanti alla Corte Suprema indiana si conclude con un rinvio. Per protesta il ministro degli Esteri Emma Bonino richiama in Italia l’ambasciatore Daniele Mancini. A fine mese, il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini annuncia il ritiro dell’inviato del governo Staffan de Mistura, il ritorno a Nuova Delhi dell’ambasciatore Daniele Mancini e la costituzione “di una commissione di esperti con carattere giuridico”. Ma intanto il 1º settembre Massimiliano Latorre ha un ictus e viene ricoverato nel reparto di neurologia di un ospedale di Nuova Delhi. Latorre torna in Italia per 4 mesi per motivi di salute. A dicembre, quando chiede di poter restare in Italia altri due mesi, la Suprema Corte indiana rifiuta la richiesta. Anche Salvatore Girone non potrà tornare in Italia per il periodo natalizio.

L’ONU ribadisce: vedetevela tra voi

E arriviamo a marzo 2015. L’Italia solleva la questione dei due fucilieri davanti al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il cui ufficio ribadisce che la posizione dell’Onu di risolvere la questione a livello bilaterale tra India e Italia “rimane invariata”.
A questo punto l’Italia attiva l’arbitrato internazionale nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, rivolgendosi al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo.
In merito alla richiesta di misure provvisorie presentata dal nostro Paese, il Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo stabilisce che, in attesa delle decisioni del tribunale arbitrale, “Italia e India devono entrambe sospendere ogni procedimento giudiziario e astenersi dall’iniziarne di nuovi”.

Settembre 2015: una svolta dall’autopsia?

Una svolta nel caso sembra arrivare dai documenti dell’autopsia sui due pescatori: i proiettili che hanno colpito a morte i due pescatori indiani non sarebbero quelli in dotazione ai militari italiani. La pallottola estratta dalla testa di una delle vittime indiane è lunga 31 millimetri, molto più grande delle munizioni calibro 5 e 56 Nato in dotazione ai Marò, lunghe appena 23 millimetri.
Su richiesta italiana, la questione viene posta all’attenzione della Corte permanente di arbitrato (Cpa) dell’Aja che, il 2 maggio 2016, dispone che dopo il rientro in Italia i Marò restino sotto l’autorità della Corte suprema indiana durante tutto l’arbitrato internazionale tra Italia e India, e non sotto la responsabilità delle autorità italiane come richiesto da Roma.

Luglio 2019: udienza finale dell’arbitrato sul caso della “Enrica Lexie”

Il 20 luglio 2019 si tiene all’Aja presso la Corte arbitrale permanente l’udienza finale dell’arbitrato sul caso della ‘Enrica Lexie’: al centro c’è proprio la competenza del Tribunale arbitrale, il merito delle argomentazioni di parte italiana e delle controargomentazioni di parte indiana. La Corte decide che l’Italia, e non l’India, ha giurisdizione in merito ma la Corte suprema dell’India respinge la richiesta del governo di Nuova Delhi di chiudere il caso nei confronti dei due Marò italiani.

Aprile 2021: arrivano 100 milioni di rupie

Il tribunale consentirà di chiudere il caso solo dopo che il nostro Paese, come stabilito dal tribunale dell’Aja, avrà pagato i risarcimenti all’India per perdita di vite umane, danni materiali e “danno morale” delle persone sopravvissute sul peschereccio. Il 9 aprile 2021, India e Italia si accordano per chiudere il caso che finirà con il deposito in un conto del ministero degli Esteri di 100 milioni di rupie (1,1 milioni di euro) come risarcimento dello Stato italiano alle famiglie delle vittime. La somma si aggiunge alle 21,7 milioni di rupie (245mila euro) già pagate.
I familiari delle vittime hanno accettato il pagamento: le famiglie di Jelestein e Ajesh Binki si divideranno in parti uguali 80 milioni di rupie; le restanti 20 milioni andranno al proprietario del peschereccio, rimasto ferito nell’incidente.
Il 15 giugno 2021 la Corte Suprema indiana chiude tutte le cause contro i due militari italiani dopo aver accettato il risarcimento del valore di 100 milioni di rupie. La procura di Roma potrà ora sentire i due Marò che non dovranno più sottostare al segreto militare.
Il 13 ottobre 2021 il Tribunale arbitrale dell’Aja chiude ufficialmente il contenzioso tra Italia e India sul caso dei Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

E siamo a oggi

Il 31 gennaio 2022 il gip di Roma archivia il procedimento a carico dei due fucilieri della marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

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