Mafia a Rapallo, il presidente della Commissione Antimafia bacchetta il Sindaco: “Nessuno può dirsi esente”

L’intervento di Roberto Centi arriva dopo la polemica tra il sindaco di Rapallo, Carlo Bagnasco, e il segretario nazionale del SIAP, Roberto Traverso

Genova – “In riferimento alla recente polemica tra il sindaco di Rapallo, Carlo Bagnasco, e il segretario nazionale del SIAP, Roberto Traverso, all’interno della quale è stata chiamata in causa la Presidenza della Commissione Antimafia da me in questo momento ricoperta, ritengo di dover precisare alcuni aspetti sulla criminalità organizzata in Liguria, partendo da quanto ha dichiarato ieri il presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso d’insediamento: dignità significa un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere”.
Così Roberto Centi, consigliere regionale della Lista Sansa e presidente della Commissione Antimafia, risponde al Sindaco di Rapallo che in un’intervista aveva negato la presenza della mafia nella sua città: “La nostra città è completamente estranea al fenomeno”.
Lo aveva detto una settimana fa, replicando a Traverso che denunciava “la costante presenza a Rapallo di reati legati alla criminalità mafiosa che si sviluppano grazie alla nota facilità con la quale le infiltrazione penetrano nel tessuto sociale. Per esempio i tentacoli mafiosi sono anche arrivati a gestire lo smaltimento illecito delle barche distrutte nel porto di Rapallo a causa della mareggiata del 2018“.

L’ultima semestrale della DIA: la Liguria al centro del traffico di cocaina

“Purtroppo, come testimonia l’ultima relazione semestrale della DIA sulla presenza di organizzazioni mafiose sul territorio nazionale, la Liguria non è affatto esente dal fenomeno, soprattutto nella sua componente ‘ndranghetista: il tessuto socio economico in Liguria, secondo la DIA, è ‘sottoposto all’ingerenza di clan mafiosi che sono abili a proporsi come welfare parallelo grazie alla forza economica di cui dispongono e ricorrendo a penetrazioni diffuse nel mondo dell’imprenditoria dell’amministrazione e anche della politica’ – spiega Centi citando l’ultima relazione della DIA -. Dalla Liguria proviene il sequestro di circa il 40% di tutta la cocaina sequestrata a livello nazionale, le basi ‘ndranghetiste che si trovano nel territorio si avvalgono di un sistema diffuso che riguarda l’importazione e poi lo smercio della cocaina. La ‘ndrangheta ‘si rivela attraverso modalità di azioni criminali di basso profilo, poco avvertibili dalla società civile, condotte preferibilmente in modo poco violento ma con capacità relazionali notevoli col mondo politico, imprenditoriale, economico e associativo’”.

Movimento terra e grandi opere: il core business della ‘ndrangheta anche nella nostra regione

“Altri ambiti di penetrazione sono quelli dei settori della ristorazione, del turismo balneare, del commercio ambulante, mentre in altri settori economici vi è presenza diffusa: tra questi l’edilizia, le grandi opere e in genere la movimentazione terra, nonché lo smaltimento dei rifiuti – prosegue Centi -. Le inchieste sul territorio Maglio 1 e 3, del 2000 e del 2010, Crimine del 2010, La Svolta del 2010, I Conti di Lavagna del 2016 e Alchemia del 2016, coordinate dalle Dda di Genova e di Reggio Calabria, dimostrano la presenza strategica della ‘ndrangheta nel territorio ligure. Frequente è emersa la spiccata capacità delle cosche calabresi di connettersi con esponenti della cosiddetta area grigia tra cui, come già detto, figurano imprenditori, professionisti, funzionari pubblici e amministratori locali, ‘acquisendo un patrimonio relazionale e di competenze professionali indispensabile per realizzare i progetti illeciti senza talora abbandonare il ricorso ad atti minatori o di violenza’”.
“Va inoltre ricordato – osserva Centi – che nell’ambito del monitoraggio delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, anche su impulso della DIA, i Prefetti liguri hanno adottato provvedimenti interdittivi nei confronti di ditte operanti prevalentemente nel settore edile e del movimento terra e materiali inerti. Si tratta di notizie, dati e tendenze che la Commissione Antimafia ha acquisito anche attraverso le numerose audizioni effettuate e i colloqui avuti dal Presidente con svariati rappresentanti delle istituzioni.
Pertanto, anche tenendo conto dell’inchiesta che ha riguardato gli yacht e le imbarcazioni in genere distrutti dalla mareggiata del 2018, rimasti all’interno del porto turistico di Rapallo – e smaltiti in modo, secondo la relativa inchiesta, illecito e in spregio ad ogni tutela ambientale, inchiesta appunto che ha coinvolto numerosi soggetti legati alla malavita organizzata, che ha visto come capo di imputazione traffico illecito di rifiuti aggravato, violenza privata aggravata dal metodo mafioso, omicidio colposo, illecita concorrenza con violenza e minaccia e intermediazione illecita di manodopera – risulta ottimistico sostenere, come ha fatto il Sindaco, che la città di Rapallo è assolutamente estranea al fenomeno in questione”.

“Auspicabile l’incremento di forze dell’ordine, non solo a Rapallo”

“Senza voler entrare nel merito dell’interlocuzione tra il Sindacato di polizia e il Sindaco, nata peraltro dalla auspicabilità di un incremento di forze dell’ordine a Rapallo, problema peraltro presente in altre zone della Regione Liguria e in stretta connessione con il problema degli immobili destinati appunto alla Polizia, come recentemente si è detto anche in Consiglio regionale, questa Presidenza auspica che tutti in Liguria si adoperino, nella loro autonomia, ad affermare una verità che può essere scomoda per tutti noi Liguri, cioè che per la Liguria, come è stato sostenuto anche recentemente dal procuratore Gratteri, massima autorità nazionale in merito, non si può più parlare di semplice infiltrazione ma di vero e proprio radicamento e che nessuna delle province liguri, pur con eterogenea gravità, può dirsene esente – conclude Roberto Centi -. È con questo spirito che auspico una fattiva collaborazione tra tutte le istituzioni, convinto che l’amore per il proprio territorio possa anche comportare una serena ammissione di preoccupazione di fronte a un fenomeno su cui tutta la Regione deve prendere consapevolezza e ragionare in modo unitario”.
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