Brividi

Tormentoni musicali

Per prima cosa mi si perdoni il titolo, che, in sintesi, è lo stesso del brano che ha vinto Sanremo. Tormentone, il brano, e persino il titolo. Utilizzato allo spasimo nella settimana appena trascorsa e – c’è da giurarlo – ripetuto in quella che verrà da titolisti sui giornali e sui social. Quindi…. brividi, brividi e ancora brividi. Come se si trattasse della banalità del male. In cui tutti, almeno un po’, finiamo per impantanarci e assomigliarci. Quelli che il Festival di Sanremo, che è pur sempre Sanremo, lo hanno seguito davanti al teleschermo per filo e per segno. Canzone dopo canzone e serata dopo serata. Sino alla fine quando mancavano una manciata di minuti alle due di domenica mattina con l’annuncio dei vincitori. E quelli che, con un pizzico di snobismo trasudante snobberia, hanno denunciato pubblicamente, sui social, o fra amici, di non averne ascoltato nemmeno una nota. E anzi che non ne potevano più di questa ondata sui social. Di zia Mara e Papalina e neppure del Fantasanremo che ha spopolato fra i giovani.

Per loro il titolo suoni da giusta punizione

Anche perché mischiando canzonette futili e cose più serie – tipo costruir su macerie e mantenermi vivo, come canta ne l’avvelenata il maestro Guccini-  mai titolo fu più azzeccato per la settimana politica che ha preceduto Sanremo a Roma. E per quella successiva in Liguria, in piena coabitazione con Amadeus, Fiorello e poi le rappresentanti del sesso femminile, da Ornella Muti a Sabrina Ferilli, da Lorella Cesarini a Maria Chiara Giannetta. Passando per Drusilla Foer.

Mi si perdoni, perciò se anche io ho abusato del morbo del titolista; che poi è quella malattia che consente di riciclare un evento comune nell’immaginario collettivo ritagliando un senso tra il titolo e la realtà marginale che si intende rappresentare. Mentre è già aperto il dibattito inossidabile, ormai, fra sociologi e studiosi di una qualunque arte comunicativa se l’evento di Sanremo finisca o meno per rappresentare appieno il nostro paese.

E comunque a me piace ritornare talvolta e ripartire da articoli scritti in precedenza. E lunedì, in attesa della partenza di Sanremo, manco a farlo apposta avevo vergato proprio per Fivedabliu

L’Italia in accappatoio e bigodini

“Il primo miracolo lo ha già fatto. Più o meno come un santo qualunque. Perché, insomma, alla fine – e dopo tanta suspense – Rosario Tindaro Fiorello, in arte Fiorello e Amedeo Umberto Rita Sebastiani, meglio conosciuto come Amadeus – confidenzialmente Ama, per gli amici – si sono ritrovati. E si ritroveranno insieme sul palco dell’Ariston per la prima serata. “Poi si vedrà”, si limita ad aggiungere laconico Amadeus che, come un amante infelice, ha atteso trepidante per oltre 90 ore, bussando, giorno dopo giorno, alla porta della stanza 407 dell’albergo che l’amico, e a questo punto coconduttore si palesasse.

Risolto, dunque uno dei due enigmi nazionali. L’altro che ci ha “frantumato” praticamente in contemporanea attributi e senso di resistenza – anche quello in onda come un tormentone, anzi una MaratonaMentana, sui canali della Rai- si era risolto già qualche ora prima. L’altro, appunto, per il quale – anche lì- se non  si è trattato di un miracolo poco ci è mancato, ha riguardato la salita al colle. Riascesa della quale molto si è discusso. Se discesa e poi risalita, se trasloco annunciato e particolarmente atteso poi finito a schifio, se poi era già tutto previsto… Comunque una serie degna di Netflix con finale piu o meno sorpresa, e poi il tutti vissero felici e contenti…. per sette anni. O forse no”.

Perché nel Festival c’è proprio tutto il senso del nostro “bel paese”. Con il suo prima e il suo durante e il suo dopo.  Annessi e connessi. Cazzeggio  compreso. Partendo dalla rappresentazione plastica del parlamento impegnato nelle contrattazioni all’esterno e poi all’interno la forma istituzionale delle otto votazioni. Di Sergio Mattarella che aveva appena fatto le valigie e che per una sorta di maledizione  incatenato al “Quirimane”. Come recitava il titolo surreale, o forse no de “Il Manifesto”.

Quei titoli buoni per qualsiasi uso

Perché poi a voler andare oltre a “Brividi” che, meritatamente o immeritatamente, ha vinto Sanremo con il suo Ariston che, meritatamente o immeritatamente, è diventato palco nazionale e internazionale, oltre che immagine del “bel Paese”, nella competizione canora di titoli che si attagliano perfettamente allo stallo della politica nazionale ce ne erano parecchi. Da “Dove si balla”  – interpretata da Dargen D’Amico -, con ovvia allusione alla situazione generatasi in consiglio regionale con l’uscita dall’aula dei rappresentanti della Lega, ad “Apri tutte le porte” brano scritto da Jovanotti per Il settantottenne Gian Luigi Morandi. Utilizzabile, a scelta, sempre per l’uscita dal consiglio regionale o per l’atteggiamento del Governatore Toti e la sua propensione centrista con occhiolino perennemente schiacciato a favore di Matteo Renzi. E ancora, da “Miele”, interpretata da Giusi Ferreri, sempre attribuibile alla attrattivita’ della posizione fuori dal coro di Renzi, a “Chimica”, interpretato da Rettore e Ditonellapiaga, dove non è secondario nemmeno il nome della cocantante. E, comunque, tanto per parlare della mancanza di … “Chimica”, a piacere fra Matteo Salvini e Giovanni Toti o fra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.

Fino alla coalizione del centrosinistra, con l’asse giallorosso alle prese con la candidatura di Ariel Dello Strologo per le prossime amministrative di palazzo Tursi. Con pensieri, parole, opere, omissioni e ripensamenti che si succedono di ora in ora.

Ciao,ciao

Con repentino cambiamento di idee dei Cinque Stelle genovesi o parte di essi e seguente comunicato del 6 febbraio : “AMMINISTRATIVE 2022, MOVIMENTO 5 STELLE: “È IL MOMENTO DI FARE CHIAREZZA: NESSUN ACCORDO RAGGIUNTO SU CANDIDATO SINDACO”

Genova, 6 febbraio 2022 – “ll MoVimento 5 Stelle Genova si vede costretto a interrompere il silenzio che per correttezza ha tenuto fino ad oggi, volto al raggiungimento della migliore soluzione possibile per la città di Genova in vista delle prossime elezioni amministrative, per chiarire alcuni punti fondamentali. Ad oggi, al di là di ciò che riportano diversi organi di informazione, non esiste nessun accordo raggiunto su un possibile candidato Sindaco con altre forze politiche e, cosa più importante, il Movimento 5 Stelle sosterrà soltanto un candidato che prenda posizioni nette rispetto alle battaglie che conduciamo sui nostri territori. Un esempio su tutti è quello riguardante il necessario dislocamento dei depositi chimici da Multedo, che però non può avere tra le possibili soluzioni quella di Ponte Somalia o qualsiasi altra area adiacente alle abitazioni. Pretendiamo pertanto posizioni chiare e inequivocabili, condizione essenziale per la prosecuzione del dialogo intrapreso riguardo la scelta del futuro candidato sindaco”.

Canzone simbolo, ballabile sul palco dell’Ariston, ma non soltanto “Ciao Ciao”. Non a caso interpretata dal duo voce e chitarra della “Rappresentante di lista”, con logo che sa tanto di sinistra e sindacalese. Brano ballabile già a palla nelle radio. Con quel refrain che irrompe e che fa: “Me lo sento esploderà, esploderà!/ La fine del mondo è una giostra perfetta/ Mi scoppia nel cuore la gioia di festa./ La fine del mondo, che dolce disdetta/Mi vien da star male che dolce disdetta/Mi vien da star male, mi scoppia la testa/ Con le mani, con le mani, con le mani/ Ciao Ciao”.

E poi ancora: “Con i piedi, con i piedi/ Ciao, ciao/ Con le gambe, con il culo, coi miei occhi/ Ciao, ciao/ E con la testa, con il petto, con il cuore/ Buona notte, bonne nuit / e bonne nuit e ciao, ciao/ Buonanotte è la fine, ti saluto/ Ciao, ciao/ Buona notte, bonne nuit/ E bonne nuit e ciao ciao/ Ciao, ciao/ Ciao ciao”.

Tutto chiaro No?

A riveder le stelle

Che poi qualche giorno fa io volevo titolare per assonanza con il cognome del candidato “bruciato” o forse no…. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Con un testo che iniziava così : “ Dalla fumata bianca (o Blanca tanto per mantenersi in tema con le fiction della tv generalista, a quella nera (o black mirror tanto per rifarsi ad una serie decennale su Netflix”).

Perché tutti la davano per fatta, almeno sino a due giorni fa, prima del comunicato domenicale dei Cinquestelle. E non è neanche detto che dopo l’abiura ancora non si combini. Certo è che al di là del comunicato rassicurante di Ferruccio Sansa e della sua lista, arrivato dopo le dimissioni dell’avvocato Ariel Dello Strologo dal consiglio si amministrazione di “Superba”, poi le posizioni si sono allontanate. Troppa appartenenza, o sudditanza, al vecchio Pd fanno notare i pentastellati contrari. E le dimissioni non bastano anche in presenza di una futuribile battaglia nella sala rossa di palazzo Tursi per individuare il sito degli impianti chimici a ponte Somalia o a Voltri in cui “Superba” è direttamente interessata. E, secondo i dissidenti, le dimissioni non bastano. Tanto da pretendere che Dello Strologo prenda chiaramente una posizione rigidamente contraria. Dopo di che, in caso di sconfitta nei confronti di Bucci, legittimamente ci si chiede quanto sarebbe disposto a battersi a viso aperto l’eventuale capo dell’opposizione in aula. Sfumature, o forse no.

La politica senza memoria

Comunque, mi piace, o mi spiace, ricordare il trattamento riservato al capo dell’opposizione ancora in carica in consiglio comunale. Quel Gianni Crivello, rappresentante della sinistra, ma mai  iscritto al Pd, ed assessore della giunta Doria, che dopo aver annunciato nel 2017 che non avrebbe mai voluto presentarsi come candidato sindaco, ci ripenso’ e con senso della causa rispose “ubbidisco”. Dimostrando personale senso del dovere – un po’ come ha fatto Mattarella recentemente -. Comportamento prima e impegno poi per i quali – come fa notare il mio collega Marcello Zinola-  almeno fino ad ora nessuno ha presentato i ringraziamenti per il suo lavoro in sala rossa. Dice in un post Zinola: “ Volata per Tursi /1 Cdx e Csx hanno scelto quelli da mettere al var. Ariel Dello Strologo pensaci bene” a cui aggiunge, tanto per non fare torti a nessuno: “Volata per Tursi/2 Io direi grazie, nessuno lo ha fatto, a Gianni Crivello, agnello sacrificale dello scorso mandato. Ariel Dello Strologo, rifletti”.

Su quel periodo, quello che Zinola rievoca attribuendo a Crivello la figura dell’agnello sacrificale, chiarisce meglio in un commento Gianni Crivello: “sono sempre rispettoso delle opinioni altrui, tanto più delle tue, tuttavia il ruolo di “agnello sacrificale” francamente un po’ mi imbarazza. Essere dipinto  come una persona alla mercé di qualche notabile e senza la capacità di decidere in autonomia, francamente… su chi fosse favorito o su altri aspetti, compresi gli aspetti economici e il vento politico che spirava nel 2017, penso che attraverso i post sia un po’ complicato e non so quanto giusto”.

Vero. Ci vorrebbe un libro per ripercorrere quei giorni con Crivello che in un primo momento proclamò pubblicamente di non sentirsi all’altezza. Con un candidato designato dalla coalizione di centrosinistra come l’allora presidente della fondazione di Palazzo Ducale Luca Borzani. Candidato che alla fine diede forfait anche per motivi di salute. E il povero Crivello ritrovatosi in della anche se si era detto disponibile anche a fargli da secondo.

Ed è comunque in virtù di questo che nell’approssimarsi del fine mandato palazzo Tursi almeno un ringraziamento degli esponenti del centro sinistra, a cui Crivello aveva tolto una bella gatta da pelare, sarebbe stato non soltanto ben accetto ma doveroso.

Comunque c’è il bellissimo lavoro di cui sopra firmato da Carlo Besana con Crivello/ Harry Potter arrembante in sella al suo scooter e il collega Giovanni Giaccone, che lo aiutava nella comunicazione, allacciato a lui sul sedile posteriore. E poi il sindaco Marco Bucci, allora candidato del centro destra, nei panni del preside della scuola di magia e stregoneria Albus Silente. Con il popfilosofo e allora docente universitario, Simone Regazzoni – una specie di guru renziano che aspirava a giocarsi il tutto per tutto alle primarie- in quelli ambigui di Severus Piton, professore di pozioni.

Insomma l’Harry Potter genovese meriterebbe almeno qualche sentito ringraziamento per il suo impegno.

E, tanto per restare sul tema dei brani di Sanremo, un “Abbi cura di te”, duetto interpretato da Higsnob e Hu, potrebbe  andare bene. Come augurio e ringraziamento di buona uscita. Perciò anche se Crivello deciderà di ricandidarsi per il consiglio comunale quel titolo potrebbe andare bene. A patto che… a mali estremi rimedi, non si sa mai, alla fine non tornino in conclave da lui per pregarlo, ripercorrendo una sorta di Mattarella bis. Un cast di postulanti, con segretari del centro sinistra, pentastellati e vallette. E in quel caso L”Abbi cura di te” sembrerebbe falsato. Almeno un po’.

Salvini-Di Maio

La seconda implosione

E poi c’è la crisi dei due gruppi populistici per antonomasia. Non è un caso se Matteo Salvini autonominatosi durante le trattative romane con i grandi elettori kingmaker abbia ripercorso passo passo la crisi di governo che lo ha portato dal ministero degli interni al sostegno al nuovo governo, quello di Mario Draghi, finendo una decina di giorni fa per disarcionarsi da solo. In una sorta di giostra medievale in cui il premio era erodere il più possibile il potere politico/contrattuale dei partiti alleati nella coalizione.

E nemmeno è un caso la crisi dei Cinque Stelle arrivati sempre più divisi alla meta del secondo settennato di Mattarella passando attraverso l’accordo/disaccordo su Elisabetta Belloni che ha dato sfogo al carpiato dell’altro Matteo, il Renzi che ha giganteggiato con la sua teoria sull’inadeguatezza di un presidente della Repubblica, magari donna, ma con profonda conoscenza dei servizi segreti. Con benedizione del Matteo ormai di riferimento per Marco Bucci, ospite alla Leopolda, e del governatore ligure Giovanni Toti che da tempo incontra lo stesso Renzi per parlare di centrismo. Con tanto di canzone sanremese di riferimento. Ancora una volta “Ciao, ciao”. Anzi…. ciaone , come direbbe proprio Matteo Renzi, ricordando la dichiarazione di Ernesto Carbone, allora deputato del Pd, affidata a Twitter nell’aprile di sei anni fa, in occasione del referendum sulle trivellazioni.

Che poi, sempre in casa pentastellata, è da annotare la discesa in campo del senatore Mattia Crucioli, un altro segnato dalla diaspora sul Governo con Draghi ed ora candidatosi come potenziale sindaco in alternativa al Bucci vellicando il populismo dei contrari al Governo dalle larghe alleanze e soprattutto l’ala dei no vax.

Edoardo Rixi
Edoardo Rixi

Fibrillazioni romane

Fra sommovimenti e fibrillazioni romane giunte amplificate sino alla Liguria, non casualmente proprio nella settimana in cui la Regione era sotto i riflettori nazionali ed internazionali per il Festival di Sanremo.

Con tanto di escalation nel centrodestra in generale e fra gli esponenti leghisti in l’articolare.

Dall’incontro del “Balilla” che fu locale e gelateria storica transitata per le mani dell’ex sottosegretario Francesco Belsito. Prima buttafuori nei locali rivieraschi, poi autista guardaspalle del ministro della  giustizia Alfredo Biondi. E ancora, una volta iscritto alla Lega autista, portaborse e capo segreteria del presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone. Infine come è da autista a uomo di fiducia del sottosegretario di stato all’interno Maurizio Balocchi, nonché da anni tesoriere della Lega Nord. Ereditando il ruolo, presunti scheletri negli armadi e i segreti dell’era Bossi e del figliolo, “il Trota”. Poi uomo di stato e imprenditore come vicepresidente di Fincantieri. Sino a quando subentra proprio a Balocchi, assumendo il ruolo di sottosegretario di stato con delega alla semplificazione normativa. Normale che un laureato in scienze politiche a Londra e in scienze della comunicazione all’università di Malta possa ricoprire quel ruolo di Governo. Straordinaria e bruciantel’ascesa di Francesco Belsito. Sino a quando nel 2012 viene espulso per lo scandalo dei rimborsi elettorali.

Vabbè un po’ di storia recente inutile per chi è dotato di buona memoria. Comunque al Balilla si ritrovano i leghisti che sotto la conduzione di Edoardo Rixi decidono di concordare sulla strategia per strapazzare il povero Toti. Il Governatore in carica che  come massimo esponente del centrodestra a parer loro ha la colpa di trescare ai loro danni con il nemico. Potrebbe sembrare “Sesso occasionale” brano del giovane Tananai, ma per loro quello fra Toti e Renzi è una promessa per il futuro: un “Voglio amarti” come ha cantato l’inossidabile musa del Telecavaliere Iva Zanicchi.

Fatto sta che la Lega cerca di mettere in scacco il governatore. E, magari, prendendo le classiche lucciole per …. “Farfalle” come sostiene in musica un altro santo: Sangiovanni.

Solo che alla fine della musica dopo l’uscita in massa dei leghisti dall’aula del consiglio di via Fieschi, con polemica “Virale” – come intona un altro Matteo (Romano) – per l’assenza di Toti colpevole di essere impegnato nell’ennesima intervista televisiva, è proprio Toti a dettare l’agenda della resa dei conti.

Zitti e buoni, superpoteri e kriptonite

Che poi, dopo gli attacchi di Salvini che lo ha paragonato a un Superman con superpoteri in grado di occuparsi Contemporaneamente della presidenza, della sanità in epoca Covid e di bilancio con i soldi del Pnrr ( piano nazionale di ripresa e resilienza) in arrivo, i rapporti si sono incattiviti ulteriormente. Toti, un maestro paziente ma affatto indulgente, dopo essere stato messo sotto esame ha deciso di convocare tutti i suoi assessori per dare loro i voti. Ribaltando di fatto le posizioni e forse anche la cattedra e i banchi. Confidando di essere di fatto “Insuperabile”, proprio come il titolo del brano lanciato a Sanremo da Irkomi.

E, per dirla tutta, si prospetta una conclusione a tarallucci e vino.  Con qualche rimpasto e passaggio di deleghe o possibili new entry nella hit di via Fieschi di qualche neoassesaore leghista. Anche se il leghista Rixi,  sulle prime, ha fatto sapere che la Lega non sarebbe stata disponibile. Ma non è detto che quando Toti convocherà qualcuno per destinargli una delle sue due deleghe dicendo che “O forse sei tu” – la seconda classificata interpretata da Elisa- non si finisca per mettersi tutti d’accordo. Firmando subito la pace “ora e qui”, come canta “ Yuman.

Anche se Toti, dato per “Insuperabile” ha tatticamente e sapientemente agitato sin da subito lo spettro di una possibile crisi.Giocando al rialzo, visto che il centrodestra a livello nazionale stenta a rimettere insieme i cocci. E Salvini, comunque, come regista e leader del centrodestra ha perso la faccia.

E poi, come se non bastasse ci sono le amministrative in arrivo. Con quel povero Marco Bucci, sindaco uscente e con i favori del pronostico, che non ne può più di essere tirato per la giacchetta. Invitato a posizionarsi e riposizionarsi dal centrodestra o  dai centristi che siano. Strattonato fra il palco della Leopolda e il suo mentore Edoardo Rixi.

Infine da una possibile crisi quello che avrebbe meno da perdere sarebbe proprio l’”Insuperabile” Toti. Anche se il titolo più che l’esaltazione ricorda una marca di tonno. Eppure è Toti quello che male che vada rischia di meno. Magari aspira a un incarico nazionale dopo aver cavalcato l’animo centrista e schiacciato l’occhio a Matteo Renzi. Tanto da suggerire l’ambizione di un respiro più vasto puntato su Roma, magari ottenendo un ruolo come sottosegretario. Lasciando a Bucci, il commissario/ sindaco Bucci, in extremis  l’incombenza di rimettere insieme e fare da collante ai cocci.

Con Toti che sottoscrive e da’ Il via alla crisi con evidenti “Brividi” di sconforto fra assessori e consiglieri regionali, maggioranza e minoranza. Costretti a trovare a poco più di un anno di distanza i soldi per un’altra campagna elettorale a breve scadenza. E, come se non bastasse, a prendere in esame, in caso di mancata rielezione, la possibilita’  di dover rinunciare ad una confort zone da svariate migliaia di euro al mese. Cose da “Fuori di testa, ma diverso da loro” come cantavano giusto lo scorso anno a Sanremo i Maneskin.

E quindi pare più probabile che Toti, palesemente immune alla verde kriptonite – da vaccino, doppia dose o booster, o forse no – ricalcando il titolo del brano vincitore della settantunesima edizione con tanto di bis all’Eurofestival – ,ritrovatosi in conclusione leader imprescindibile ammonisca tutti. Minacciandoli, almeno un po’,…“Zitti e buoni”.

La situazione è grave ma non seria, chioserebbe, inascoltato  Ennio Flaiano.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.