Ex Ilva, Fiom Taranto: rendere vincolanti gli studi sugli impatti sanitari

Dieci anni sono passati dall’inizio della vertenza e adesso il governo ha ipotizzato altri dieci anni per decarbonizzare

Taranto – “Decarbonizzazione? Ad ora non c’è stato né confronto, né un vero coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali e delle organizzazioni sindacali. Noi crediamo sia fondamentale rendere vincolanti gli studi di impatto sanitario. Lo diciamo da anni”. Lo scrive la Fiom di Taranto con riferimento al processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva, nel volantino che questa mattina i rappresentanti sindacali hanno distribuito ai lavoratori davanti alle portinerie del siderurgico della città ionica.
“I volantini fanno il punto della situazione sull’ex Ilva, in vista del 30 maggio prossimo, data in cui ci sarà la scadenza delle tre clausole sospensive: accordo sindacale, piano ambientale per il rilascio della nuova Aia e dissequestro penale degli impianti”, spiega il sindacato in una nota.
“Abbiamo segnato con evidenza quattro zeri perché zero è quello che Acciaierie d’Italia ci ha mostrato del piano industriale e delle ricadute occupazionali, zero i documenti che il Governo ha fornito alle organizzazioni sindacali sugli investimenti annunciati, zero sono le risposte dell’azienda sulla cig (cassa integrazione guadagni, ndr) con causale Covid-19 dalla quale ha ricavato un vantaggio economico, zero le certezze e la solidità dal punto di vista del piano finanziario anche rispetto ai progetti di riconversione della produzione”, sostiene il sindacato.
“Sono passati già dieci gli anni dall’inizio della vertenza Ilva e dieci sono anche gli anni, ipotizzati dal governo, da impiegare per decarbonizzare. Con questi presupposti come possiamo discutere di un accordo sindacale?”, chiede la Fiom di Taranto. “Il governo associa qualsiasi investimento economico al dissequestro degli impianti e il rischio, per il sindacato, è che tale scelta potrebbe far saltare ingenti risorse necessarie a far voltare pagina alla città di Taranto e soprattutto non consentirebbe un cambio radicale dell’attuale processo produttivo a ciclo integrale”, conclude il sindacato.

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