La Bielorussia abbandona la neutralità nucleare

Il referendum potrebbe aprire la strada alle testate russe

“Le modifiche proposte alla Costituzione” della Bielorussia e confermate dal referendum che si è tenuto ieri nel Paese, “forniscono a Lukashenko ulteriori strumenti per consolidare il suo potere”. In più, “la soppressione del riferimento, nell’articolo 18, allo status di Paese denuclearizzato è un passo molto pericoloso”.
Lo ha dichiarato in una nota l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell.

“Il regime bielorusso – si legge nella nota – ha organizzato un referendum costituzionale in un contesto di diffuse violazioni dei diritti umani” e “queste non sono le condizioni per un processo di revisione costituzionale democratica”. E poi Borrell continua definendolo “un referendum fake” e sottolinenando che nel Paese “ci sono più di 1070 prigionieri politici” e “lo spazio per un vero dibattito pubblico è completamente chiuso”. Inoltre, “c’è un uso diffuso e deliberato della disinformazione” e “un numero enorme di cittadini bielorussi è stato costretto all’esilio”.
L’Alto rappresentante ha inoltre ricordato le condizioni in cui si sono svolte le ultime elezioni presidenziali nel Paese, quando “abbiamo assistito a massicce frodi” e a oggi “nulla indica miglioramenti nel sistema elettorale”.

“Sappiamo cosa vuol dire per Minsk diventare un paese nucleare: che la Russia potrebbe inviare immediatamente testate nucleari in Bielorussia”, conclude Borrell esortando i cittadini bielorussi a “protestare contro l’aggressione all’Ucraina” mentre i media locali riferiscono di 800 arresti durante le proteste per il risultato della consultazione di ieri.

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