La guerra in Ucraina entra in Consiglio Comunale, Oleg Sahaydak: “Ultimo, ma non ultimo, abbiamo bisogno di armi”

In aula Rossa il cappellano della comunità ucraina in Liguria, padre Vitaliy Tarasenko, e il presidente dell’associazione Pokrova, Oleh Sahaydak

Genova – In un momento drammatico per l’Europa, che teme un allargamento ai Balcani della guerra scatenata da Putin in Ucraina, in aula Rossa, hanno espresso la loro preoccupazione padre Tarasenko e Oleg Sahaydak, presidente dell’associazione Pokrova.
Nel suo discorso, molto sentito e seguito con attenzione da Giunta e consiglieri, Sahaydak ha sottolineato la voglia dell’Ucraina di entrare nella comunità europea, fatta da popoli liberi e poi chiede la massima applicazione delle sanzioni economiche. Sahaydak chiede ai genovesi di non aver paura a rinunciare ai prodotti russi.  Poi, un passaggio impegnativo nel discorso dell’ucraino, che chiede armi nuove e moderne per affrontare  e resistere alla tecnologia, ai carri armati e ai missili russi. E qui smettiamo di essere d’accordo con il rappresentante dell’associazione Pokrova, perchè in un luogo istituzionale, che quindi rispetta la Costituzione italiana e nello specifico l’articolo 11, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali …”, parlare di armi proprio non si può. Poi in effetti tornano alla mente certe decisioni del Governo e dei partiti che lo sostengono, dove l’art 11 viene abbondantemente calpestato.
Quindi da una parte le fiaccolate per la Pace, dall’altra un gran movimento di armi.

L’intervento del Sindaco

“Genova è vicina alla comunità ucraina e lo stiamo dimostrando. Genova odia la guerra e si impegna per la pace. In passato Genova ha vissuto guerre che hanno portato in città morte e distruzione, cosa che non si deve ripetere mai. E’ inaccettabile che qualcuno possa privare i singoli cittadini della libertà, per questo ci siamo mossi subito. Abbiamo istituito un indirizzo e-mail per tutte le persone ucraine che vogliono venire a Genova. Finora sono state 100 e tutte hanno raggiunto i loro familiari a Genova. Oltre ai 150 posti che mettiamo a disposizione nelle case di accoglienza, il Comune di Genova ha predisposto tre hub, a Brignole, Kennedy e in via Fillak, dove portare i generi di primo conforto destinato al popolo ucraino. Ciò si aggiunge al lavoro che stanno già facendo le associazioni, che hanno i loro canali. Inoltre stiamo disponibili a fare tutto ciò che può servire per portare aiuto alla popolazione ucraina. Stiamo provando da giorni a contattare Odessa, città gemellata con Genova, ma al momento non si riesce a telefonare. Continueremo a farlo fino a che non ci riusciremo. Concludo sottolineando che Genova crede nella solidarietà, per secoli la nostra città è stata aperta a tutte le persone che avevano bisogno e continueremo a farlo. Siamo vicini agli ucraini nella loro battaglia per la pace e la libertà, le cose più importanti che abbiamo”.

Il testo dell’ordine del giorno votato all’unanimità

Si impegnano il Sindaco e la Giunta
-ad esprimere, anche a nome di tutto il Consiglio comunale di Genova, la più ferma condanna per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, avvenuta in spregio ad ogni regola del diritto internazionale, finalizzata alla sottomissione di uno stato sovrano, minando con queste gravi condotte la pace e la stabilità dell’Europa e di tutta la comunità internazionale;
-a far sentire al popolo ucraino la reazione e la solidarietà dei cittadini genovesi e la più ferma condanna morale e politica delle azioni di guerra intraprese dal governo russo, creando ogni possibile pacifica mobilitazione contro l’aggressione ed ogni forma di sopruso attuato con la guerra, al fine di promuovere la pace e la convivenza tra i popoli;
 -a sostenere ogni atto assunto dal Governo italiano adottato di concerto con le decisioni assunte dalle Istituzioni dell’UE e dalla NATO, anche mediante un coordinamento degli interventi umanitari per l’accoglienza dei profughi nonché la prosecuzione degli sforzi diplomatici in sede bilaterale ed europea per il raggiungimento di un “cessate il fuoco”, dando in particolar modo priorità all’evacuazione in sicurezza dei civili dalle aree di conflitto;
-a proseguire tutte le più opportune iniziative d’intesa con la prefettura, con ANCI e con gli altri comuni della Regione per organizzare l’accoglienza, anche prevedendo la costituzione di apposite strutture per il supporto dei rifugiati ucraini che cercheranno ospitalità nell’area metropolitana, nonché adeguate risorse umane per il loro sostegno psicologico, con particolare attenzione ai minorenni;
-a promuovere attraverso tutti i canali istituzionali, anche attraverso ANCI, con il governo nazionale, affinché sia creato un fondo per introdurre meccanismi economici di compensazione finalizzati al riequilibrio dei danni che le singole attività economiche potrebbero subire a causa delle sanzioni che la comunità internazionale ha già imposto alla Russia;
-ad attivarsi presso il Governo nazionale, anche attraverso Regione Liguria, affinché sia profuso ogni sforzo per ottenere il tempestivo rimpatrio di tutti i cittadini ucraini, soprattutto minorenni in affido, aventi legami affettivi e familiari con la cittadinanza genovese.

Affrontare Putin con le armi è un suicidio per tutta l’Europa, armare i cittadini ucraini è una follia e nessuno ha ancora chiesto l’invio di un contingente di Pace. Forse perchè la Pace è la parte meno interessante di questo conflitto.

Gli interventi dei due cittadini ucraini sono finiti con la standing ovation dei consiglieri e della Giunta.
Assenti dalla votazione Ubaldo Santi del Partito Socialista, Enrico Pignone della Lista Crivello e Paolo Putti di Chiamami Genova

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