Via Vecchia, “quasi espropriati” in trincea contro il Comune: vogliamo un’assemblea pubblica

Residenti in subbuglio dopo le ultime dichiarazioni del Sindaco

Genova – Dai palazzi di via Vecchia, quelli intorno alla rimessa AMT per cui è previsto l’ampliamento e il restyling, è tutto uno scambio di battute: “La nuova struttura sarà alta più di venti metri”. “Alzeranno la rimessa di 15 metri”. “È previsto un rialzo si due metri e mezzo dall’apice della struttura esistente”. “Aumenteranno di tre piani”. “No adesso il Sindaco ha detto due”. “E gli espropri? Ci saranno oppure no?”.
E di voce in voce i residenti scendono in strada, raccontando al nostro microfono perplessità e preoccupazioni mentre, con la presidente del comitato della zona, Raffaella Capponi, prendiamo le misure della distanza tra i palazzi e la rimessa.
“Due metri e settantanove”, legge sul nastro giallo del flessometro che ci siamo portati dietro. “Se il progetto resta uguale ma ci salvano le case come ha detto il Sindaco, la nostra paura è che vivremo in un cavedio”.
E il Comune come si comporta?
“Valuta gli immobili all’insaputa dei residenti” e “risponde con le interviste sui giornali“, dicono i quasi espropriati che attendono un’assemblea pubblica mai calendarizzata.
“C’era un progetto vecchissimo di qualche anno fa al quale è subentrato questo che però il Sindaco ha detto che è già superato. Ma non sappiamo niente di più”.
Peccato però che sul sito di Regione Liguria, nella documentazione dello screening di VIA, si parli di progettazione definitiva degli assi di forza“.
Un pasticcio di dichiarazioni che si rincorrono ma nessuno che vada a parlare con i residenti. Eppure “un progetto del genere doveva essere condiviso prima con la cittadinanza, senza metterla davanti al fatto compiuto”, sottolinea anche l’assessore municipale al Territorio, Lorenzo Passadore, che poi promette battaglia in Consiglio comunale: “Ormai c’è già un appalto avviato e in questa fase delicata i tempi sono troppo stretti per tergiversare”. Dal Sindaco vogliono una Commissione e un incontro pubblico. “Prima che sia troppo tardi”.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.