Dislocamento depositi chimici e occupazione: più di un miliardo alla nuova diga solo per accogliere le grandi navi

Degl’Innocenti: non un posto di lavoro in più dentro a questo porto

Genova – “È dall’incidente del 1987 che si parla di spostare i depositi chimici da Multedo e da quattro anni che questa Giunta annuncia le sue ipotesi. Per prima la conferma dell’ex carbonile sotto alla Lanterna“.
Lo racconta Riccardo Degl’Innocenti alla platea riunita ieri al Centro Civico Buranello di Sampierdarena per un’iniziativa organizzata dalla rete di cittadini sampierdarenesi “La parte che c’è”. E lo fa ripercorrendo tutte la tappe del percorso che hanno portato alla decisione tanto contestata di dislocare Superba e Carmagnani a ponte Somalia.

Un po’ di storia

Il progetto di spostare gli impianti sotto alla Lanterna, opzione privilegiata del Vice sindaco Stefano Bernini, era già molto avanzato, “tant’è che Superba per quei 7.000 mq aveva preparato un rendering che è ancora visibile sul sito dell’azienda”, dice l’esperto di lavoro portuale. Poi però è intervenuta quella che chiama “la geopolitica del porto di Genova”, per cui Aldo Spinelli “ha detto che l’area la voleva lui perchè confinante con le sue rinfuse”. E si sa, alla parola del sciù Aldo tutto si blocca. Così le istituzioni ripiegano sul terminal Messina.
Poi, mentre si avvia il dibattito pubblico sulla nuova diga foranea, saltano fuori i 40.000 mq di ponte Somalia. Commenta Degl’Innocenti con una punta di veleno: “Avvicinandosi la fine della legislatura, secondo me il Sindaco ha preteso da Signorini una soluzione e lui gliel’ha trovata”.

Un danno occupazionale per il porto

Eppure “il carbonile era un’area pubblica, non era occupata. L’hanno occupata per darla tre anni in concessione a Spinelli”, precisa ancora Degl’Innocenti cui non sfugge che su ponte Somalia c’è un altro termilnalista, Gavio, che ne esce gabbato:
“Gavio ha i ponti Somalia e Libia e un’unico cliente, Grimaldi. Perchè rinuncia visto che la famosa delibera del 30 dicembre è ferma, le carte non sono ancora arrivate al Consiglio superiore dei lavori pubblici, e ci sono 5 ricorsi al TAR pendenti?”.
Non lo sappiamo.
Di certo ci sono solo i numeri dell’emorragia di occupati. E Degl’Innocenti fa presto a fare i conti: “Sul terminal San Giorgio – Libia più Somalia – Gavio ha 120 dipendenti diretti più 80 unità circa della Compagnia Unica, a tempo pieno. 200 persone al netto dell’indotto di un terminal ro-ro. E si può immaginare, anche se Autorità di sistema numeri non ne dà, quale sia l’indotto di una banchina del genere tra camion, ormeggi, servizi tecnico-nautici, vigilanza”.
Dall’altra sponda, “Superba e Carmagnani dichiarano 25 addetti ciascuno, sempre al netto dell’indotto”.
Ora, se si considera che “tagliando al terminal San Giorgio la parte di ponte Somalia, ponte Libia non avrebbe la massa critica di sostenere il lavoro e quindi la banchina finirebbe non si sa a chi, il bilancio occupazionale è in perdita: 200 contro 50”, critica Degl’Innocenti.
E i sindacati? “La parte portuale ha fatto sentire la sua voce contraria mentre il sindacato dei chimici no, preoccupato che il trambusto potrebbe portarsi dietro l’opzione zero e la perdita, almeno a livello locale, di quei 50 posti di lavoro”.

Le occasioni perdute della nuova diga foranea

Eppure le occasioni per non perdere l’occupazione ci sarebbero: spostare sulla nuova diga foranea i depositi chimici, le riparazioni navali, delle nuove centrali energetiche green. E invece “la diga è stata pensata e progettata assumendo un unico elemento di progettazione, la nave progetto“.
È scritto nero su bianco assicura Degl’Innocenti rivelando che “è una nave con la fiancata marchiata MSC, lunga 400 metri e larga 100, che nel rendering entra dentro il porto di Genova per assicurare il grande sviluppo”.
È ironico l’esperto di lavoro portuale che poi sottolinea con amarezza che “quella nave entra nel porto di Genova e si chiama MSC perchè l’unico motivo contingente, ed è scritto nella delibera, per cui viene speso un miliardo e tre, è per permettere alle grandi navi di raggiungere la nuova banchina di Bettolo, nella quale finora abbiamo già messo circa 400 milioni di cui buona parte pubblici”.
Insomma, “si spendono un miliardo e 300 milioni senza pensare ad alcunché che a far entrare le grandi navi, senza pensare a dove mettere i depositi, senza pensare a dove mettere le riparazioni, senza pensare a un posto di lavoro in più dentro a questo porto”.

Simona Tarzia

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.