Dove eravamo rimasti?

guerra Russia-Ucraina

La guerra mai così vicina

Già, “dove eravamo rimasti”, di tortoriana memoria. Quell’Enzo Tortora, giornalista e presentatore genovese, a sua volta vittima di un clamoroso errore giudiziario e di una potenziale narrazione, almeno in principio tutta contro di lui. Che in fondo permettersi di “odiare” un personaggio a suo modo popolare rende molto più visibilità rispetto allo stesso odio rivolto verso un potenziale sconosciuto.

Dove eravamo rimasti? Perché in mezzo, dopo tanta pandemia, c’è stata una guerra, vicina. A ricordare che comunque nel mondo i conflitti sono ancora tanti. Però troppo vicina. Con tutto quel che ne consegue. Ovviamente gli appelli alla pace, quelli al lavoro delle diplomazie e ai negoziati permanenti. Con infinite sfumature. Persino quelli che, in nome della pace o della futura pacificazione, di buon grado hanno acconsentito a rifornire di armi i combattenti ucraini in nome della libertà e contro le minacce degli invasori russi, quei figli di Putin che pensavano di risolvere tutto sparando qualche colpo e nel giro di pochi giorni. Tranne poi minacciare di ricorrere agli armamenti nucleari.

E nel bel mezzo di canzoni e aforismi, e invocazioni ed evocazioni sulla pace, mi sono ritirato in un riservato silenzio. Osservando e riflettendo. Però senza esternare, sfuggendo l’accavallarsi di notizie, di resistenze, di solidarietà ovvia, di corridoi umanitari. Persino dribblando chi non a caso metteva in risalto la discriminazione ai confini polacchi far profughi di serie A e profughi di serie B. Potere delle narrazioni.

La Pace,come quella pelle che più la tiri e più s’allunga

Però ho preso nota – non potevo fare altrimenti – di qualche esempio di solidarietà pelosa con la perennne contraddizione fra pace ed armamenti per difenderla, di interessi economici e di sanzioni, di diplomazia e minacce di rappresaglie. Spiega Mimmo Quirico: “L’Occidente, la NATO, l’Europa e l’Italia sono già in guerra con la Russia. Perché inviare armi a chi combatte è in ogni significato possibile, entrare in combattimento, ovvero partecipare e uccidere”.

Norma Bertulaccelli, e le sue ore in favore della Pace

Con scivoloni e sfumature diverse fra manifestazioni di solidarietà che in qualche modo hanno finito per sfarinarsi, tanto che qualche giorno fa Norma Berutullacelli scriveva sul suo profilo: “Chi è d’accordo con l’invio di armi all’Ucraina non è gradito/a  alle manifestazioni dell’ora in silenzio per la pace”.

Con i nostri politici, alcuni rappresentanti istituzionali che quel ricorso alle armi e all’invito di armi per consentire agli oppressi di difendersi hanno finito per avvallarlo con ordini del giorno, altri che lo hanno criticato. Questioni di sfumature, di strizzate d’occhio con la propaganda elettorale già iniziato o imminente sullo sfondo.

Perché in campagna elettorale, magari, non prendere parte in qualche modo al dibattito social che va per la maggiore e non esprimere la propria posizione, per banale che sia, potrebbe risultare un errore fondamentale. Perciò solidarietà, tanta solidarietà al popolo ucraino, destreggiandosi a dovere fra la mai sopita aggressività dell’orso sovietico e le ragioni della guerra fredda.

Bucci e Dello Strologo

Campagna elettorale, frizioni e frazionamenti

Con evidente ricaduta sulla campagna elettorale, più o meno strisciante di questi giorni. In cui alla discesa in campo del candidato di pentastellati e centro sinistra Ari’el Dello Strologo si è interfacciata la volontaria sottoesposizione del potenziale avversario, il sindaco uscente Marco Bucci, esponente principe del centro destra, sodale del governato Giovanni Toti, che almeno ufficialmente e pubblicamente non ha ancora fatto sapere che si candiderà. Ricalcando almeno un po’ quanto accaduto nella scorsa legislatura. Quando l’altro uscente Marco Doria si era rinserrato nella sua torre eburnea sfogliando la margherita del “mi candido, no, non mi ricandido” che fece impazzire il centro sinistra fra sostituti eccellenti, popfilosofi, e l’”Obbedisco” finale di un suo assessore che qualche settimana a prima si era volontariamente accomodato fuori dalla mischia.

In questo caso con posizioni invertite delle due coalizioni. E voci che si rincorrono su possibili sostitituti di Bucci che preferirebbe il ruolo in ogni caso più remunerativo di Commissario.

Anche perché il Bucci che non gradisce né il ruolo di politico e preferisce di gran lunga quello di manager che è più nelle sue corde, in questo caso dovrebbe e piegarsi proprio alle ragioni della politica. In attesa, appunto, che proprio i politici lo liberino da quella nemmeno troppo presunta causa di ineleggibilità dovuta alla possibile doppia carica. Con Il presunto sfidante Ari’el Dello Strologo  ne nella vita di tutti i giorni fa e ha fatto l’avvocato che non nasconde di essere pronto ad impugnare l’eventuale elezione del suo avversario – si spera dopo votazioni e ballottaggio – in caso risultasse sconfitto e ad essere confermato fosse proprio Marco Bucci.

Pietro Piciocchi

Gli stratagemmi della politica

E quindi per evitare lunghi palleggiamenti in attesa di eventuali responsi al ricorso tutt’altro che peregrino da qualche tempo circola a livello di rumor ma non solo l’eventualità che Bucci lasci temporaneamente la carica di commissario, nell’eventualità potrebbe subentrargli il suo uomo di fiducia l’assessore plenipotenziario della sua giunta Pietro Piciocchi, pronto a restituirgli l’incarico ad elezione avvenuta. Un modo per aggirare l’ostacolo. Sempre che Bucci non tergiversi ancora per un po’ al fine di non creare ulteriori problemi al centrodestra e poi, magari adducendo anche ragioni di salute, non si faccia da parte lasciando, sempre a Piciocchi l’onore e l’onere di candidarsi in rappresentanza del centrodestra come avversario di Dello Strologo.

Anche se questa ipotesi, già circolata in precedenza, almeno al momento appare superata. Anche perché è stato lo stesso Bucci, proprio la scorsa settimana a rimettere insieme quelli che sembravano essere dstinati a diventare i cocci della sua coalizione con Fratelli d’Italia estremamente critica sulle avances di Carlo Calenda e dei rappresentanti di Azione. La situazione era piombata sulle spalle del povero Bucci, già alle prese con l’ipersensibilità di Edoardo Rixi e soci della Lega nei confronti del sodale del sindaco, quel Giovanni Toti accusato di aver sparigliato le carte del leader del Carroccio Matteo Salvini a Roma, in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Bravo nell’occasione dell’incontro di coalizione anche il coordinatore di FdI Antonio Oppicelli a tenere a bada le smanie indipendentiste dei suoi colleghi di partito provenienti da Roma, in modo da garantire alla coalizione di centrodestra di resistere e continuare ad esistere. 

Anche perché l’escamotage tutto politico a portata di mano per comprendere anche i rappresentanti di Azione potrebbe essere quello di accoglierli, senza

Lista e quindi senza simbolo proprio nella lista del sindaco o in altre liste civiche che lo appoggeranno.

La Sinistra insieme
Antonella Marras

Tutti i problemi della sinistra

E al momento, escluso il problema non da poco del commissario, tutte le questioni di schieramento riguardano la sinistra con un candidato Ari’el Dello Strologo che dopo essere incappato nell’abiura sulla querelle sullo spostamento del Polo petrolchimico – per il quale si era detto, come rappresentante del consiglio di amministrazione della Superba, favorevole – si è trovato a dichiararsi favorevole all’invio di armi alla resistenza ucraina, in linea con i partiti di governo che rappresenta, senza se e senza ma. 

Posizione troppo netta che ha fatto storcere il naso a parecchi potenziali suoi elettori. Con fuoco di sbarramento a sinistra e non solo. Parole troppo mette per una galassia composita come quella del centrosinistra. Tanto che l’organizzazione giovanile Genova che osa gli ha risposto per le rime: “ Caro Ari’el Dello Strologo, siamo pacifisti senza se e senza ma. Condanniamo l’aggressione è la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. Vogliamo il “cessate il fuoco” e chiediamo il ritiro delle truppe, una politica di disarmo e di neutralità attiva. Pensiamo ci voglia l’azione dell’Onu che con autorevolezza e legittimità conduca il negoIato fra le parti”.

Poi c’è l’altra candidata a sinistra Antonella Marras che in una lunga lettera obbietta “Caro Dello Strologo, giù le mani dal pacifismo e dal movimento No Global. Il pacifismo è come l’antirazzismo: o è sempre o non è mai. Non esiste il “ sono pacifista ma”… come non esiste il “ non sono razzista ma”…. !”. E conclude: “ Non ultimo: noi siamo quelli che vent’anni fa hanno costruito, certamente non da soli, quel movimento No Global di cui lei parla. per piacere, non lo tocchi. Noi eravamo a quei dibattiti, li organizzavamo. Si parlava di trovare il modo per uscire dal capitalismo e contrastarlo per evitare quelle derive autoritarie, antidemocratiche devastanti per l’ambiente e per i diritti sociali, che oggi puntualmente stiamo toccando con mano.

Delle due l’una: o non ha capito nulla di quello che si diceva o ha sbagliato completamente la scelta dei suoi compagni di viaggio. 

Non ci crede? Metta insieme le rivendicazioni di allora con il Pnrr di oggi, quello votato da tutti i partiti che la sostengono. Poi ci dica. 

Per aiutare le vittime dei conflitti aperti nel mondo c’è un solo modo: ORGANIZZARE TAVOLI DI PACE E NON MISSIONI DI GUERRA!”

Crucioli e Morra

“Un pacifista non demonizza il nemico”

Poi c’è il senatore ex Cinque Stelle Mattia CRUCIOLI, anche lui avvocato, diretto antagonista di Dello Strologo, candidato per Altermativa e altre forze dichiaratamente anti Draghi che strizza l’occhio al movimento No-vax. Spiega Crucioli: “ Un pacifista non demonizza il nemico, cerca di capirne i motivi e di indagare sui propri eventuali torti nel tentativo di raggiungere una l’ace giusta. Se poi uno è “pacifista ad oltranza e radicale” come si è definito Ariel Dello Strologo, dovrebbe predicare la non violenza e non unirsi al coro dei tanti che soffiano sul fuoco equiparando Putin a Hitler, approvando l’invio di armi italiane ad una delle parti in guerra. Io vedo una pericolosa contraddizione in tutto ciò e spero  aumenti sempre più la voce di chi si oppone all’invio di bombe e altri strumenti di morte”.

Sin qui una sorta di gioco delle parti, fra pacifisti veri e pacifisti presunti, o addirittura falsi. Fra chi  cavalca e chi scavalca questo delicato periodo storico che di fatto, come se ce ne fosse bisogno ha creato altre polverizzazioni e sfarinature nelle coalizioni che, tanto ore la cronaca, erano già afflitte da problemi di alleanze più o meno contraddittorie. Fra Italia Viva, Coraggio Italia, Azione, Lega con intemerate del Balilla, e Fratelli d’Italia. Solo che questa guerra ha finito per fare implodere proprio la sinistra. Poco male, in fondo le posizioni erano già abbastanza distinte. 

Solo che poi, in vista di un eventuale ballottaggio, è lecito domandarsi dove finiranno quei voti dei cespugli. Da Crucioli alla Marras, passando per qualche lista civica autonoma. E c’è da giurarlo che i leader di giornata si trincereranno, almeno pubblicamente, lasciando ai loro elettori la libertà di coscienza e di voto. E allora sarà questione di memoria. Fra pacifisti veri, presunti tali, o addirittura falsi.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.