Solo gli imbecilli non cambiano mai opinione

Politica gassosa quasi tossica

Mi corre l’obbligo di chiedere umilmente scusa per aver in qualche modo arrecato offesa ad una categoria di futuri, possibili plausibili candidati, nei giorni scorsi e in questi in cui la campagna elettorale per le amministrative genovesi – ma non solo per quelle-  è parsa in qualche modo farsi sempre più tossica.

Quella degli imbucati, oppure meglio quella dei saltafossi o saltapicchio, volgarmente catalogati anche come i voltagabbana. Quelli che ligi ai dettami fondamentali de “La legge di Murphy per la sinistra” di Luigi Spagnol e Arthur Bloch, magari non capivano, o capivano benissimo, ma hanno finito per adeguarsi. Già Spagnol & Bloch, autori profondamente dotati di spirito di preveggenza che, addirittura in tempi non sospetti – già nel 2002 -, avevano messo in guardia scrivendo una serie di avvertenze ne “La legge di Murphy per la sinistra”.

Se qualcosa può andare a destra lo farà

Con la basilare estensione di Luiso alle legge di Murphy. Estensione che dice: “Se qualcosa può andare a destra lo farà“. E con estensione di Kamar alla legge di Pudder che recita: “Chi comincia a sinistra va a finire a destra. Chi comincia a destra va a finire ancora più a destra”.

Questioni di ere e di mode ostili, almeno in questi ultimi cinque anni, alla sinistra. Per cui nel nome della politica fluida, magari chi comincia a sinistra va a finire a destra. Che poi come hanno più volte sottolineato attribuendone erroneamente la paternità della frase a Giulio Andreotti… “Soltanto gli imbecilli non cambiano mai opinione”. Pensiero, per la verità più complesso di James Russel Lowell, statunitense, poeta scrittore e critico dell’Ottocento che in realtà scrisse: “Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”. E quindi in virtù di questo modo di pensare, furbescamente, o forse no, applicato alla politica attuale, fluida, anzi quasi gassosa, mi sento di dovere qualche scusa per la mia ostile incapacità di uniformarmi, in qualche modo, al pensiero comune. Purtroppo ormai sorta di pensiero unico.

Spiegare le scelte

Anche perché, alla fine nessuno dei chiamati in causa ha in qualche modo accusato l’obbligo morale – già morale, parola ormai desueta e smarrita tra social, fake e quant’altro – di scendere in campo e spiegare, magari a scopo didattico, oppure di inizio di campagna elettorale, ai propri precedenti elettori ed estimatori, i motivi del proprio cambiamento di idea.

E qui finisce per soccorrermi la scaltrezza del divin Giulio che in questo caso, con una frase veramente sua, spiegava ai posteri con qualche ombra di malevolenza: “Chi non vuol far sapere una cosa, in fondo non deve confessarla neanche a se stesso, perché non bisogna mai lasciare tracce”.

Ecco, questione di stile… e di tracce. Nemmeno di orme. Di briciole, piuttosto, come quelle della favola di Pollicino. Lui cercava di tornare a casa. Gli altri ne cercano un’altra. Per cui meglio lasciarsi tutto alle spalle, magari senza che sia facilmente possibile risalire alla dubbia – o forse no – provenienza.

Amministrative con un risultato scontato

Naturalmente l’accozzaglia di transfughi eccellenti sgomita per salire sul carro del più sicuro vincitore secondo i pronostici e i primi sondaggi che, già dalla prima ora parlano, dell’uscente Marco Bucci come sicuro vincitore su Ari’el Dello Strologo, il candidato del centro sinistra, con percentuali molto vicine, se non superiori al 50%. Numeri e voti che gli permetterebbero di sbaragliare tutti e di confermarsi già al primo turno. Senza bisogno di ricorrere al ballottaggio.

Perciò non stupisce nemmeno troppo, che un vecchio politico del Novecento – non tanto per età, quanto per esperienza – come Gianni Vassallo, ex segretario enfant prodige della Dc, poi nella Margherita, e ancora Pd – come assessore della giunta di Marta Vincenzi – infine presidente del mercato di Bolzaneto, si occupi personalmente proprio della campagna elettorale di Marco Bucci. O che, al pari, un altro ex compagno di partito, Paolo Gozzi, definito l’ex golden boy del Pd, a suo tempo in maggioranza durante la giunta di Marco Doria, sia ridisceso in campo nella lista civica del sindaco uscente.

Avremmo gradito che spiegassero, a futura memoria, le ragioni del cambiamento. Magari anche genericamente, come altri pur tardivamente hanno fatto, illuminandoci sulla ristrettezza  dei partiti “fuori dal tempo”, sulle rigidità delle ideologie del secolo passato, pur ricoprendo cariche dal 2017 in avanti.

Però la politica è ormai fluida, anzi gassosa, con gli attuali politici, molti, se non tutti, che si riscoprono nei panni modernisti di comunicatori e influencer. A caccia di nuove deleghe, cercando di evitare le inevitabili gomitate e gli scossoni sul carro del vincitore. Ambito in cui – è facile supporlo – gli spintoni e le coltellate nella schiena durante la caccia alla confort zone, saranno moltissime.

Ma lo spettacolo è appena cominciato. Consiglio di fornirsi di dosi massicce di pop corn. Con tante rinnovate scuse ai protagonisti.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.