La Camorra dei bambini

La Dia: in aumento i minori protagonisti di reati

Una carriera di spaccio, furti e rapine. Così in Campania “il coinvolgimento dei minori in eventi criminosi starebbe registrando una significativa evoluzione per numero e tipologia di eventi delittuosi di cui gli stessi minori risultano protagonisti” in quanto affiliati a famiglie di camorra, oppure oggetto di ricatto perchè tossicodipendenti.

È l’allarme lanciato nella Relazione semestrale dalla Dia, secondo cui sullo stesso piano, sebbene appaia estranea al fenomeno camorristico, ci sarebbe “la pericolosa e consistente presenza di minori che si muovono in gruppo esercitando violenza del tutto ingiustificata nei confronti di coetanei o di fasce sensibili” come gli anziani o i disabili.
In generale si tratta di giovani che arrivano dalle periferie degradate e che “hanno maturato esperienze di vita segnate da disagio familiare, difficoltà economiche, gravi forme di precarietà abitativa e carenze culturali che derivano dalla discontinuità nello studio o dal completo abbandono scolastico”, che sono poi le cause che rendono appetibile per un ragazzino la vita del mafioso. Lo abbiamo visto con la cosiddetta “paranza dei bambini” che negli anni dal 2014 al 2016 è stata il tentacolo armato delle organizzazioni mafiose campane.
E il meccanismo dell’arruolamento dei minori tra i cartelli della camorra è un sistema ormai rodato che fa molto comodo ai clan perchè le conseguenze giudiziarie per un minorenne sono molto meno gravi. È così che senza alcuno scrupolo, i boss trasferiscono i rischi sui “muschilli”, i minori non imputabili.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.