Blitz nella sede romana di USB, il sindacato: un avvertimento perchè protestiamo contro il traffico di armi

Ieri, nel corso di una perquisizione parecchio anomala, i Carabinieri hanno trovato una pistola nello sciacquone

Genova – La segnalazione sarebbe arrivata da una telefonata anonima. Questa la prima versione dei Carabinieri. Poi però le carte in tavola sono cambiate e adesso sembra che gli inquirenti sappiano chi è l’autore dell’indicazione che gli ha fatto ritrovare una pistola in uno sciacquone della sede romana di USB, avvolta in un involucro di cellophane.
“Una faccenda  grottesca”, la definisce il coordinatore regionale per la Liguria, Maurizio Rimassa, con “un tempismo perfetto”, aggiunge. Sì perchè il blitz dei militari arriva proprio all’indomani delle manifestazioni di Pisa e Genova contro il mercato delle armi.
E se si guardano i video della perquisizione qualche dubbio viene.
In una sede che è un porto di mare e dove i servizi sono aperti al pubblico, i carabinieri “sono andati a colpo sicuro” a guardare proprio in quel bagno degli uomini, “senza perquisire altro”, denuncia Rimassa precisando anche che “i carabinieri hanno attribuito la proprietà dell’arma a un delegato che si occupa da anni degli appalti nella logistica”.
Un doppio avvertimento: alla persona che lotta contro il mondo marcio dei subappalti e al sindacato che protesta contro il traffico di armi.

“È palese che si tratta della stessa modalità con cui hanno tentato di accusarci di associazione a delinquere il 24 Febbraio del 2021” racconta Josè Nivoi, Responsabile USB per il Porto di Genova. Il riferimento è alle perquisizioni della Digos che ha passato al setaccio le auto e gli appartamenti di alcuni portuali del Calp che avevano partecipato ai presidi organizzati in coincidenza dell’arrivo in porto delle cosiddette “navi delle armi”.
“Usano questi metodi repressivi per tentare di farci paura o comunque di bloccare questi movimenti che si stanno creando contro il traffico di armi – continua Nivoi -. Nel nostro caso specifico, come Calp, a distanza di un mese dal passaggio da Cgil a USB hanno fatto questa maxi operazione di polizia cui hanno partecipato circa 70 poliziotti per 5 di noi. Di fatto senza arrivare a nulla”.
Il tentativo, insomma, sarebbe proprio quello di “destabilizzare l’unico sindacato che in questo momento è dalla parte dei lavoratori o comunque di quelle persone che non sono in linea con il governo Draghi”, dice Nivoi che sulla perquisizione di ieri non ha dubbi: “Sembra proprio un’operazione fatta per screditarci”.
Ma USB non si ferma. A giorni è in arrivo nel porto di Genova un’altra nave della flotta Bahri con il suo carico di morte e “noi saremo lì”, assicura Nivoi, come è stato “negli ultimi tre anni”.
E questo nonostante la vicenda giudiziaria seguita alla perquisizione di febbraio sia ferma, con i portuali “mantenuti sempre sotto indagine e quindi con la possibilità di sorvegliarli e pedinarli”.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.