A scuola di antimafia

Il generale simbolo della lotta alla ‘ndrangheta in Liguria parla agli alunni della IC del Liceo della Comunicazione del Duchessa di Galliera

Genova – È entrato in classe con un bagaglio di esperienze lungo quarant’anni, tra lotta al terrorismo e contrasto alle mafie, e con il sorriso di chi sa che la prima nemica delle cosche è la scuola, il luogo dove per la prima volta i nostri figli incontrano lo Stato.
Ha l’entusiasmo di un ragazzino Sandro Sandulli, già capocentro della DIA di Genova e con una carriera iniziata a Sciacca accanto a Paolo Borsellino, anche quando racconta della sua famiglia, di sua figlia piccola e di una vita che non è più normale: “In Sicilia non c’era un giorno che io non uscissi armato, anche per andare a fare la spesa e anche se ero in borghese, perchè avevano appena ammazzato un maresciallo dei Carabinieri e sparato a un dirigente della Polizia”.
Niente di eroico, dice, perchè ritrovarsi a lottare contro la mafia è un percorso che “ho scelto per spirito di servizio”.
E poi sul valore della cultura nella lotta alla criminalità organizzata sottolinea che “in una regione come la Liguria dove apparentemente non accade nulla, è importante mettere voi giovani nella condizione di guardare ciò che vi circonda con un occhio più critico” perchè non si deve restare spettatori passivi ma prendere coscienza del problema anche e soprattutto “dove la mafia non spara”.
Due ore passate in un soffio, tra mille domande e curiosità. Due ore che ci hanno dimostrato che la lotta alle mafie non sarebbe poi così difficile. Basterebbe scegliere tutti, sempre, il percorso ostinato e silenzioso del dovere quotidiano.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.