La foglia di fico

Una metafora calzante

Lo confesso, all’inizio non ho potuto fare e meno di pensare alla classica foglia di fico, messa lì alla bell’e meglio ad occultare qualche tipo di vergogna, per cui meglio depistare voyeur e curiosi.

Già, quella della foglia di fico è una delle metafore più antiche ed efficaci, figlia della Genesi, primo libro di quella letteratura antica che è la Bibbia. Ma non solo. La foglia di fico ha mille risvolti, così come il fico – albero – ha molteplici significati emblematici. Nel Giardino dell’Eden, dopo esservi nati, o più correttamente “creati” per mano divina, Adamo ed Eva, ignari di tutto ma curiosi su tutto, incappano nella trappola della “conoscenza”, simbolicamente rappresentata dall’azione di afferrare e mangiare la mela, altro simbolo universale.

Nella strana e imprevista situazione – immaginiamo la coppia presa da sprovveduta e spaventata reazione – Adamo ed Eva fanno ricorso a qualcosa che può risultare utile, la foglia di fico, o fors’anche più foglie intrecciate come parrebbe nel leggere le Sacre Scritture, per quello che queste possono fare come copertura: non ottimale, più simbolica che reale, poco più che coprirsi con le mani. Da qui la metafora, quella di coprire maldestramente qualcosa che vorremmo celare, un’azione, un sentimento, un oggetto, un’intenzione. Talmente maldestramente, che si fa brutta figura, peggiorando la situazione, rendendoci ridicoli.

E così, torno a confessarlo, mi è sembrata la classica foglia di fico quella di congelare una delibera per discuterne in commissione e riproporla a brevissimo, una settimana appena di distanza, praticamente tale e quale.

Parlo nello specifico della pratica per l’acquisto dell’ex cinema Chiabrera. Proposta presentata in Comune sulla quale l’opposizione ha deciso di chiedere spiegazioni.

La lunga Querelle sul vecchio cinema

Tanto che a sollevare la questione è stato il capogruppo del Pd in comune Alessandro Terrile costringendo l’assessore di riferimento Pietro Piciocchi, in un primo momento assente, a fare gli straordinari per tentare di spiegare che nulla, ma proprio nulla, in quella pratica avrebbe potuto generare alcun tipo di interrogativo e che tutto era limpido e alla luce del sole.

Raccontava proprio Alessandro Terrile qualche giorno fa  in un post sul suo profilo il personale punto di vista su quanto era successo: “Il comune acquista a 541.920 euro l’ex cinema Chiabrera, venduto nel 2021 a 110.800 euro”. Nell’ambito del programma ministeriale PINQuA (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) il Comune di Genova acquista una serie di immobili nel Centro Storico per un valore di 3,6 milioni di Euro.

Questa mattina la delibera di autorizzazione è arrivata ai consiglieri comunali senza neppure una fotografia, una planimetria, o la perizia estimativa dei beni. Tra gli immobili c’è anche l’ex Cinema Chiabrera, situato tra Via San Bernardo e Via dei Giustiniani. Il Comune lo acquisterà al prezzo di 541.920 Euro, IVA compresa.

L’ex cinema è stato oggetto nel 2018 di una procedura esecutiva, nel corso della quale il suo valore di mercato è stato valutato in Euro 197.000 dal perito nominato dal Tribunale di Genova. Dopo alcuni tentativi di vendita andati deserti, l’immobile è stato aggiudicato a 110.800 Euro con decreto di trasferimento del 11 febbraio 2021.

Quali sono le ragioni per cui un immobile venduto l’anno scorso a 110.800 Euro oggi viene acquistato dal Comune di Genova a 440.000 Euro oltre IVA e costi accessori? Lo abbiamo chiesto questa mattina in Commissione Consiliare, ma nessuno è stato in grado di risponderci. Abbiamo consegnato agli uffici copia della perizia depositata in Tribunale nel 2018, e chiesto e ottenuto il rinvio della delibera di autorizzazione all’acquisto. Attendiamo risposte dalla Giunta Sembra che a Genova i valori immobiliari aumentino solo in Vico Chiabrera”.

La sensazione fastidiosa è che sin dall’inizio si sia tentata la strada di non dare troppa visibilità all’acquisto in questione inserendolo all’interno di una operazione più vasta che prevede l’acquisto di altri cinque immobili del centro storico, tutti al piano terra, è un palazzo in via Balbi 9. La spesa complessiva è di 3,6 milioni di euro finanziati dal governo nell’ambito del programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (Pinqua). Il tutto nell’ambito dell’operazione di riqualificazione del centro storico denominata “Caruggi”.

L’emendamento dell’assessore Piciocchi

Ad insospettire Terrile fin dalla prima seduta della commissione il fatto che all’interno della documentazione messa a disposizione dei consiglieri mancassero planimetrie, fotografie e perizie estimative dei beni.

Tanto che dopo il congelamento e la successiva seduta di commissione l’assessore al bilancio Pietro Piciocchi ha dovuto correre precipitosamente ai ripari acconsentendo ad un emendamento alla pratica che subordinerà l’acquisto al prezzo fissato del,’ex cinema Chiabrera ad un parere dell’Agenzia delle entrate che avrà il compito di valutare l’eventuale congruità del prezzo stipulato tra il Comune di Genova nelle vesti di acquirente e l’attuale proprietario, la società a responsabilità limitata Byron.

Malinteso risolto? Nemmeno per sogno, anche perché qualcuno fa notare che solitamente il compito dell’Agenzia delle entrate nel segnalare eventuali incongruità di prezzo nella compravendita degli appartamenti e degli immobili scatta nei casi di valutazione pubblica sottostimata allo scopo di evadere la tassa da versare allo stato da parte di venditore ed acquirente.

La replica di Terrile

Tanto che lo stesso Terrile torna sulla vicenda a poche ore di distanza dalla seconda seduta della commissione per fare il punto con un lungo post sul suo profilo social. E spiega ancora: “La vicenda del cinema Chiabrera spiegata bene”.

Nei giorni scorsi si è parlato molto dell’acquisto dell’ex Cinema Chiabrera da parte del Comune. Andiamo con ordine. Il Comune utilizzerà 3,6 milioni di Euro provenienti da fondi ministeriali PINQuA (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) per acquistare alcuni immobili nel Centro Storico di Genova.

Tra questi c’è l’ex Cinema situato in Vico Chiabrera, tra Via dei Giustiniani e Via San Bernardo, al prezzo di 541.920,00 Euro (440.000 + IVA e costi accessori). Mercoledì scorso, in commissione, ho fatto notare che a febbraio 2021 lo stesso immobile è stato acquistato da un privato ad un’asta giudiziaria al prezzo di 110.800 Euro. La vendita è avvenuta a seguito di due aste deserte, a partire da un valore di 195.000 Euro, stimato dal perito incaricato dal Tribunale di Genova.

Di fronte ad un accrescimento di valore che non si spiega, per il poco tempo trascorso, per il valore immobiliare generale nella nostra città, per lo stato particolare dell’immobile che versa in condizioni di degrado, abbiamo chiesto chiarimenti.

La Giunta ha preso tempo per approfondire la questione, e ci ha finalmente consegnato le fotografie, le planimetrie e le perizie estimative degli immobili, che mercoledì non erano state allegate alla delibera.

Questa mattina si è tenuta una nuova seduta alla presenza del perito che ha stimato il valore di 440.000 Euro, un architetto di Saronno. L’architetto ha difeso la sua stima, parlando di potenzialità progettuale dell’immobile, di ubicazione centrale, e anche di un contratto di locazione non più in essere. Nella perizia ha scritto di avere confrontato il valore con altri immobili di simili caratteristiche recentemente oggetto di compravendita. Appare singolare che il perito non lo abbia confrontato con il prezzo pagato l’anno scorso per lo stesso immobile”.

Perizie contraddittorie

E  chiarisce ancora il capogruppo del Pd in consiglio Comunale : “Anche a voler pensare che alle aste giudiziarie si strappi un prezzo vantaggioso, la discrepanza di più del doppio non appare giustificabile.

La ragione dell’enorme differenza di valutazione si comprende leggendo e confrontando le due perizie, così diverse che viene il dubbio descrivano immobili diversi.

Nel 2018, il Cinema viene descritto “in evidente stato di degrado, i materiali e le dotazioni presenti sono datati e in cattive condizioni di manutenzione, le rifiniture sono ammalorate e danneggiate, le pavimentazioni risultano a tratti mancanti, gli intonaci e le tinte alle pareti sono interessati da eventi di distacco, scrostamento, fessurazione e umidità. I servizi igienici risultano in elevato stato di degrado e abbandono. In generale i locali sono privi di decoro, di ogni comforts, di servizi e caratteristiche adeguati all’accoglienza della clientela di un cinema.”

Nonostante non sia stata effettuata alcuna opera, nel 2022 il Cinema viene descritto “fabbricato di media qualità edilizia tipico del quartiere dei vicoli a ridosso del porto antico. Finiture interne correnti tipiche di un locale pubblico di qualità sufficiente, con pavimenti in piastrelle e graniglia e rivestimenti in ceramica nei locali di servizio. Lo stato di conservazione generale è mediocre.”

Perfino l’ubicazione sembra diversa. Nel 2018 è “in una zona degradata del centro storico di Genova”, nel 2022 “l’area si sviluppa nel centro storico di Genova, alle spalle del porto antico, in un contesto urbanistico consolidato a destinazione residenziale e commerciale al minuto […] a pochi passi da Piazza San Lorenzo”.

Le contraddizioni appaiono evidenti. Per questo abbiamo chiesto di stralciare l’immobile dal pacchetto di acquisti. La Giunta non è però di questo avviso. Andrà avanti ugualmente, chiedendo un parere di congruità sul valore di perizia all’Agenzia delle Entrate. A Genova i valori immobiliari crescono solo in Vico Chiabrera”.

Un cinema chiuso con un lungo contratto di locazione

Incappato nel fuoco di sbarramento dell’opposizione è Patrizio Sanvitale l’amministratore unico della Byron, la società che ha alienato l’immobile al Comune, a cercare di fornire ulteriori chiarimenti. Per spiegare a “Il Secolo XIX” che al momento dell’aggiudicazione dell’asta, tre anni fa, l’ immobile era gravato da un contratto di locazione che sarebbe scaduto nel 2035 e che al momento della vendita al Comune il contratto di locazione era ancora in essere. Tanto che alla società immobiliare sono occorsi tre anni per liberarlo. “Quando è stata fatta la perizia del Comune – chiarisce ancora Sanvitale – l’immobile era già vuoto”.

Tutto perfettamente in regola dunque, anche se c’è da immaginare che i costi affrontati dalla società immobiliare per liberare l’ex cinema Chiabrera siano in fin dei conti ricaduti poi sul Comune. Tanto che a mo’ di battuta Terrile suggerisce che il Comune che ha già deciso che l’immobile una volta riqualificato ospiti servizi per il quartiere a destinazione culturale prenda in considerazione di destinarne uno spazio a “Genova Jeans”, altra manifestazione per rilanciare il centro storico dai costi esorbitanti sui quali per fare chiarezza è intervenuta la guardia di finanza su invito della procura regionale della Corte dei Conti.

Matteo Bassetti testimonial, lievitano le valutazioni

La foglia di fico, insomma e valori immobiliari che crescono soltanto in vico Chiabrera. Anche se a dare qualche ulteriore spiegazione a questa lievitazione per cui l’amministratore della Byron parla come di un prezzo congruo quello di mille euro a metro quadro potrebbe aiutare questa ghiotta notizia fornita in esclusiva a poche ore di distanza dal dibattito in Comune da Genova 24 con il titolo accattivante: “Protagonista. Matteo Bassetti compra casa nel centro storico e diventa testimonial del format Case da Vip” e il sommario “ I lavori, affidati alla nota azienda di ristrutturazioni, sono iniziati da qualche settimana”. Con testo di qualche riga che dice: “Genova. Ha acquistato un appartamento nel centro storico di Genova e ha deciso di affidare i lavori di ristrutturazione all’azienda ‘Facile Ristrutturare’ diventando il testimonial del format “Case da Vip”.

Protagonista il direttore di Malattie infettive dell’ospedale San Martino Matteo Bassetti. E’ la stessa azienda a rivelare il nuovo testimonial spiegando che lavori sono iniziati da qualche settimana. A breve sulla pagina del progetto ‘case da vip’ ci sarà il primo video sull’andamento dei lavori”.

Ecco attendendo eventuali video e tornando alla eventuale foglia di fico, viene da dire che magari di fronte a cotanti testimonial, finalmente si progetta una significativa inversione di tendenza per i nostri vicoli. C’è da augurarti che a pagarne i costi maggiori non sia soltanto la nostra civica amministrazione, che in definitiva spende, comunque solo soldi dello Stato.

Perché poi, viene in qualche modo da pensare che la strategia sia sempre la stessa messa in atto con pervicace ciclicità.

Quella promessa della piscina

L’altro caso che mi viene in mente è quello legato al nuovo porticciolo di Nervi sorto cancellando la vecchia piscina Mario Massa, con la promessa di una nuova vasca nell’area Campostano nel bel mezzo di un edificio – per il quale è stato necessario approvare una variante urbanistica – destinato a futuro supermercato e ad ospitare un congruo numero di parcheggi. Progetto che ha suscitato non solo apprensione fra gli abitanti della zona e che dopo l’approvazione ha dovuto fare i conti anche con una galleria antiaerea di proprietà del demanio che il Comune si è detto disponibile ad acquistare allo scopo di mandare avanti l’intera operazione che prevede appunto la costruzione di un supermercato.

Tutto sembrerebbe procedere quando nel corso di un incontro pubblico, quel “vengo a prendere un caffè con voi” idea di partecipazione diretta a cui ci ha abituato il nostro primo cittadino, lo stesso Bucci annuncia che “no, la piscina non si farà più all’interno del progetto del nuovo supermercato, ma che il Comune ha intenzione di costruirne una in un’altra località del levante, seguendo un progetto di riqualificazione per l’area dell’ex tiro al volo di Quinto”.

Insomma avrebbe cambiato idea su quella che sembrava essere la condizione essenziale per far digerire ai nerviesi la costruzione di un altro supermercato in una zona che prima dell’approvazione della variante avrebbe dovuto essere vincolata per la maggior parte a verde pubblico.

Gianni Crivello

Il dibattito in Sala Rossa

Tanto da far ricorrere Gianni Crivello, il capo dell’opposizione, ad una interpellanza in sala rossa in cui ha chiesto all’assessore Piciocchi che fine avesse fatto il progetto per quell’area che prevedeva oltre al supermercato e ai posteggi la piscina. E ricevendo una risposta interlocutoria. Tanto che il mio amico social Giorgio Scarfì, valente fotografo di pallanuoto , ma non solo, ha postato qualche giorno sul suo profilo social riferendosi alle altalenanti dichiarazioni di Bucci: “Piscina di Nervi? A Campostano con supermercato Basko e parcheggio? Sì certamente…cioè no, oppure forse? E se la spostassimo a Quinto dal tiro al piccione? E se non servisse addirittura?“.

Per aggiungere: “Uno degli esempi più chiari che conosco meglio di decisioni prese e comunicate che poi non sono decisioni ma solo annunci, annunci a raffica, privi spesso di un minimo senso logico che si squaglia alla prima domanda vera , o al massimo alla seconda, ammesso che qualcuno le sappia e soprattutto le voglia fare. Ma tant’è questa è la situazione a cui volenti o no,enti ci dobbiamo adattare. Comunque uno la pensi credi che ci meriteremmo qualcosa di meglio, di più credibile, di intellettualmente onesto”.

Già, perché poi finisce per sembrare evidente che al di là dei proclami e delle promesse a raffica una civica amministrazione debba finire per seguire una sorta di programmazione in cui emerga una strategia nel ridisegnare la città. Non a caso nell’incontro in cui Bucci ha parlato della riconversione del tiro al piccione ha fatto riferimento ad una società di Pallanuoto, lo sporting Quinto sponsorizzato non casualmente da Iren, che avrebbe tutto l’interesse a consolidarsi grazie ad un impianto di proprietà e ad hoc da poter gestire, facendo marcia indietro per Campostano. Tanto il supermercato va avanti e la Mario Massa, piscina sacrificata per il porticciolo potrà tranquillamente essere sostituita dalla Gropallo recentemente rinnovata, con una vasca che però non potrà essere utilizzata per attività agonistica.

E anche in questo caso viene in mente la foglia di fico, con quella sua metafora, che ha il significato di voler coprire maldestramente qualcosa che vorremmo celare, un’azione, un sentimento, un oggetto, un’intenzione. Talmente maldestramente, che si fa brutta figura, peggiorando la situazione, rendendoci ridicoli.

Poi mi torna in mente che siamo nel bel mezzo della campagna elettorale. E allora la foglia di fico, fastidiosa o meno, consigliabile o no, non solo potrebbe essere giustificabile ma diventare addirittura un obbligo.

Paolo De Totero

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