Disabili senza posto sul treno, un fatto di inciviltà e disorganizzazione

Una storia semplice all’apparenza, e pure un po’ ignobile

Genova – Dovevamo uscirne migliori. In realtà la feccia è sempre feccia e il declino in termini di civiltà sembra inarrestabile.
La storia è semplice all’apparenza, e pure un po’ ignobile. Ci sono 27 posti prenotati su un treno e chi li ha acquistati non ne può usufruire perché occupati da altri passeggeri, che peraltro non si alzano.

Già questo basterebbe per domandarsi come Trenitalia gestisca i suoi treni per garantire un servizio. Si, perchè i 27 passeggeri, poi costretti a scendere dal treno erano disabili e 3  i loro accompagnatori.
Il personale piuttosto che affrontare il problema e fermare il treno si è preferito trasferire 27 persone su un pulmino. Così sembra. Perchè poi una verità unica non c’è mai, e più passano i giorni più i contorni sfumano, le scuse aumentano, i testimoni oculari dimenticano, il ricordo di un fatto grave lo fa sembrare meno grave.

Oggi il SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) in una nota inviata da Roberto Traverso, Segretario nazionale, ha sottolineato che “il personale della Polizia di Stato, ha seguito con il supporto della Centrale operativa della Polfer di Genova, sino al pullman a loro dedicato da Trenitalia, le persone disabili e gli accompagnatori”.
A confermare la tesi di Traverso c’è una nota dell’agenzia DIRE che afferma: “Alla Polfer di Genova non è stato richiesto alcun intervento da parte del personale di Trenitalia per risolvere la questione relativa ai 27 passeggeri disabili, che ieri pomeriggio, hanno trovato occupati i posti prenotati sul treno da Genova a Milano e sono stati costretti a rientrare in pullman. A quanto risulta, la Polizia ferroviaria in servizio alla stazione Principe non è salita sul convoglio, al quale non ha fatto accesso neppure il gruppo di disabili, ma è intervenuta esclusivamente per un intervento routinario a causa del sovraffollamento del treno, che risultava pieno sia nei posti a sedere che in piedi. Secondo quanto ricostruito, non si è neppure reso necessario un intervento d’ufficio in quanto il capotreno e Trenitalia avevano individuato una soluzione alternativa per il viaggio della comitiva, attraverso l’offerta di un pullman sostitutivo”.

Quel treno per Yuma

Un treno partito con 8 carrozze, poi ridotte a 6 perchè due gravemente vandalizzate, in un periodo di festa, dove molti si spostano per visitare la Liguria. Carrozze vandalizzate? Ma da chi? Quando? E i vandali? Ma non complichiamoci la vita e torniamo al fatto assurdo successo sul treno regionale 3075 Albenga-Milano. Quindi il problema non è solo la maleducazione e l’inciviltà di 27 abusivi in un treno stracolmo che, dal basso del loro intelletto ma dall’alto dell’integrità fisica, usano la prepotenza nei confronti di persone che invece andrebbero tutelate, ma anche la perpetua disorganizzazione di Trenitalia che tra arroganza e disorganizzazione complica la vita a tutti.

Ma questa storia, di una tristezza infinita, sembra aprirsi a nuovi scenari con l’intervento di Assoutenti che depositerà un esposto alle procure della Repubblica di Genova e di Milano con l’ipotesi di violenza privata.

“Si tratta di un episodio molto grave, un esempio di inciviltà e degrado morale che potrebbe realizzare un vero e proprio illecito di natura penale. Così si è espresso il presidente Furio Truzzi che auspica “il riconoscimento, attraverso le telecamere, di tutti i passeggeri che hanno costretto i ragazzi disabili a scendere dal treno per punirli con il “daspo” a vita  su tutti i treni italiani”.
E poi viene da pensare che quel treno stracolmo, anche di incivili, alla fine sia la banale fotografia del Paese dove il forte ha la meglio sul debole, in un carrozzone inadeguato e sudaticcio, gestito da un’azienda in monopolio, dove il personale fa quello che può per tamponare una situazione critica. Naturalmente la responsabilità dell’accaduto è di Trenitalia che non è stata in grado di garantire un servizio adeguato. Chi non si è alzato farà i conti con la sua coscienza.

fp

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Fabio Palli

Spirito libero con un pessimo carattere. Fotoreporter in teatro operativo, ho lavorato nella ex Jugoslavia, in Libano e nella Striscia di Gaza. Mi occupo di inchieste sulle mafie e di geopolitica.