25 aprile, Kraus (ANED) risponde alle proteste di piazza Matteotti: come si combatte un nemico armato senza le armi?

Parla la presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti

Genova – “Davanti ai fischi bisogna far finta di niente. Siamo un Paese democratico, a differenza di altri, e ognuno può testimoniare quello che vuole”.
Commenta così Miryam Kraus, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti, le proteste di stamattina in piazza Matteotti contro l’invio di armi all’Ucraina che hanno scaldato le celebrazioni per il 25 aprile.
“È stato bravo Gian Maria Flick che ha risposto a tono”, continua sottolineando che “c’era da aspettarselo e io lo avevo già anticipato a Giacomo Ronzitti dell’ILSREC e al sindaco Bucci, che ringrazio perchè oltre alla Resistenza ha ricordato anche i deportati”.
E accanto a lei, in una città che finalmente è tornata a sfilare dopo due anni di pandemia, c’era Gilberto Salmoni, il presidente onorario dell’associazione ex forzati. Racconta Kraus: “Tutta la sua famiglia è morta ad Auschwitz, mentre lui e il fratello sono stati internati a Buchenwald, in un campo dove c’erano i partigiani. Quindi ha avuto questo doppio ruolo, di partigiano ed ebreo”.
Ricordi che bruciano sulla pelle come quello dello zio di Kraus, anche lui “un partigiano ebreo” ma che purtroppo “non ho mai conosciuto perchè è morto”.
E arriviamo al nodo delle polemiche di queste settimane, alle domande che hanno messo tutti contro tutti, persino l’Anpi.
E cioè: quello che sta succedendo in Ucraina è assimilabile alla nostra Resistenza? Anche gli ucraini sono partigiani? E soprattutto: è lecito inviare armi a chi combatte contro la Russia?
Non ha dubbi Kraus che risponde di getto: “Io sono d’accordo che sia più importante la pace, ma in certi casi bisogna per forza dare le armi. Come si fa a combattere un nemico che è armato e che vuole devastare le città, vuole comandare, vuole prendere tutto quello che può? Non si può senza armi”.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.