Depositi chimici, Carmagnani e Superba: il nostro obiettivo è un impianto unico in porto

Le due aziende oggi in udienza davanti alla Commissione Trasporti presieduta da Raffaella Paita

Genova – “Andare a Ponte Somalia rappresenta un’opportunità di sviluppo che il porto di Genova deve saper cogliere”. Parola di Emilio Carmagnani, direttore generale di Attilio Carmagnani SpA, che oggi è stato audito dalla Commissione Trasporti della Camera sul trasferimento dei depositi petrolchimici nel porto di Genova.
Il dislocamento in porto “servirebbe dal punto di vista economico e della sostenibilità: si pensi che oggi i prodotti arrivano dall’Asia, attraversano il Mediterraneo, vengono scaricati dalle navi nei porti di Anversa o Rotterdam e tornano verso l’Italia su gomma. Questa non è sostenibilità”, ha puntualizzato l’imprenditore.
Poi sull’istanza fatta ad Autorità di Sistema Portuale ha aggiunto che l’azienda ha chiesto “di trovare allocazione su Ponte Somalia. La nostra realtà e quella di Superba devono e possono avere un impianto unico, stiamo collaborando perché chiediamo la stessa cosa. Sarà un unico impianto, con un’unica azienda, ma con diversi proprietari”.

Sulla stessa linea, è ovvio, l’intervento dell’Ad di Superba Srl, Alessandro Gentile, che ha aggiunto: “Al momento, da Multedo, siamo collegati con tubazioni che passano sotto l’Aurelia, un percorso lungo” dove “un’eventuale opera di manutenzione metterebbe fuori gioco la statale”. Mentre con la nuova collocazione fronte banchina, quindi “più vicini alla nave”, ci sarebbe “meno tubazione” e quindi “più sicurezza”.
E sui rischi legati alla vicinanza alle abitazioni ha precisato: “Ora sono a 5, 10 metri. A Ponte Somalia saremo a 301 metri”. Quanto al dislocamento sulla nuova diga foranea, più volte proposto e sostenuto anche dai Comitati di Sampierdarena, Gentile ha concluso: “Aspettiamo che qualcuno lo chieda ai vigili del fuoco, a noi hanno suggerito di non pensare a quella situazione, che avrebbe anche controindicazioni ambientali, perché le tubazioni passerebbero sotto il fondale”.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.