Missili russi su Kiev durante la visita di Guterres

Due giorni dopo il faccia a faccia tra il numero uno delle Nazioni Unite e Vladimir Putin al Cremlino

Kiev – Missili su Kiev durante la visita del segretario generale dell’Onu. Proprio mentre Antonio Guterres parlava in conferenza stampa insieme al presidente Volodymyr Zelensky, commentando la sua missione in Ucraina e la visita nei luoghi degli eccidi alla periferia della capitale, i raid russi hanno colpito la città. Due forti esplosioni nel quartiere di Podil, distretto di Shevchenkivskyi, una zona del centro, seguite da colonne di fumo, che suonano come uno schiaffo agli sforzi diplomatici per far tacere le armi, proprio due giorni dopo il faccia a faccia tra il numero uno delle Nazioni Unite e Vladimir Putin al Cremlino. L’attacco e’ stato uno “shock” per Guterres. Un tentativo di “umiliare l’Onu”, ha denunciato Zelensky.

I raid, che sarebbero stati effettuati con due Missili cruise, hanno preso di mira una zona residenziale, cadendo nei pressi dell’ambasciata britannica. “Almeno tre i feriti”, è il primo bilancio diffuso dal sindaco Vitali Klitchko. A cui è seguita la condanna delle massime autorità ucraine. Prima il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, e poi il presidente Zelensky: questo attacco, ha affermato, “la dice lunga sul vero atteggiamento della Russia nei confronti delle istituzioni internazionali, sugli sforzi dei leader russi per umiliare le Nazioni Unite e tutto ciò che l’organizzazione rappresenta”.
Guterres si è detto “scioccato. Non perchè ci fossi io, ma perchè Kiev è una città sacra sia per gli ucraini che per i russi”. Dall’Italia il ministro Luigi Di Maio ha espresso “grande preoccupazione” per questa “nuova escalation”, ribadendo la necessità che la guerra si fermi “subito”.

Borodyanka, Bucha, Irpin. La triste toponomastica delle stragi di civili nell’aggressione russa aveva puntellato la visita di Guterres, prima dell’incontro con Zelensky e delle bombe di Mosca. Una missione compiuta con l’obiettivo almeno di un cessate il fuoco per consentire l’evacuazione da Mariupol. “Quando vedo questi palazzi distrutti, immagino la mia famiglia in una di queste case oggi annerite. Vedo le mie nipotine nel panico e in fuga. La guerra è un’assurdità questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo”, ha detto il capo del Palazzo di Vetro nella via principale di Borodyanka, davanti ai palazzi residenziali distrutti dalle bombe e dall’artiglieria e ai piedi del monumento a Taras Shevchenko.

Il lungo corteo di auto con il simbolo UN e quelle della sicurezza ucraina è poi volato a Bucha, quasi ignorando strade dissestate e ponti rattoppati alla bene e meglio, mentre ai lati scorreva la devastazione di case, negozi e carcasse di tank. Sul luogo del ritrovamento di decine di cadaveri nel giardino della Chiesa ortodossa di Sant’Andrea, Guterres ha lanciato un appello alla Russia affinché cooperi con la Corte penale internazionale dell’Aja sui crimini di guerra, individuati in “oltre 8 mila casi” dalla procura generale ucraina ma bollati come una “messinscena” da Mosca. Alle indagini parteciperà anche l’Italia con una decina di esperti sul campo. Infine a Irpin il numero uno dell’Onu ha ricordato che come in ogni altra guerra nel mondo “sono sempre i civili a pagare il prezzo più alto”.
Cauto nelle dichiarazioni, Guterres non ha tuttavia mai puntato l’indice direttamente contro Putin. Anche se in un’intervista alla Cnn ha amaramente constatato che “la guerra non finirà con le riunioni, la guerra finirà solo quando la Federazione Russa deciderà di finirla”. Per poi in serata, accanto a Zelensky, affermare che il Consiglio di Sicurezza ha fallito e “non è riuscito a prevenire e a porre fine” alla guerra.
Nel frattempo ha mandato a Zaporizhzhia, l’ultima città a est relativamente sicura prima della regione di Donetsk e quindi di Mariupol, la rappresentante delle Nazioni Unite in Ucraina, Osnat Lubrani, “per preparare un tentativo di evacuazione da Mariupol.
E poi ci sono le mine, ha detto il generale Oleksandr Pavliuk, capo dell’amministrazione militare regionale di KIEV, “il problema più grave” perchè “nella regione ci sono ancora 22 mila esplosivi lasciati dai russi. È un lavoro enorme”.

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