Energia, Ue unita contro il ricatto dei pagamenti in rubli ma divisa sull’embargo al petrolio russo

Giallo su Cingolani: “Permettere alle aziende di andare avanti e pagare in rubli per qualche mese”. Ma il Mite smentisce: mai aperto ad un pagamento in rubli

Bruxelles – L’Unione europea è “unita e compatta” sulla volontà di applicare le sanzioni contro la Russia e a non cedere al ricatto del pagamento in rubli ma resta divisa sull’embargo all’energia.
A insistere sul messaggio di unità è la ministra francese della Transizione climatica, Barbara Pompili, che ha convocato d’urgenza (la Francia è presidente di turno dell’Ue) un Consiglio straordinario Energia in seguito alla decisione russa, della scorsa settimana, di tagliare la fornitura di gas a Polonia e Bulgaria perché non avevano pagato in rubli.
“Condanna unanime e solidarietà da parte di tutti gli Stati membri”, ha spiegato la ministra che però ha sapientemente evitato di rispondere sulle sanzioni all’energia. “Non sono all’ordine del giorno”, ha detto al suo arrivo al Palazzo Europa a Bruxelles.
D’altronde non è materia dei ministri dell’Energia ma il sesto pacchetto, a cui sta lavorando la Commissione in queste ore e che probabilmente verrà presentato domani, li riguarda direttamente perché ha al centro l’embargo al petrolio russo. Nel weekend la Commissione è stata impegnata in una serie d’incontri con gli ambasciatori per poter presentare una proposta che sia accettabile per tutti.
E non sarà facile.

La posizione della Germania

Un importante passo avanti è stato fatto con la Germania che oggi si è detta “non contraria all’embargo sul petrolio” anche se ha chiesto “tempo per organizzarsi”.
“Dopo due mesi di lavoro posso dire che la Germania non è contraria a un embargo sul petrolio russo, ovviamente avrà un carico pesante, ma siamo pronti a farlo”, ha detto il ministro per l’Energia, Robert Habeck, al suo arrivo al Consiglio.
“Abbiamo avuto una dipendenza abbastanza forte dal petrolio russo nel passato, prima che la guerra cominciasse era al 35%, ora l’abbiamo ridotta al 12% e solo una raffineria sta lavorando sul petrolio russo. Se arriva l’embargo del petrolio senza avere abbastanza tempo per risolvere la questione, avremo un problema locale e ovviamente un aumento dei prezzi e forse la catena di approvvigionamento non sarà pienamente assicurata ma non colpirebbe tutta l’economia nazionale”, ha spiegato. “Sarebbe utile se avessimo qualche settimana o mese per fare i preparativi tecnici. Dobbiamo trovare alcune navi che trasportano petrolio da ovest a est, dobbiamo preparare i porti e gli oleodotti”, si è giustificato il ministro tedesco. “Ma altri Paesi hanno problemi più grandi. Come ho chiesto solidarietà e comprensione per la situazione tedesca, sono anche ovviamente disposto a capire la situazione forse più difficile per gli altri”, ha tuttavia precisato. Per risolvere la questione tedesca, la Commissione proporrà una fase di transizione dell’embargo (come già fatto con il carbone) che lo porterà a entrare in vigore solo nel gennaio 2023.

Ungheria e Slovacchia contrarie a qualsiasi stop dell’energia russa

Sembrano più difficili invece da soddisfare le richieste di Ungheria e Slovacchia che hanno espresso una contrarietà politica a qualsiasi stop dell’energia russa. L’Ungheria minaccia il veto. Secondo fonti europee, la Commissione sta valutando di concedere delle esenzioni alle sanzioni proprio a Ungheria e Slovacchia.

I rubli di Cingolani

Tornando al pagamento in rubli, mentre era riunito il Consiglio Energia, Politico.eu ha pubblicato delle dichiarazioni del ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, in cui si lasciava intendere un’apertura dell’Italia al pagamento in rubli. “Penso che sarebbe bene per qualche mese, almeno, consentire alle aziende di andare avanti e pagare in rubli, mentre studiamo il quadro giuridico e le implicazioni”, è il virgolettato incriminato. “Credo che le compagnie petrolifere e del gas non possano rischiare di pagare e poi essere accusate di aver infranto le sanzioni, ma allo stesso tempo non possono rischiare di non pagare in rubli. Si tratta di contratti a lungo termine, i costi sarebbero estremamente alti”, si legge ancora nell’intervista.
Dal Mite hanno però immediatamente precisato: “L’articolo dal titolo ‘Italy open to paying for Russian gas with rubles’ è fuorviante e non corrisponde alla posizione espressa dal ministro Cingolani che non ha mai aperto a un pagamento in rubli. In attesa che si definisca unitariamente, a livello di Ue, la posizione sui pagamenti, lo schema euro/rubli che prevede che le imprese paghino in euro, al momento non lascia ravvisare una violazione delle sanzioni stabilite il 24 febbraio”, è la spiegazione.
Sul caso è intervenuta anche la commissaria all’Energia, Kadri Simson: “Il ministro Roberto Cingolani era presente, nei giorni immediatamente successivi al decreto di Putin, quando abbiamo avuto una riunione del G7, e già in quell’occasione abbiamo chiarito che non avremmo iniziato a pagare in rubli”.

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