Le due città

Quella sfida fra narrazione e realtà

Il maggior giornale cittadino, anzi l’unico cartaceo, dedica una doppia pagina ai due candidati sindaci che andrebbero per la maggiore. L’uscente/rientrante, con speranza di farcela già al primo turno. E lo sfidante. In vista di un possibile ma ormai improbabile, confronto. Un testa a testa pubblico. Un faccia a faccia che in molti hanno già richiesto e che, verosimilmente, nonostante le reiterate pressioni dello sfidante, non l’unico, ma quello maggiormente accreditato, non avverrà mai.

Anche perché l’uscente/rientrante, già in posizione di largo vantaggio, con un faccia a faccia pubblico si prenderebbe sulle spalle soprattutto i rischi. E, nonostante tutto Marco Bucci e i suoi esperti strateghi, pur in palese contraddizione con certi atteggiamenti spocchiosi e altezzosi del primo cittadino, non intendono affatto incorrere in passi falsi. Comunque, pur escludendo il basso profilo, la parola d’ordine sembrerebbe quella di amministrare il vantaggio tentando di incrementarlo sino ad escludere un eventuale ballottaggio. Per cui tanto presenzialismo, tante presentazioni di liste e candidati. Qualche stilettata polemica solo se tirati per la giacca, o direttamente chiamati in causa. A meno che il contendente – che deve rincorrere – la stilettata non gliela apparecchi su un vassoio d’argento.

Il faccia a faccia con il cartonato

Comunque, per tornare al testa a testa in diretta, al momento non è nemmeno da escludere che, prima o poi, qualcuno non decida di servirsi di un antagonista cartonato in studio di fronte a lui. E poi parole, in libertà di fronte a un contendente ammutolito. Potere delle narrazioni che vanno tanto di questo periodo di campagna elettorale sui social.

Per il resto, almeno al momento, la parola ai programmi. Ma in maniera piuttosto impersonale. Tanto per capire le eventuali differenze. Anche se poi gli esclusi da qualche tempo continuano a dire che in fondo tra i due – fra il manager e l’avvocato esperto di consigli di amministrazione – finiscono per non trovare una grande differenza di progetti e di propositi. Perciò spazio al confronto fra i programmi delle due grandi coalizioni avversarie.

Due idee di città – si fa per dire – in cui il giornale cittadino contrappone le due visioni, o meglio la vision tanto cara a mister Bucci

Spiega l’articolista introducendo il confronto: “Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia”, riprendendo l’inizio de “Il racconto di due città” di Charles Dickens “che Genova  l’aveva conosciuta e amata. Nei due programmi elettorali di Marco Bucci e Ariel Dello Strologo si possono leggere due città molto diverse nel futuro di Genova”. Il tutto prendendo spunto da un romanzo storico scritto nel 1859 il cui approccio, per la verità e per completezza, spiega meglio: ““Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e un futuro non avevamo, diretto verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta “.

Suggestione delle parole in cui Dickens nel suo romanzo storico contrappone la Parigi della rivoluzione della borghesia e del regime del terrore contro i nobili e la sua Londra alla vigilia di cambiamenti epocali verso la modernità.

Italo Calvino
Italo Calvino

Le città invisibili

A me più che la contrapposizione di cui si parla, giocata fra giorni migliori e giorni peggiori, tra l’epoca della saggezza e quella della follia, tra la primavera della speranza e l’inverno della disperazione, fra il tempo della fede e quello dell’incredulità…. a cui è stata dedicata l’ouverture per il confronto tra due progetti e tra i due programmi, ha fatto invece venire in mente il capitolo IV; Le città sottili 4 dell’opera di Calvino “Le città invisibili” pubblicato nel novembre del 1972.

Scrive Calvino: “La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto.

Un delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via per trapiantarla nei terreni vaghi di un’altra mezza città.

Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale. Li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario di ogni anno.

Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci”.

Genova come Gotham City

Anche perché le parole di Dickens costituiscono la morale finale del film del 2012 Il cavaliere oscuro – il ritorno di Christopher Nolan. Ultimo film della trilogia del regista dedicata a Batman. Film in cui Batman, ovvero il supereroe, della trilogia, torna dal suo esilio e rientra in azione dopo otto anni per salvare la sua città da un terrorista mascherato. Ed è proprio il libro di Dickens ad ispirare il regista per il capitolo finale della sua trilogia.

E quindi mi piace pensare alla mia città più come una succursale di Sofronia che come una tetra Ghotam City pericolosamente nelle mani di un pazzo criminale. E tutto questo nonostante il lieto fine.

Sofronia, secondo Calvino non è tanto la città di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto, quanto un luna park permanente con il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. Banca, opifici, palazzi, il mattatoio, la scuola, il monumento, i doks, i piloni di cemento,  il ministero, la raffineria di petrolio, l’ospedale di volta in volta vengono rimossi. Quella parte la smontano e la portano via per trapiantarla nei terreni vaghi di un’altra mezza città. Li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario di ogni anno. “Qui – conclude Calvino – resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci”.

La città per turisti e quella reale

Rovistando fra i programmi dei due candidati avversari, compressi succintamente in otto voci (trasporto pubblico e mobilità, porto, Commercio, Servizi sociali e welfare, infrastrutture, sicurezza, ambiente e rifiuti, cultura) non ho potuto fare a meno di pensare alla percezione diffusa dei genovesi per la loro città. E comunque, non a caso o forse sì, appare la voce cultura ma non quella turismo. Così non ho potuto esimermi dal riprendere in esame la scommessa di Euroflora su cui pende la diatriba fra destra e sinistra sulla copertura dei costi e i numeri scivolosi della vendita dei biglietti, con annunci pubblici, gonfiati o meno per raggiungere l’agognato pareggio di bilancio, a seconda dei punti di vista. Nè mi è parso logico dimenticare i tre giorni delle celebrazioni per il centenario della Moto Guzzi – con sede a Mandello del Lario- coincidenti con i Rolli con sfilate di motocicli d’epoca, l’esposizione a Palazzo Tursi della storica otto cilindri, esposizione di modelli storici, motoraduno, stand e street food, idrovolante per sorvolare la costa, pesto e focaccia. E con il finale dell’esibizione delle Frecce Tricolori, vanto dell’aeronautica Italiana, ormai di casa dopo il battesimo del ponte San Giorgio del Commissario Bucci e di Renzo Piano,  E poi lo scorso anno per la festa della bandiera. Esibizione, l’ultima, quella di domenica, che è costata al Comune di Genova quasi 29 mila euro per l’organizzazione devoluti all’aereo club di Savona. Già, “Ventimila stregati dalle Frecce. Tutto esaurito dai Rolli al mare”, titola trionfalisticamente lo stesso quotidiano cartaceo delle “Due città”.

Perché poi Genova nelle narrazioni questo dovrà essere una città per i turisti che attragga turisti, magari con seconda casa nel costruendo quartiere residenziale della Fiera del Mare affacciato sul vicino porticciolo turistico. Oppure quelli delle gite fuori porta desiderosi di visitare le aiuole di Euroflora. E magari persino distratti e incuranti di fronte alle aiuole cittadine asfittiche o, al contrario invase da sterpi e da piante ormai rinsecchite.

Girandoline, ombrellini, red carpet e scivoli

Tutti insieme appassionatamente a rimirare la ruota, ormai in viaggio verso lidi più redditizi, sfrattata dal porto antico e sistemata temporaneamente in piazza verdi. O quella statua di Giorgio Parodi di origini genovesi, coideatore della Guzzi, ritratto in divisa dell’aeronautica militare con fregi della reale aviazione, trasvolatore e volontario per la guerra d’Etiopia.

E poi girandoline e bandierine con la croce di San Giorgio, 28.548 euro per distribuirle insieme alle copie di un quotidiano locale, vedi caso, lo stesso che si occupa delle “due città” e descrive la folla plaudente di fronte all’esibizione sul mare della pattuglia acrobatica italiana.

Tra richieste di accesso agli atti da parte dell’opposizione per conoscere le spese, mai esaudite. Coreografie per quel “panem et circenses” che tra girandole, girandoline, ombrellini, fiorellini, fuochi d’artificio e red carpet hanno contraddistinto questa amministrazione. Non escluse le spese per GenovaJeans che fra qualche settimana vivrà la sua seconda edizione.

Senza dimenticare i quasi 45 mila euro pagati dal Comune tra forniture elettriche e idriche, manodopera, transenne, polizia municipale, pagati anche dalle varie partecipate comunali, Aster, Amiu e Amt nel luglio del 2018 per la celebrazione del Settantesimo compleanno della Costa Crociere. Con scivolo in via XX Settembre che non scivolava. Un’operazione definita dagli stessi amministratori comunali di grande marketing territoriale che ha consentito alla nostra città di avere visibilità a livello nazionale e internazionale.

Scrivevo giusto un anno fa in occasione di un’altra esibizione della pattuglia acrobatica sempre per celebrare Giorgio Parodi e la sua discussa statua: “Rimane senza risposta la solita domanda, magari prosaica, ma comunque concreta e molto genovese…Chi paga? E comunque divisivo o no chi paga? La Guzzi, l’ Aeroclub, il Comune? per onorare in maniera postuma, ben oltre il centenario della nascita, un proprio concittadino, imprenditore quanto si vuole, ma magari dal passato discutibile. E pare che in Comune sia stato chiesto un accesso agli atti per verificare i costi e chi se ne assumerà la solvenza. Anche se poi, nei più impervi ed  irti iter burocratici queste cose rischiano di perdersi nella notte dei tempi. E poi, magari, il ersonaggi, manager ante litteram e decisionista è di quelli verso i quali l’uomo solo al comando subisce tutto il fascino”.

Già perché poi l’importante è la narrazione e pazienza, se almeno un po’, si rischia di svilire anche la storia della nostra città.

La querelle su porticciolo e commenda

“Devono riaprire quelle logge” posta sicura Ivana Cannevarollo condividendo su “Genova contro il degrado” un post con foto a confronto della Commenda di Pre’ di Francesco Millefiori “ La commenda di Pre’ originale e l’altra Commenda di Pre’, brutta fotocopia di quello che molto probabilmente per chi l’ha progetta è il top. Una domanda me la sono posta, ma gli edifici storici non dovrebbero essere vincolati dal rifare una semplice manutenzione dalle Belle Arti? Qui si nota che è un lavoro fatto in pieno contrasto con l’originale, addirittura installate anche le grosse vetrate che sulla struttura originaria non ci sono mai state”.

E qualcuno parte da lì per arrivare più lontano. Dal centro storico di via Pre’ al nuovo e contestato porticciolo di Nervi, anche quello, vedi caso dedicato a un valoroso combattente della “X Mas” e in seguito Valente imprenditore nel campo della subacquea. Nuovo, nuovissimo con quel gusto un po’ avveniristico per un antico borgo di pescatori votato ormai al cemento dei gradoni dove sdraiarsi a prendere il sole e con la gettata per le barche ampliata che ha decretato la fine della piscina Mario Massa spostata, secondo le prime promesse necessarie a far decollare la costruzione di un altro centro commerciale, nella zona Campostano in una struttura che avrebbe dovuto contenere oltre al supermercato, posteggio e piscina.

E con piscina, udite udite – è un annuncio del sindaco in una delle sue colazioni con i cittadini- già spostata nell’area del tiro al piccione di Quinto. Che tanto a Nervi ha già ricominciato a funzionare la Gropallo. Con buona pace di tutti i pallanuotisti. O forse no.

Già le due città, quella delle narrazioni e quella percepita dai cittadini, emeriti pantaloni che tanto pagano sempre. Tra post verità e percezione.

Poi Bucci lancia anatemi su eventuali contestatori e paesaggisti ricevendo puntuale risposta di Gianni Crivello, il capo uscente dell’opposizione, sul suo profilo social: “Bucci afferma che noi giudicheremmo “Genova una brutta città”. Genova è splendida e così lo sono i genovesi che amano la propria città!

Bucci, ciò che è scandaloso e “brutto” è dichiarare il falso. Genova, purtroppo, è più sporca e con manutenzioni inadeguate a causa sua. La prossima volta che incontra la capolista della Lega Paola Bordilli, le ricordi che siamo in attesa da mesi, di conoscere i beneficiari dei 119 mila euro per le consulenze per la Mostra Genova Jeans.

Rispondere è previsto dalle norme, non è bello o brutto, ma è un obbligo”.

E allora al di là delle narrazioni e delle percezioni, mi piace concludere con Italo Calvino: “ Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso della navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci”. Che in fondo, almeno in questo caso, finisca per risultare più attuale il ligure Italo Calvino dell’inglese Charles Dickens?

Paolo De Totero 

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