Euroflora, una riflessione oltre la bagarre politica. Il parere di Matteo Frulio Architetto del paesaggio

Nel vociare scomposto della politica, divisa nettamente in platee di tifosi, a bocce ferme, abbiamo chiesto un parere a un tecnico su cosa è stata Euroflora 2022. Matteo Frulio è laureato in Architettura del Paesaggio, segretario della Giuria Internazionale di Euroflora nel 2008, 2011 e 2018. Direttore Scientifico di Villa Duchessa di Galliera, ha scritto saggi e volumi sulla storia e restauro dei giardini.

Euroflora 2022 un successo?

I numeri e i giudizi tecnici parlano chiaro. I giudizi positivi arrivano solo da chi ha partecipato direttamente o indirettamente all’organizzazione dell’esposizione. Quella che abbiamo visto non può più chiamarsi Euroflora.

Cosa intende?

Euroflora non deve essere solo una fiera di bei fiori. Quelle le si trovano sparse in tutta Italia. Euroflora è un evento internazionale dedicato principalmente agli aspetti tecnici, innovativi del settore florovivaistico accanto ad una ricerca progettuale rigorosa e, anch’essa, innovativa. Non deve mancare lo spettacolo e lo stupore. Ma solo quest’ultimo aspetto sta prevalendo. Talvolta con scarsi risultati. Non che mi stupisca, dato che l’immagine e solo quella sembra contare.

Intende dire che progetti e allestimenti erano di bassa qualità?

Sui progetti in sé non posso esprimermi per motivi deontologici. Trovo che la scelta di richiamare Lavarello (storico studio che si era occupato delle altre edizioni nella Fiera) sia stata azzeccata. Le parti progettate e pensate erano ben evidenti e ben inserite nel contesto. La stessa, gigantesca, area di Sgaravatti e della Sardegna erano pensate. Altri spazi invece erano formati da una semplice composizione floreale di piante che si possono trovare in un qualsiasi negozio, giusto per dare colore. Il luogo, come molti tecnici sostengono, non agevola.

Critica i Parchi di Nervi?

Assolutamente no. Ma critico la scelta di farla in un parco storico che ha una serie di vincoli i quali inibiscono spesso i progettisti e gli espositori nell’osare. Ed è giusto così. Un parco storico non è un parco per fiere ma un museo a cielo aperto che non può essere smontato e rimontato ogni due anni. I documenti europei e non solo parlano chiaro.

Però la Soprintendenza ha dato il suo parere favorevole

Con decine e decine di giusti vincoli e giuste prescrizioni. Le stesse che avviliscono l’azzardo nel progetto espositivo e che era la parte più spettacolare delle vecchie edizioni. Anche in spazi piccoli. Nel 2008 e nel 2011 mi ero occupato prevalentemente di azalee. Con i movimenti di terra anche il più piccolo espositore poteva ricreare un boschetto, un piccolo ambiente suggestivo, magari con elementi tecnici all’avanguardia sulla cura della pianta stessa. A Nervi era un trionfo di vasetti posati per terra e ingentiliti, nenche troppo, dalla solita juta da fiera di paese.

Se si estendesse in altri parchi storici della città sarebbe comunque contrario?

Certamente. Ogni parco storico ha un valore, spesso non capito, che supera quello di un evento effimero. E’ un monumento e come tale va tutelato. Fare Euroflora in un parco storico è come se, sui palazzi storici che custodiscono musei (Il Palazzo dei Diamanti, ad esempio), decidessimo di smontare la facciata antica, allestirne una nuova in funzione dell’evento, per poi rimontarci quella vecchia. I beni culturali non vanno usati e sfruttati come un qualsiasi bene commerciale. Vanno fruiti da un pubblico che deve essere accompagnato nella loro scoperta e nella scoperta del loro valore intrinseco.

Ha letto le altre critiche, anche della facoltà che anche lei ha frequentato?

Sì. Le ho trovate giuste e posate. Euroflora così come sta diventando la si può trovare normalmente e annualmente al parco Sigurtà o nelle grandi passeggiate della Riviera.

 Dove andrebbe realizzata quindi, Euroflora?

Visto il dispendio economico (circa 5 milioni di euro) la immaginerei in un’area dismessa da riqualificare e restituire alla cittadinanza. Qualcuno ha citato l’area del parco del Ponte. Ma ci sono moltissime altre aree che la cittadinanza vorrebbe venissero riconvertite in aree verdi, secondo i grandi modelli europei che, da quasi quarant’anni, fanno scuola.

A proposito di uso di fondi pubblici. L’impiego di somme delle partecipate per l’acquisto dei biglietti?

Qualcuno accerterà se è lecito. Io mi premuro di dire che eticamente e per opportunità è sbagliato. Preferirei giardini curati meglio o impianti e mezzi funzionanti, magari a cornice di Euroflora, per dimostrare che la città tiene sul serio al verde pubblico. Fare Euroflora e vedere le Caravelle con le erbacce tra le viole non è il massimo. Voglio essere chiaro. Non è colpa degli operai e tecnici ASTer, dato che moltissimi giardinieri vengono dirottati a Nervi proprio in occasione dell’allestimento e mantenimento dell’evento. La scelta qui è tutta, squisitamente amministrativa e politica. A mio parere, invece, Euroflora deve lasciare in prospettiva un segno tangibile sulla città.

 In che senso?

Euroflora pensata come nelle edizioni della fiera non è più proponibile per aspetti tecnici ma anche per aspetti etico-culturali. L’idea che una fiera faccia gran uso di soldi pubblici per un evento effimero, con quei costi, è eticamente sbagliata. Quando intendo che Euroflora deve lasciare il segno intendo questo. Euroflora 2024, o quando sarà, deve essere aperta e poi, a fine esposizione, “donata” alla cittadinanza. Euroflora verrà ricordata quindi come esempio virtuoso di amministrazione dei fondi pubblici e di riconversione di aree dismesse o abbandonate a favore del cittadino. Dovrà essere la scusa per un modello sostenibile di fiera del mercato florovivaistico. I parchi storici manteniamoli e arricchiamoli attraverso opere di restauro e recupero

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