La voce del silenzio

Ci sono cose in un silenzio che non mi aspettavo mai, vorrei una voce

Mi è passato per la testa, tornandomi in mente, un brano di Sanremo, interpretato nel lontano 1968 da Tony Del Monaco e da Dionne Warwich. Una canzone d’amore – anche se, obiettivamente, non è questo il caso – molto nota con varie successive cover, parole di Paolo Limiti e Mogol – che ingiustamente si classificò solo in quattordicesima posizione. E, per la verità, a riaffiorare è stato soprattutto il refrain: “Volevo stare un po’ da solo/ Per pensare tu lo sai,/Ma ci son cose in un silenzio/ Che non mi aspettavo mai,/ Vorrei una voce”.
Nonché il titolo: “La voce del silenzio”, e quell’ultimo verso: “Ci sono cose in un silenzio/ Che non mi aspettavo mai”. E quell’implorazione finale: “Vorrei una voce”. Perché per amore, anzi no, il tutto si attaglia benissimo ad un’ultima vicenda, in questo caso politica, di cui si è parlato poco. Anzi quasi per niente. Osservando un silenzio che come spesso accade – e mi si perdoni la figura retorica, l’ossimoro per essere precisi – minaccia di diventare, in un futuro nemmeno troppo lontano, assordante.

E allora mi rifaccio ad un post recente di cui, a mio parere, si è parlato troppo poco. Post di Luigino Montarsolo, avvocato di 67 anni, Presidente della Fiera di Genova per un triennio, a cavallo tra il finire del novecento e il duemila, dal 1999 al 2002. E poi, in un passato più recente, nel 2011 successore di Ubaldo Benvenuti allora presidente dell’Iren. Gli subentra proprio Luigino Montarsolo, su indicazione della sindaco Marta Vincenzi. Ubaldo Benvenuti storico dirigente Pci, Pds, Pd, già consigliere regionale per due legislature. Benvenuti, nominato sempre dalla Vincenzi, diede le dimissioni dopo appena sette mesi. Ufficialmente per ragioni legate alla pensione. Doppia. Da funzionario di partito e da consigliere regionale. Ma quella è tutta un’altra storia.

Un articolo non sufficientemente interessante

Perciò, scrive Montarsolo sul suo profilo facebook, già cinque giorni fa, e con tanto di titolo strillato e a tutte maiuscole: “QUESTO È UN ARTICOLO CHE NON È STATO RITENUTO SUFFICIENTEMENTE INTERESSANTE PER ESSERE PUBBLICATO SULLA STAMPA GENOVESE. VOI COSA NE PENSATE?”

Poi il lungo e puntuale post: “Oggi 24 maggio 2022. Finalmente, dopo dieci giorni dal termine entro il quale il candidato sindaco Marco Bucci avrebbe dovuto dimettersi dall’incarico di Commissario del Governo per evitare il rischio di ineleggibilità, gli elettori sono potuti venire a conoscenza che tale rischio non sia stato affatto rimosso. Ad esplicita domanda (Matteo Macor su Repubblica) il candidato sindaco Bucci ha risposto: “Non mi sono dimesso e non lo farò, ho tutti i pareri del caso a confermare la compatibilità delle cariche, le abbiamo fornite a chi di dovere, se da sinistra insistono ad avere questo dubbio sono problemi loro”. Ovviamente non si sa di quali pareri il candidato sia in possesso (di un legale, oppure del Ministro degli Interni, o di altre cariche), sappiamo pero’ che la decisione spettera’ ai giudici , nella loro autonomia e indipendenza.

Lungi da me voler qui affrontare il tema della sussistenza o meno della causa di ineleggibilità. Mi è sufficiente dare per presupposta l’esistenza di un rischio di ineleggibilità superiore allo zero ( il che è innegabile alla sola lettura dell’articolo. 60, punto 2, del Tuel – d. lgs. 267/2000). D’altronde , il dubbio sembra aver sfiorato anche il candidato Bucci, visto che ha richiesto pareri in merito. La questione è di importante rilievo pubblico.

Se il rischio, il dubbio esiste, come esiste, c’è da rimanere sconcertati dal fatto che il candidato abbia commesso l’ardire, o meglio l’azzardo, di candidarsi senza rimuovere la potenziale causa di ineleggibilità.

Il pericolo del commissariamento

E Montarsolo, da uomo di diritto, argomenta sul pericolo incombente sulla città e spiega: “Anche perché, qualora Bucci venisse rieletto, qualsiasi elettore potrebbe promuovere un’azione davanti al Tribunale (si chiama proprio Azione popolare) per farne accertare l’ineleggibilità, con effetto, nell’ipotesi di accoglimento, di decadenza dalla carica e conseguente commissariamento dell’amministrazione comunale. Se, come si è premesso, l’ipotesi di ineleggibilità non è pari a zero, dobbiamo interrogarci, i genovesi si devono interrogare, sulla responsabilità della scelta di esporre la città a un rischio di disordine e di instabilità amministrativa, per di più in un momento così delicato e importante.

Sulla base del più elementare principio di precauzione è innegabile che le dimissioni dalla carica di Commissario sarebbero state semplicemente doverose (Giuseppe Sala docet) da parte di chi, candidandosi ad amministrare la città, abbia assunto l’impegno di fare il bene della collettività che si propone di guidare.
Il candidato Bucci ha quindi trasgredito questo elementare principio di precauzione.

Inesplorabile invece il motivo. Quale hýbris lo abbia condotto a sfidare la regola a cui un qualsiasi uomo pubblico dovrebbe attenersi, quella di anteporre sempre innanzi a tutto il bene della propria collettività.
Una rilettura di Eschilo (I Persiani) avrebbe potuto forse giovare.

La tragedia di Eschilo

Significativa la stoccata con riferimento a Eschilo e a “I Persiani”, la più antica opera teatrale che ci sia pervenuta per intero.
La tragedia è ambientata a Susa, la residenza del re di Persia, dove la regina Atossa, madre del regnante Serse, e i vecchi e fedeli soldati di Dario, lasciati a presidiare la capitale, attendono con ansia l’esito della spedizione persiana contro la Grecia. In un’atmosfera cupa e colma di presagi funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Non appena la regina finisce di narrare il sogno, arriva un messaggero, che porta l’annuncio della totale disfatta della flotta dei Persiani a Salamina. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione delle flotte, poi con l’analisi delle fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi persiane distrutte, galleggianti in rottami in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto. Lamenti e pianti riempiono la scena fino alla comparsa dello spettro del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. Lo spettro dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, che non ha voluto limitarsi, come il padre Dario, ad amministrare il proprio impero, ma ha voluto estenderlo verso l’Europa. Arriva infine il diretto interessato, lo stesso re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.

Ecco quindi che il dramma del re Serse corrispondeva a una grande pagina di storia per i cittadini di Atene e altre città, i quali con una sapiente strategia erano riusciti a respingere un esercito molto più grande e armato del loro. La battaglia tra greci e persiani diventa dunque simbolicamente la guerra tra un re dispotico e incapace di frenare la propria hýbris, e il sistema democratico ateniese, dove era il popolo ad esercitare il comando.
Parallelo comprensibilissimo, e non solo per l’ hýbris, una forma che in italiano dovrebbe essere tradotta come tracotanza, ma anche per la contrapposizione tra un re dispotico e il sistema di democrazia ateniese dove, per l’appunto, era il popolo ad esercitare il comando.
Significativo dunque l’accostamento, pur non dichiarato, tra lo sconfitto, un re dispotico e tracotante e il nostro sindaco uscente e, almeno per i sondaggi, largamente rientrante e il popolo ateniese che rappresenta proprio la democrazia.

“Prepariamoci all’azione popolare”

Contrapposizione che non sfugge a Riccardo Degl’Innocenti che condivide il post di Montarsolo e lo completa con l’immagine di Serse e di Bucci. Titolando in maniera lapidaria: “BUCCI INELEGGIBILE E TRACOTANTE”. Del resto l’hýbris a cui si faceva riferimento nel post originario proprio quello significa. Con commenti di vario genere. Candida De Muro: “Acchiappa tutto e tiene”. Titta Carmelita: “Chi troppo vuole nulla stringe”. Aleandro Longhi, sociologico: “L’uomo Bucci è fatto così: non molla una poltrona anche a rischio di perderle tutte. L’arroganza è la sua qualità”. Mentre qualcuno ammonisce: “Prepariamoci all’Azione popolare”.

Chiosa con un ulteriore post Giancarlo Ceregini attribuendo al candidato sindaco del centrodestra “La consueta arroganza, degna di un re persiano” con cui ha deciso di sfidare la regola.

E lo stesso Degl’Innocenti incalza in un post successivo, riferendosi alle rassicurazioni di Bucci al giornalista di Repubblica che gli aveva posto la domanda delle cento pistole:“ ho tutti i pareri del caso a confermare la compatibilità delle cariche, le abbiamo fornite a chi di dovere, se da sinistra insistono ad avere questo dubbio sono problemi loro. A chi di dovere? Al Prefetto? A chi? Quali pareri?”.

Sempre sul caso ripropone un suo post precedente, del 4 settembre  dello scorso anno, con il titolo significativo: “BUCCI INELEGGIBILE? CONFLITTO DI POTERE E CONFLITTO DI INTERESSE” in cui precisa fra l’altro: “La ratio della legge può essere variamente intesa a evitare ogni sorta di conflitto di potere, ma è evidente che in particolare Bucci godrebbe del vantaggio propagandistico di disporre di una grande quantità di soldi pubblici e di procedure semplificate e discrezionali per spenderli con tempo e comodo per i prossimi tre anni e magari di più”.

Con la più ovvia delle conclusioni: “Sta quindi all’opposizione politica agire di conseguenza, anche se la stessa opposizione locale è in una sorta di conflitto di interesse in quanto è al governo nazionale da cui è scaturita la proroga di Bucci. Staremo a vedere di che pasta è fatta l’opposizione”.

Domanda quella di Degl’Innocenti a cui a oltre otto mesi di distanza non mi sentirei di dare una risposta precisa. Perché, almeno al momento, sul tema l’opposizione ha dimostrato di non impegnarsi troppo. Forse dirottata su problemi urbanistici di diversa portata, ma mai comunque così importanti.

L’unico a intervenire in merito, peraltro recentissimamente, è stato l’avvocato Luigino Montarsolo, uomo di giurisprudenza e di diritto, ricevendo persino qualche rarissima condivisione da parte degli esponenti del Pd. Fra gli altri il collega Alessandro Terrile, capogruppo uscente del Pd a palazzo Tursi e la consigliera ricandidata Cristina Lodi.

Le frustrazioni di Dello Strologo

Stupisce, per esempio, che il candidato sindaco del centro sinistra Ariel Dello Strologo, anche lui avvocato, si sia limitato a qualche rara domanda sul tema, quando appariva chiaro, già parecchi mesi fa, che la sua campagna elettorale, oltre ai programmi avrebbe dovuto incentrarsi proprio sulla ineleggibilità del suo avversario. Questione fondamentale, come ha fatto rilevare Montarsolo, legata al rischio, non secondario, di esporre la città ad un periodo di disordine e di instabilità amministrativa, con tanto di commissariamento.

Problema che non riguarda solo i partiti politici ma più in generale tutti gli elettori genovesi che si ritroveranno, magari a votare per un potenziale sindacoa rischio di  disarcionamento ad elezione appena avvenuta. E a un paio di anni di ordinaria amministrazione di un commissario nell’attesa che vengano indette nuove elezioni. Ma l’opposizione, pur comprendendo il vulnus in cui è incorso il sindaco uscente continua a non voler affrontare la questione. Come se avesse deciso, almeno fino ad oggi, di glissare elegantemente sul tema. Rischiando di incorrere poi in un atteggiamento di pericolosa complicità. Evidenziando tutta la frustrazione del momento dovuta, magari, al risultato insoddisfacente dei sondaggi che, nonostante qualche leggera tendenza alla risalita, darebbero, al contrario l’uscente gia’ rientrante al primo turno. Con il pericolo, non indifferente, nel caso di un eventuale commissariamento, di ricevere pesanti accuse proprio da parte di Bucci sulle responsabilità, dirette o indirette dell’Azione popolare.

Basterebbe, forse, incalzare Marco Bucci in periodo non sospetto, chiedendogli  pubblicamente, magari durante quei confronti che lo stesso Bucci, nonostante le reiterate richieste, si impegna a rifiutare di scoprire finalmente pubblicamente le sue carte e i suoi pareri con tanto di nome e cognome degli illustri esperti.

La sensazione, fastidiosa per gli elettori, tanto quelli di centrosinistra quanto quelli di centrodestra, che si ritroverebbero con un sindaco ineleggibile e con la prospettiva di un commissariamento, è che in questa campagna elettorale, ognuno si sia accordato su ambiti che è meglio non andare a vellicare. Oltre alla ineleggibilità la questione dei depositi petrolchimici che ha interessato proprio Dello Strologo, in passato proprio nel Cda di “Superba”, azienda che aveva fortemente appoggiato l’opzione di Bucci sullo spostamento di fronte a Sampierdarena. Dello Strologo dimettendosi aveva pensato di aver superato il problema. Ma anche su questo tema si avverte una certa difficoltà ad affrontare in modo battagliero la vision di Marco Bucci. Tanto che il silenzio, più o meno assordante, potrebbe finire per apparire uno scambio di cortesie. Se non addirittura un patto segreto di non belligeranza.

Unico a farne le spese in questo clima di elegante aplomb tutto genovese – del resto siamo o non siamo quelli del maniman – il povero avvocato Alessandro Terrile che, dopo la nomina a nuovo amministratore delegato di Ente Bacini, interpretato anche come il ritorno dell’egemonia Pd sui moli, ha dovuto fare le spese del fuoco amico, dimettendosi – lui sì – dal ruolo di candidato al consiglio comunale e lasciando via libera al segretario provinciale dem Simone D’Angelo. In epoca meno sospetta e non invelenita come quella attuale, una volta eletto, avrebbe potuto limitarsi ad uscire dall’aula al momento della discussione e del voto di eventuali delibere che riguardassero il suo ente. Ma lui sì, con sensibilità ha preferito togliersi d’impaccio dopo una pausa di riflessione di qualche giorno. Oppure Ente Bacini avrebbe potuto procrastinare la nomina una volta acquisiti i risultati elettorali. E anche su questa scelta di tempi “intempestiva” ognuno ha la sua personale convinzione. Dalla classica “polpetta avvelenata” alle velleità di Signorini, presidente dell’autorita’ portuale a caccia di riconferma di riposizionarsi di fronte ad un governo che non esprime solo il centrodestra.

Bene così, comunque. Qualcuno osservava, già tanti anni fa, al tempo della discesa in campo del presidente operaio Silvio Berlusconi, che la politica quando si intreccia con gli interessi personali e gli affari rischia di deludere la collettività e farsi beffe della democrazia. Teoria novecentesca, forse, che risale giusto alla fine della Prima Repubblica, quando i partiti godevano di regolari finanziamenti. E i dirigenti di partito, inquadrati come lavoratori dipendenti, maturavano la pensione. Da aggiungere, eventualmente, a quella di consiglieri regionali, deputati e senatori.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.