Pan per focaccia

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”

Una settimana e tutto dovrebbe essere terminato. A meno di improbabili recuperi dell’ultima ora. Con possibile ballottaggio o di un colpo di scena con il rischio di un ipotetico commissariamento, e con instabilità e il limite dell’ordinaria amministrazione. Che, detto fra noi, con tutti quei quattrini da spendere, sarebbe come il marito che fa il dispetto alla moglie e si evira.

Epperò mi corre l’obbligo di dirlo in tutta franchezza, dall’alto, o dal basso, di chi per motivi professionali di campagne elettorali ne ha vissute parecchie. E ne ha anche scritto.

Il ricordo collettivo si modifica allontanandosi dalla realtà

Comunque mi si perdoni la citazione da Blade  Runner, il film di quaranta anni fa di Ridley Scott, ispirato al libro “Cacciatori di androidi” di Philip K. Dick, in questa campagna elettorale che si sta avviando alla conclusione mi sento di ripetere le parole del monologo finale di Rugter Hauer nei panni di  Roy Batty: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Frase diventata iconica. La più iconica e memorabile di tutto il film, anche se erroneamente viene citata: “Ho visto cose che voi umani…”. E comunque il testo completo è il seguente: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”. Ma come si sa, passando di bocca in bocca, il ricordo collettivo si modifica allontanandosi dalla realtà.

Ma in fondo è giusto così:  è il periodo delle semplificazioni, della scarsa attenzione alle sfumature, del limite massimo di 280 caratteri e di quei cento in più o in meno che rendono più o meno appetibile un post sui social.

Da parte mia non so veramente se, come accade per Roy Batty, sia il tempo di morire, come è accaduto tre anni fa al suo interprete, oppure no. Posso soltanto dire che in questa campagna elettorale, quella che sta per terminare, anche a me che ho cercato di starne distante il più possibile e che ho avuto la fortuna – o forse la sfortuna- di viverla attraverso i social:  “Ne ho viste di cose che voi umani…”

Ampiezze e ristrettezze…di vedute

Perché poi, a rifletterci su, a ben vedere, è proprio la comunicazione a darci il senso dei candidati, della loro personalità, della loro ampiezza o ristrettezza di vedute. E della creatività. Anche se il più delle volte penso venga repressa da comunicatori e media social manager.

La fissazione del food

Perciò come attirare l’attenzione di tutti, magari destreggiandosi fra i temi, noiosi, della campagna elettorale? E, insomma, il food imperversa. In tv e sui social, di trasmissione in trasmissione. Da Masterchef alla Prova del Cuoco, da Cracco alla Parodi. Dalla Renata Briano, ex parlamentare europea, reinventatasi cuoca social, a Manuela Arata che, dopo l’avventura da manager per il jeans, a generale richiesta ha ricominciato a postare ricette con tanto di foto. “Delicious”.
Un tempo più che food si sarebbe chiamata culinaria. Ma riferito ai politici – soprattutto se trisillabato – potrebbe, ovviamente, suonare di dubbio gusto.

Perciò tra mercati, sagre, fiere e forni è stato tutto un susseguirsi di post con foto e comunicazioni più o meno concettuali.
Primo inter pares, come sindaco di tutti i genovesi, l’uscente rientrante – già al primo turno, secondo i sondaggi – Marco Bucci. Che via via, nel corso della sua campagna elettorale, ha premiato con la cittadinanza un eroico foresto, per la precisione un lumbard di Pavia, che ha dimostrato di fronte a presenti lo stoicismo di intingere la focaccia con la cipolla nel cappuccino e ingurgitarla. Poi chiamato in causa, nel corso di un’intervista con colazione, ha spiegato a tutti i presenti e di fronte alle telecamere il modo migliore per mangiare la focaccia. Cioè con la parte “superiore”, quella con i bucherelli, più oliata e con i granelli di sale, rivoltata sulla lingua in modo che, sale e olio impregnino le papilla gustative. Focaccia semplice, è ovvio, perché altrimenti le foglie di cipolla finirebbero sulle scarpe. O peggio macchierebbero il vestito.

Infine, qualche giorno fa, in un forno cittadino, si è fatto fotografare mentre impastava la focaccia. E, una volta tirata la teglia fuori dal forno, si è messo al banco per tagliarla (la focaccia) ancora calda e distribuirla ai presenti. Ovvia la battuta dei soliti detrattori di fronte a tanta munificenza…. “Quell’uomo dimostra di averci le mani in pasta”.
Del resto è fortissimo nell’immaginario collettivo l’abbinamento tra Genova e la focaccia. E quante prese in giro per gli sprovveduti foresti che sbagliando la chiamano ancora “pizza bianca”. Gettando i commessi delle panetterie nel panico sino a quando non gliela indicano.

E poi c’è il pesto

Ma non gli è sfuggita nemmeno la cerimonia di premiazione per il campionato mondiale di pesto, vinto da una ventiduenne che, intervistata, ha confidato di aver imparato la preparazione dalla nonna. Figlia d’arte, visto che il padre nella scorsa edizione era terminato al secondo posto. E comunque stavolta a rimettere in equilibrio la questione di genere il premio è andato a una giovane donna.

Perciò parole e musica di Marco Bucci in un suo post: “Il pesto è stato l’assoluta protagonista, una miscela che racchiude il dna di Genova. La capacità di fare cose straordinarie con materie prime semplici”. Tutto giusto anche se non so come prenderanno, i puristi, quel termine “miscela” attribuito al condimento ligure per antonomasia.

Vabbè, comunque questo sindaco, dalla bandiera in avanti, transitando attraverso la Lanterna illuminata, ha fatto della ligusticita’ una questione di imprinting. Persino alternando il dialetto all’inglese e dando sfogo a quel carattere burbero che un po’ ci appartiene. E chissà se la torta di riso è finita oppure… come sosteneva il prode Andrea Ceccon insieme al savonese Enrique Balbontin.

Poi però ha abbandonato la culinaria e allora via con la fiera del bestiame a Struppa e poi lunedì tanto per non restare con le mani in mano un salto, e qualche stretta di mano che non si nega mai a nessuno, fra i banchi del mercato di piazza Palermo, dove praticamente ha dato il cambio al suo mentore l’ex sottosegretario e parlamentare della Lega Edoardo Rixi.

Una foto con slerfa di focaccia non si nega a nessuno

E ovvio che l’avversario per antonomasia, il candidato sindaco del centro sinistra Arièl Dello Strologo di fronte a tanta dimostrazione di conoscenza della culinaria tradizionale ligure in qualche modo abbia dovuto correre ai ripari. Così  di fronte a tanta sapienza, durante la sua visita a Voltri, alla focaccia tipica del posto si è lasciato ritrarre di buon grado accanto alla teglia di focaccia da “ Priano”. Postando quella e qualche altra foto a tema.
Lui però, che alcuni in avvio di campagna elettorale hanno descritto come un po’ algido – comunque non quanto il suo predecessore marchesino Marco Doria -, non si è lasciato tradire dalla tentazione di farsi fotografare con le “mani in pasta”. E nemmeno dietro il banco a tagliare e distribuire focaccia come ha fatto invece il suo avversario. Noblesse oblige.
Anche perché in pieno avvio di campagna elettorale, pur tra tanti chef, o presunti tale, aveva confidato al colto e all’inclita di non aver dimestichezza con i fornelli. “Al Massimo una pasta aglio, olio e peperoncino”.

Poi però la politica… “che noia, che barba. Che barba che noia”. Direbbero Sandra e Raimondo. Sui social, poi. Perciò tanto per non deludervi e non deluderci ecco lo sconfinamento nel mondo di cani e gatti…. e animali domestici e quant’altro. Con passeggiata di gruppo in piazza Rossetti con il cane “Baguette” al guinzaglio. Perché se sui social non si parla di cucina, si parla con straordinaria metodicità di cani e gatti. Perciò avanti con l’appuntamento di qualche giorno fa: “Condividiamo le nostre esperienze e le nostre esigenze perché anche i nostri amici “pelosetti” hanno diritto a soluzioni per una #Genova “pet friendly”.
Partiremo da Piazza Rossetti, ti aspettiamo!”

Approfittandone per diramare e far pubblicità alle proposte inserite nel programma: estendere le sterilizzazioni gratuite per contrastare il fenomeno del randagismo, aumentare il numero delle aree per la sgambatura e le spiagge per l’accesso ai cani, individuare un’area per l’insediamento di un gattile e tutelare le oasi feline già presenti, garantire l’accesso a prestazioni veterinarie gratuite e scontate a persone non in grado di sostenerne il costo.

Insomma il rendez vous di piazza Rossetti era rivolto esclusivamente ai proprietari di cani, o almeno quelli solo erano presenti, ma il candidato ha badato bene a non discriminare parlando di amici “pelosetti” piuttosto che di “Quattrozampe” o “pet friendly”. E, a torto, o a ragione, lo avevo definito un vero e proprio can can elettorale.

Cani e disabili

Ma tanto per non lasciare dubbi sull’estemporaneità dell’iniziativa  di fine maggio, con quella passeggiata in piazza Rossetti, Dello Strologo si è ripetuto con una visita ai volontari del canile del monte Gazzo con tanto di post e slogan che ricorda quello della sua campagna elettorale: “Riduciamo le distanze anche per i nostri amici quattro zampe”.

Già il problema delle distanze ma non soltanto, anche quello della fruibilità della città da parte dei disabili. Centrale per entrambi in questa campagna elettorale. E allora foto con Dello Strologo accanto al presidente della consulta disabili. Sulle orme, comunque, del sindaco uscente e rientrante che qualche giorno prima si era seduto addirittura in carrozzella e poi aveva sperimentato occhiali e bastone bianco dei non vedenti. Tanto per non dimenticare categoria alcuna dai proprietari di animali domestici ai portatori di handicap. In fondo anche loro votano. E le distanze andrebbero azzerate. E gli orizzonti allargati, a scopo di inclusione. Almeno in questo periodo di campagna elettorale. Poi si vedrà. Come dicevo: i social prima di tutto.

Caramelle e mimetica

Come per ogni edizione anche questa volta ho raccolto santini lettere e depliant dei candidati. Alcuni li ho selezionati con cura. A colpirmi è stata l’assenza, nella quasi totalità di uno slogan qualsiasi. Logico, soprattutto nell’ultima settimana, che i candidati, dal consiglio comunale ai municipi e alla presidenza dei municipi, si siano limitati alla foto, al nome e cognome al simbolo del partito o del gruppo civico.

A colpirmi, però, sono stati soprattutto due, anzi tre. Sebbene di due soli candidati.

Uno mi è arrivato in mano fra i banchi del mercato di piazza Palermo, dove la stessa candidata della Lega per il Municipio VIII medio levante, Marzia Fossati mi ha consegnato un santino con uno slogan ovvio “Perché il tuo quartiere è casa tua”. Poco più sotto una rivendicazione generazionale: “Anche e soprattutto se sei over 30, 40 o 50 (visto che la politica ci ignora). Ma mi sono sorpreso  ulteriormente quando ho notato che graffetata al santino c’era una caramella ripiena latte e menta. Volevo tornare indietro tanto per mettere in chiaro che…non si accettano le caramelle dagli sconosciuti. Un vecchio adagio. Ma era già sparita fra la folla. E me ne sono andato.

Poi c’è il cacciatore. Pure quello della Lega, Luca Bozzo, candidato al Comune. Una lunga lettera è arrivata in cassetta. Una lettera in cui ci sono due santini. Uno in mimetica con cane e l’altro in camicia bianca, senza giacca o cravatta e con colletto aperto.
Spiega Bozzo: “Nel materiale che troverai allegato a questa lettera potrai vedere che ho deciso,di non presentarmi alle prossime elezioni del Comune di Genova con la classica giacca e cravatta ma nel modo che più mi rappresenta. A 25 anni voglio credere che la nostra Passione (evidentemente una passione, la sua, con la P maiuscola n.d.r.) possa avere un futuro davanti a sé, anche se per troppo tempo siamo stati abituati a subire numerosi attacchi dagli animalisti, i quali ben sfruttando le televisioni, i giornali e i social hanno raffigurato la nostra categoria come un insieme di persone cruente e prive di animo”.
E ancora: “A livello nazionale la nostra categoria conta ancora un numero considerevole di praticanti e di detentori di porti d’arma a uso caccia, superiori alle 500.000 unità. Nonostante le norme stringenti e penalizzanti questi numeri collocano l’Italia tra i Paesi europei con il più alto numero di praticanti. Gli animalisti dicono di rappresentare il sentimento della maggioranza degli italiani, ma il loro recente insuccesso nella raccolta di firme necessarie ad indire un nuovo referendum sulla Caccia (ancora la C maiuscola n.d.r.) mostra che molti italiani sono indifferenti all’attività venatoria. Questa indifferenza deve essere colmata dalla nostra categoria utilizzando tutti i mezzi di comunicazione possibili per raggiungere e spiegare ai giovani e meno giovani chi siamo e che cosa rappresentiamo. Sono convinto che la presenza di esponenti e figure vicine alla realtà rurale sia fondamentale all’interno di qualsiasi istituzione, al fine di evitare di concedere spazi o posizioni di potere a persone impegnate più nella tutela delle specie selvatiche in eccesso e dannose, vedi i cinghiali, promuovendo la creazione di parchi, piuttosto che a dedicarsi al benessere e al progresso della società”.

La pubblicità che è l’anima del commercio

E poi c’è chi ha capito benissimo che la pubblicità, in fondo, oltre ad essere l’anima del commercio, magari procura anche voti e preferenze. Se non altro. Marta Brusoni, consigliere comunale uscente, già capogruppo della lista del sindaco Marco Bucci e candidata nella lista di Giovanni Toti ha adottato uno slogan che su di lei dice molto: “Quello che faccio da sempre come prima e più di prima con le persone e per le persone”. Del resto si presenta come rappresentante industriale e ha un suo studio come strategic advisor e public relation. Mischia perciò con mestiere e consapevolezza post politici insieme a segnalazioni di esercizi cittadini che variano dall’alimentazione alla lingerie, realta’ artigianali, dai gelati alle creazioni da atelier, imprese dolciarie e scuole di danza, panifici, boutique, agenzie di viaggi e laboratori orafi. Sponsorizzazioni perfino per la sua collega di lista che ha dichiarato sui manifesti elettorali di volersi prendere cura di noi. Tra politica, arte e un po’ di pubblicità. In una campagna elettorale incalzante. Ovviamente sul suo profilo di riferimento. Senza dubbio il prezzo, più o meno dubbio, da pagare alla popolarità.

Già la popolarità. Brutta bestia la popolarità da social. Specie in questo periodo in cui la campagna elettorale va sciogliendosi. Tanto che, in occasione dei festeggiamenti del giubileo di platino della regina Elisabetta a Londra, ho guardato con attenzione le immagini trasmesse dalle varie emittenti televisive nazionali delle piazze inglesi, sperando, o temendo, di scorgervi il sindaco Bucci, che con la real casa ha avuto precedenti e rapporti per la bandiera con la croce di San Giorgio. Pensavo avrebbe potuto rinverdire il suo fluente inglese. Ho cercato  quasi in trance agonistica una immagine rivelatrice sul suo profilo. Invece sono rimasto deluso. Non c’era. È rimasto a Genova,  impegnato a difendere la ligusticita’ e il territorio con qualche sua comparsata ad una sagra o ad un mercato di paese.

E dopo questo torno a Blade Runner, al compianto Rugter Hauer e al suo personaggio Roy Batty. Anche io posso dire: “Io ne ho viste di cose che voi umani…”.

Con tanti cari saluti ai cacciatori di androidi.

Paolo De Totero

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Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.