Università, ecco quali sono le migliori secondo la classifica del Censis

Genova a metà classifica tra i grandi atenei statali

Vince Bologna tra le università con più di 40mila iscritti. E poi Pavia tra i 20 e i 40mila e Siena tra gli atenei fino a 20mila iscritti. Camerino guida la classifica delle università più piccole mentre tra i politecnici è quello di Milano che si conferma il migliore. Tra gli atenei privati Bocconi sempre al top.

69 graduatorie e 924 variabili

È la nuova classifica annuale stilata dal Censis sulle università sia statali che private, realizzata in base a una serie di variabili come strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio, livello di internazionalizzazione, comunicazione e occupabilità. A questa classifica si aggiunge il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali, dei corsi a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali.
Complessivamente si tratta di 69 graduatorie, a partire da 924 variabili considerate, che possono aiutare i giovani e le loro famiglie a individuare con consapevolezza il percorso di formazione.

Bologna sempre in pole tra i mega atenei statali

La prima posizione tra i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) è occupata anche quest’anno dall’Università di Bologna, con un punteggio complessivo di 89,8. Seguono l’Università di Padova e La Sapienza di Roma, rispettivamente con 88,0 e 86,5 punti. Sale in quarta posizione l’Università di Pisa (85,2), che scalza l’Università di Firenze (84,3). Avanza di due posizioni l’Università Statale di Milano (82,7), che passa dall’ottava alla sesta posizione. L’Università di Palermo si conferma settima, ex aequo con l’Università di Torino (80,8). Chiudono la classifica l’Università di Bari (80,2) e la Federico II di Napoli (72,3).

Genova all’ottavo posto tra le università fino a 40.000 iscritti

È l’Università di Pavia quest’anno a detenere la posizione di vertice tra i grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti), con 91,0 punti. Segue l’Università di Perugia, che dopo un lungo periodo di primato retrocede in seconda posizione (90,8). Scalano la classifica di una posizione l’Università della Calabria e l’Università di Venezia Ca’ Foscari, che passano rispettivamente in terza e quarta posizione con un punteggio di 90,3 e 88,7. Salgono di due posti l’Università di Milano Bicocca (+13 punti nell’indicatore dei servizi per gli studenti) e l’Università di Cagliari (+10 punti nell’indicatore relativo a comunicazione e servizi digitali), rispettivamente in quinta e sesta posizione con i punteggi complessivi di 88,5 e 87,8. Segue in settima posizione l’Università di Parma (86,8), a cui si accoda l’Università di Genova (85,7). Stabile in decima posizione l’Università di Roma Tor Vergata (85,0), seguita in undicesima posizione dall’Università di Salerno (84,8), che perde rispetto alla scorsa annualità 9 posizioni a causa del decremento dell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti gli studenti (-28 punti). Guadagnano una posizione l’Università di Chieti e Pescara (80,3). Chiudono la classifica l’Università di Roma Tre (78,8), l’Università di Catania (78,3) e quella di Messina (75,8).

Siena supera Trento

Tra i medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti) apre la classifica l’Università di Siena, che con 96,7 punti si guadagna la prima posizione, detenuta lo scorso anno dall’Università di Trento, che con 94,8 punti scende in terza posizione a causa della perdita di 10 punti nell’indicatore relativo all’occupabilità.È preceduta dall’Università di Sassari (96,0), che guadagna una posizione grazie all’incremento di 15 punti nell’indicatore relativo a borse di studio e altri servizi in favore degli studenti. Stabile in quarta posizione c’è l’Università di Trieste (94,5), che precede l’Università di Udine (94,0). Scende di una posizione l’Università Politecnica delle Marche (91,2), seguita dall’Università di Brescia (88,5). L’Università del Salento (87,0) scende dalla sesta all’ottava posizione, seguita dall’Università di Urbino Carlo Bo (84,8), stabile in nona. Guadagna una posizione l’Università dell’Insubria (83,3), decima in graduatoria. L’Università di Foggia è undicesima (82,3), dodicesima l’Università del Piemonte Orientale (82,0). Chiude il ranking l’Università di Napoli Parthenope (77,3), preceduta dall’Università di Napoli l’Orientale (78,2) e dall’Università di Catanzaro (79,0).

Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti) l’Università di Camerino occupa la prima posizione, con un punteggio pari a 99,5, seguita dall’Università di Macerata (87,2). Al terzo posto, avendo scalato tre posizioni, quest’anno c’è l’Università Mediterranea di Reggio Calabria (86,5). Retrocedono gli atenei laziali di Cassino (85,0) e della Tuscia (83,0). Sale di due posizioni l’Università della Basilicata (80,5), che precede l’Università di Teramo (80,2). Retrocede l’Università del Sannio (79,3). Chiude la classifica l’Università del Molise (75,7).

Tra i politecnici è quello di Milano che si conferma il migliore

Tra i politecnici prima posizione anche quest’anno dal Politecnico di Milano (97,0), seguito dal Politecnico di Torino (91,5), che ora occupa la seconda posizione, che lo scorso anno apparteneva allo Iuav di Venezia (90,5). Chiude la classifica il Politenico di Bari (87,7).

Bocconi e Cattolica ai primi posti per gli atenei privati

Tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) in prima posizione c’è anche quest’anno l’Università Bocconi (92,6 punti) e in seconda l’Università Cattolica (76,2). Tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) è la Luiss a collocarsi in testa (93,2), seguita quest’anno dallo Iulm (80,2). Tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) è prima la Libera Università di Bolzano (94,6), seguita dall’Università di Roma Europea (86,8).

Crisi delle iscrizioni: -2,8% matricole

Un crollo di 9.500 studenti pari a un -2,8% di nuove immatricolazioni nelle università italiane. Lo registra ancora il rapporto del Censis. Per 8 rettori su 10 la causa è la crisi perché sulla decisione di non iscriversi impattano criticità congiunturali e iniquità strutturali, che condizionano l’accesso alla formazione universitaria.
Sono di più i maschi (-3,2%) delle femmine (-2,6%) a decidere di non proseguire gli studi. E sono gli atenei del Sud a registrare la variazione negativa più marcata: -5,1%, equivalente a oltre 4.900 immatricolati in meno. Seguono gli atenei delle regioni del Centro (-2,9%) e del Nord-Ovest (-2,3%). Quelli del Nord-Est (-0,1%) sono gli unici a registrare una stabilità nelle nuove iscrizioni rispetto all’anno precedente. I corsi afferenti alle discipline Stem (Science, technology, engineering and mathematics) sono quelli in cui si è registrata la minore riduzione di nuovi iscritti (-0,9%). Otto rettori su dieci sostengono che la crisi economica è la causa principale del calo delle immatricolazioni.

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