Crisi di governo, Crucioli: per uscirne servono le elezioni

“Il Movimento non può chiamarsi fuori con questa farsa, uscendo dal Senato senza prendersi la responsabilità di due anni di condivisione di questa politica”

Roma – Per uscire dalla crisi servono le elezioni. O meglio: per uscire dalla crisi “le decisioni devono tornare al popolo”. Ne è convinto Mattia Crucioli, il senatore di Alternativa che oggi ha votato contro la fiducia al governo Draghi sul Dl Aiuti. Ma “il governo dei migliori” resta comunque in sella, anche con 39 no, e senza il M5S.
“Dal punto di vista dei numeri era scontato” ribadisce Crucioli sottolineando però che “il dato politico, almeno stando alle dichiarazioni di Draghi e della maggior parte delle forze di maggioranza, ci dice che è escluso un rimpasto o comunque un Draghi bis. Di questo si deve prendere atto, a meno che Conte e i 5 Stelle non tornino sui loro passi e diano nuovamente la fiducia in una sorta di verifica di maggioranza”.
Ma questo lo sapremo solo nei prossimi giorni.
“Noi speriamo che le decisioni tornino al popolo, che ci siano le elezioni, perché questo governo prima cade e meglio è”, continua il senatore di Alternativa che poi dice no a “un nuovo governo tecnico” e si augura un esecutivo “politico” che “si assumesse le sue responsabilità”, non come oggi che “il governo di tutti è sostanzialmente un governo che deresponsabilizza da scelte scellerate come quella della cobelligeranza attraverso l’invio di armi e dell’atlantismo sfrenato”.
Di fatto, la strada alla crisi sembra spianata nonostante il voto di oggi e Draghi lo ha detto chiaro: per me non c’è un governo senza il Movimento.
“Io credo che Mattarella non sia così incline a sciogliere le Camere, proverà a convincere Draghi a restare o il Movimento 5 Stelle a recedere attraverso un nuovo accordo di maggioranza o proverà a individuare un altro tecnico da mettere al posto di Draghi”. Queste le opzioni del futuro prossimo secondo Crucioli che sullo scioglimento delle Camere commenta ancora: “Non credo che sarà in cima all’agenda di Mattarella”.

Tutto sembrerebbe dunque nelle mani di Conte che oggi ha guidato i grillini all’astensione compatta su un decreto giudicato inadeguato. Il Dl Aiuti, in effetti, stanzia solo 23 miliardi per imprese e famiglie contro il caro energia e l’inflazione, modifica il Reddito di cittadinanza, non sblocca il Super bonus edilizio, ma soprattutto prevede anche il termovalorizzatore di Roma.
“Non possono chiamarsi fuori con questa farsa, uscendo dal Senato senza prendersi la responsabilità di due anni di condivisione di questa politica che gli rimarranno come un marchio d’infamia”, chiarisce ancora il senatore di Alternativa che ai suoi ex compagni non le manda a dire: “Noi lo sapevamo, lo avevamo detto fin dall’inizio che il governo Draghi non avrebbe portato nulla di buono. Era una sciagura, era il vero virus che ha colpito l’Italia” e “quella del Movimento è una scelta tardiva che non li esime dalla responsabilità di essere corresponsabili di tutto quello che di male ha fatto il governo Draghi fin qui”.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.