Arresti e perquisizioni Usb e SI Cobas, Acerbo: “Il CSM dovrebbe rimuovere i magistrati di Piacenza”

Per la Procura è associazione a delinquere. Per i sindacati è “repressione poliziesca”

Genova – “Il CSM dovrebbe rimuovere i magistrati di Piacenza” perché quella di ieri “è un’iniziativa giudiziaria assolutamente inconcepibile in un paese democratico”.
Parla senza mezzi termini il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che stamattina era a Genova, davanti al palazzo della Prefettura, per contestare gli arresti dei sindacalisti piacentini della logistica.

“Viene criminalizzata l’attività sindacale” continua Acerbo che poi lancia un’altra frecciata ai giudici: “Si dice che se un sindacato organizza i lavoratori per maggiori conquiste, questa sarebbe un’attività criminosa. Siamo alla follia”.
L’ultimo attacco ai sindacati di base Usb e SI Cobas, infatti, è questa ordinanza che stabilisce che le lotte sindacali della logistica sono finalizzate a “estorcere” migliori condizioni di lavoro.

“Questa follia è figlia del clima che ha portato alla nascita del governo Draghi: oramai la centralità della grande impresa, del grande capitale, viene prima dei principi costituzionali”, denuncia Acerbo ricordando che il diritto allo sciopero è sancito dalla Costituzione ed “è davvero gravissimo quello che sta accadendo”.
La teoria è chiara: “Se scrivi che le povere multinazionali della logistica sarebbero oggetto di un’estorsione da parte dei sindacalisti perché organizzano scioperi, lotte e blocchi per costringerle a pagare di più i lavoratori e le lavoratrici” allora “neghi l’attività sindacale e i diritti di ogni lavoratore a scioperare. Ma questo è lo specchio della svolta a destra del nostro Paese”.

Poi sui sindacati confederali, che in piazza non si sono visti, Acerbo aggiunge una punta di veleno, “io spero che anche la Cgil faccia sua questa battaglia”, e un avvertimento: “Una volta tocca ai più piccoli ma poi si arriva ai più grossi”. Perché quella che si sta consumando in questi giorni è “una questione democratica che non riguarda solo USB e SI Cobas, riguarda tutte le italiane e gli italiani perché siamo arrivati alla dittatura dei ricchi con una regressione di una parte della magistratura agli anni ’50, quando gli apparati dello Stato erano apertamente schierati con il padronato contro il movimento dei lavoratori”. E in gioco c’è la libertà di tutti.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.