“La repressione non ci ferma”

Proteste in tutta Italia contro l’inchiesta sulla logistica che ha accusato i sindacalisti Usb e SI Cobas di “estorsione contro le aziende”

Genova – Sono accusati del reato di “estorsione contro le aziende” i sindacalisti di Usb e SI Cobas arrestati ieri nell’ambito di un’inchiesta sulla logistica. Un’indagine che, ha assicurato il procuratore di Piacenza in conferenza stampa, “non è un’offesa dell’attività sindacale lecitamente svolta”.
Sarà, ma la percezione nelle piazze è un’altra.
“In Italia sta succedendo qualcosa che è in linea con il clima che si respira a livello politico, sociale, ed economico” spiega il coordinatore regionale di USB, Maurizio Rimassa, anche lui davanti alla Prefettura genovese a manifestare contro un provvedimento che il sindacato ha bollato come “repressione poliziesca” nei confronti di chi “da 13 anni denuncia un sistema che schiavizza i lavoratori della logistica”.
E infatti Rimassa continua: “Chi si organizza per opporsi a queste forme di sfruttamento feroce viene colpito con provvedimenti e inchieste molto pesanti come è avvenuto ieri a Piacenza” dove sei sindacalisti sono finiti ai domiciliari mentre per altri due sono scattati l’obbligo di firma e il foglio di via da Piacenza.
Non solo.
Fa notare Rimassa che “la cosa più grave è che è stato messo in piedi un castello accusatorio che praticamente dice che tutte le forme di lotta, anche dure, dei lavoratori per difendersi da forme di sfruttamento inimmaginabili sono un disegno criminoso, come se fossero delle associazioni a delinquere solo perché hanno usato rivendicare i diritti salario”. Una specie di avvertimento per il prossimo “autunno caldo”, conclude Rimassa che aggiunge: “Per questo noi oggi siamo qua e in tante piazze d’Italia, per contrastare questo segnale” e dire che “continueremo a organizzarci, a batterci contro una situazione che è destinata solo a peggiorare”.

Dello stesso avviso Francesco Cappuccio, referente SI Cobas Genova, che parla di “un atto mosso contro la specificità espressa dalle lotte della logistica. Lotte non omologabili, lotte antisistema, lotte che non tengono conto della compatibilità con gli interessi dell’azienda Italia ma sono centrate sulla difesa degli interessi dei lavoratori senza nessun compromesso con gli interessi dello Stato, della borghesia e del governo. A questo noi rispondiamo intensificando la lotta organizzata cosciente”.

E parlando di “specificità nella repressione”, non può non tornare in mente il blitz di aprile 2022 nella sede romana di Usb.
“È un modo per tentare di bloccare quei sindacati che sono realmente combattivi e che stanno sui nervi scoperti di quello che è il mondo del capitale. Oggi tocca alla logistica, la perquisizione di aprile invece ha messo nel mirino dei magistrati il Collettivo autonomo dei lavoratori portuali subito dopo un sciopero contro il traffico delle armi nel porto di Genova”. A parlare è Josè Nivoi, responsabile Usb Porto di Genova, che poi sottolinea con orgoglio che “quando arriva la repressione in questa maniera stiamo facendo un buon lavoro”.

In proposito non è sfuggito il fatto che in piazza non sventolasse nessuna delle bandiere dei sindacati confederali, e cioè CGIL, CISL e UIL.
“Le scelte che hanno fatto Cgil, Cisl e Uil sul piano degli accordi sono scelte che noi contrastiamo”, sottolineano i sindacati di base, scelte che “sono parte del problema, di quello che sta succedendo, perché in quasi tutti i posti di lavoro viene negata di fatto la possibilità di avere una rappresentanza sindacale diversa da Cgil Cisl e Uil. Questo è un serio problema di cui in parte sono responsabili anche loro che firmano accordi che legittimano questo tipo di di situazione”.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.