Caccia al tesoro: la vedova di Gheddafi fa ricorso contro Tripoli per l’eredità

La donna ha presentato appello contro la decisione della Corte maltese che ordina alla Bank of Valletta di trasferire al governo libico gli oltre 94 milioni di euro custoditi nei conti sull’isola

La Valletta – Non si placa la guerra legale per l’eredità di Muammar Gheddafi, accumulata a Malta dal figlio Mutassim morto con lui il 20 ottobre 2011 quando la rivoluzione depose il dittatore libico dopo la guerra civile nata sull’onda della Primavera araba.

Gli eredi hanno presentato ricorso contro la sentenza del 28 giugno scorso emessa da una Corte maltese che ordinava alla Bank of Valletta di trasferire al governo libico di Tripoli gli oltre 94 milioni di euro detenuti nei conti riconducibili a Mutassim. Secondo quanto riferito dai media maltesi, l’appello è stato presentato ieri dall’avvocato maltese Louis Cassar Pullicino in nome del difensore della vedova, Safiya Ferkash, e dei due fratelli sopravvissuti di Mutassim, che vivono in Oman e sono rappresentanti dall’avvocato cipriota Charilaos Oikonomopoulos. Il ricorso contesta la competenza territoriale della corte maltese a decidere sulla destinazione dei fondi reclamati dal governo di Tripoli.

Il contenzioso legale è cominciato un anno dopo la morte di Mutassim, nelle cui tasche erano state trovate carte di credito emesse dalla banca di Valletta e che riconducevano a diversi conti milionari con cui finanziava il suo lussuoso stile di vita.
Stando alla legislazione libica, un ufficiale dell’esercito non aveva diritto di trarre benefici economici dalla sua attività né poteva svolgere affari privati, senza contare che non aveva mai dichiarato allo Stato libico (all’epoca guidato dal padre) le sue proprietà all’estero.
Il tesoro quindi fu dichiarato confiscato e il governo di Tripoli ne chiese la restituzione alla Bank of Valletta, accusando il principale istituto bancario del Paese di non aver condotto un’adeguata due diligence sulla provenienza dei fondi e sulla titolarità dei conti, intestati alla società Capital Resources Ltd di proprietà di Gheddafi junior.

La sentenza del mese scorso sembrava aver chiuso la vicenda, ma il ricorso sostiene che le leggi libiche invocate per la requisizione dei fondi sono di natura penale e che il tribunale maltese è stato chiamato a decidere in favore dell’attuale governo di Tripoli sulla base della legge di uno Stato estero quando nessuno dei Gheddafi è mai stato giudicato a Malta.

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