Farfetch.com nel mirino della Finanza: il big dell’E-commerce paga 12 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Bologna ha individuato un’organizzazione occulta che vendeva beni di lusso on line

Bologna – Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bologna, si sono concluse con l’adesione all’accertamento da parte del contribuente, le indagini condotte dai finanzieri di Bologna, che hanno fatto emergere l’esistenza e l’operatività in Italia della stabile organizzazione occulta di una società britannica appartenente a un noto gruppo multinazionale operante nel settore dell’e-commerce del lusso.

Il Gruppo multinazionale, operante in tutto il mondo con un piattaforma on line e provider di servizi per negozi fisici attivi nel settore della vendita di abbigliamento e accessori di lusso, è stato uno dei primi a muoversi nel settore del commercio on line dell’abbigliamento firmato di alta moda, rivoluzionando il mondo della vendita al dettaglio attraverso la  strategia vincente dell’integrazione tra canali, tanto da raggiungere clienti in oltre 190 paesi nel mondo.

Farfetch.com, grazie a un’organizzazione di agenti che operavano in modalità home office conta solo in Italia un portafoglio di oltre 200 partner affiliati di altissimo profilo, tutti dislocati nelle più rinomate vie dello shopping e strutturati in maniera tale da comporre una sorta di rete virtuale di magazzini, da identificarsi nelle singole boutique.

La società estera, senza mai formalizzare la propria presenza in Italia, assumere formalmente personale dipendente e avviare uffici o negozi, ha operato, in maniera assolutamente occulta, sfruttando le boutique affiliate che, assumendosi ogni rischio, hanno messo a disposizione spazi fisici per lo stoccaggio di merce da vendere “indirettamente” sulla piattaforma.

In particolare, sono stati passati al setaccio oltre 400 Gigabyte di dati, tra cui 21 mila mail, 20 mila conversazioni via chat, 800 mila immagini, 22 mila file di testo e metadati attraverso i quali è stato possibile, tra l’altro, procedere alla georeferenziazione dei soggetti e ricostruire le relazioni tra gli stessi. A titolo esemplificativo, documentando data e luogo di accesso ai vari account, social o mail, in uso ai dipendenti, nonché alle reti wi-fi, sono stati ricostruiti, con precisione, gli spostamenti e individuati con esattezza i luoghi di lavoro abituale.

Le indagini hanno anche accertato che un team composto da agenti italiani, dipendenti della società inglese, aveva svolto attività determinanti  per la gestione delle relazioni economico-commerciali, la negoziazione, la trattativa e la stipula di contratti con centinaia di boutique nazionali.

A fronte dei servizi di gestione delle vendite on line dei prodotti presenti nei negozi fisici, il marketplace (assimilabile a una vera e propria vetrina virtuale) ha incassato ingenti provvigioni dai partner italiani calcolate, in media, sul 30% del venduto.

La società, nel riconoscere l’impianto complessivo delle contestazioni ha già versato all’Erario circa 12 milioni di euro per definire ogni pendenza con il Fisco relativamente agli anni dal 2015 al 2019. Contestualmente, si è impegnata – attraverso la costituzione di una nuova società di diritto italiano – a versare le imposte, anche future, dovute sulle provvigioni maturate sul territorio a far data dal 1° gennaio 2020.

 

 

 

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