‘Ndrangheta, confisca record per un imprenditore reggino legato ai De Stefano

Dalle indagini è emerso che dalla metà degli anni ’80 al 2017 l’uomo avrebbe consolidato la sua attività di imprenditore edile grazie alle cosche

Reggio Calabria – 99 immobili, 234 fra terreni e fabbricati, 7 società, 16 veicoli, 160 milioni di euro. Tanto vale il provvedimento di confisca nei confronti di un imprenditore edile reggino eseguito stamattina dai militari dei comandi provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria, insieme alla D.I.A. e allo S.C.I.C.O., e coordinato dalla procura della repubblica antimafia diretta da Giovanni Bombardieri.

Secondo quanto è emerso dalle indagini, dalla metà degli anni ’80 al 2017, l’uomo avrebbe avviato e consolidato nel territorio reggino il suo ruolo di imprenditore nel settore edile, facendo leva sul sostegno di storiche locali di ‘ndrangheta, prima su quella dei Latella e, dagli anni 2000, in avanti su quella dei De Stefano.

Le indagini

I rapporti sarebbero emersi, tra le altre, nell’ambito delle operazioni “Monopoli” e “Martingala”.

La prima, eseguita dal comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, ha fatto luce su un sistema di partecipazioni criminali coltivate da imprenditori reggini che, sfruttando l’appoggio delle cosche cittadine, sarebbero riusciti ad accumulare, in modo del tutto illecito, enormi profitti subito riciclati in fiorenti e diversificate attività commerciali. Le indagini sono culminate, nel 2018, con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 4 persone per reati aggravati dall’agevolazione mafiosa e al sequestro di compendi aziendali di imprese e società, beni mobili e immobili, per un valore complessivo stimato in 50 milioni di euro.
L’imprenditore è stato condannato in primo grado alla pena di anni 12 di reclusione e alla misura di sicurezza della libertà vigilata per 3 anni, in ordine al reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra l’altro, l’attività investigativa avrebbe consentito di appurare come l’imprenditore avesse stretto “un patto sinallagmatico” con la cosca De Stefano, in base al quale egli aveva espanso le sue attività economiche a carattere speculativo immobiliare, imponendosi come uno dei principali imprenditori cittadini del settore e consentendone l’infiltrazione alla ‘ndrangheta.

La seconda è stata condotta dal locale Centro Operativo della D.I.A. e dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria nei confronti di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti tra cui, a vario titolo, quelli di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, con l’aggravante, per alcuni di essi, del metodo mafioso.

L’attività è stata conclusa nel 2018 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 27 persone, nonché di provvedimenti cautelari reali nei confronti di 51 società – anche estere – partecipazioni sociali, beni mobili e immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo stimato in circa 119 milioni di euro.
In tale ambito sarebbero emersi indizi in ordine alla commissione di reati tributari posti in essere mediante un indebito risparmio d’imposta che avrebbe consentito all’imprenditore di produrre illeciti profitti da reinvestire anche nelle proprie attività aziendali.

L’operazione di oggi, anche valorizzando le risultanze delle precedenti indagini, avrebbe consentito di ricostruire le acquisizioni patrimoniali effettuate dall’anno 1985 all’anno 2017 e di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, anche documentale, il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’imprenditore, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.

Il sequestro

Nel mese di ottobre 2019 la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, ha disposto, di conseguenza, il sequestro del patrimonio riconducibile all’imprenditore e, successivamente, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, con il provvedimento in esecuzione ha decretato l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca dell’intero compendio aziendale di 7 tra imprese e società commerciali attive nel settore edile/immobiliare – comprensivo di 99 immobili e 16 veicoli -, quote di partecipazione al capitale di 2 società attive nei settori edile e turistico, 234 tra terreni e fabbricati, beni mobili, nonché disponibilità finanziarie per un valore complessivamente stimato in oltre 160 milioni di euro. Con lo stesso provvedimento, il Tribunale ha sottoposto l’imprenditore alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di 3 anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.

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