Accanimento

Alberto Campanella al canile di Monte Contessa

Agli inizi fu Campanella

Il primo fu Campanella, non Tommaso, il filosofo teologo e frate domenicano nato poco dopo la metà del Cinquecento, incarcerato e torturato dall’inquisizione romana per eresia. Il Nostro, attualmente vivente, risponde al nome di Alberto, ex capogruppo di Fratelli d’Italia nella sala rossa di Palazzo Tursi, avvocato quarantacinquenne, da qualche mese in pausa politica, in attesa di una candidatura con il partito della Meloni per un posto eccellente fra i banchi del gotha della politica romana.

Lui, allora ancora quarantatreenne, e in carica in Comune come consigliere, rischiò una denuncia per violazione di domicilio. In una fredda notte del gennaio 2019 con un perfetto scavalcamento in stile Fosbury, si era introdotto nel canile municipale di Monte Contessa per controllare personalmente il modo in cui gli animali venivano ospitati. Si era fatto riprendere da un collaboratore ed era scoppiato in lacrime, stravolto per la fatica, o soltanto suggestionato – a suo dire – per il modo inumano in cui venivano ricoverati i poveri ex randagi.

Ovviamente il video, ampiamente diffuso, sapientemente, o forse no, in rete aveva suscitato polemiche a non finire. Durante la notte erano intervenuti gli agenti delle volanti e quelli della polizia giudiziaria provvedendo all’identificazione del consigliere comunale. Nonché constatando che tutto nella struttura era in regola.

E i gestori del canile avevano minacciato denunce, nonostante l’avvocato consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia avesse rivendicato di essere nel pieno delle sue funzioni nelle vesti di membro del comitato tecnico scientifico per il benessere degli animali. Con tanto di fuoco amico da parte di alcuni consiglieri del centrodestra che, di fronte all’atteggiamento intemperante del collega, ne avevano chiesto le dimissioni. Con finale, evidentemente, a tarallucci e vino. Visto che il Campanella aveva continuato a sedere fra i banchi della sala rossa sino alla fine del suo mandato. Con tanto di cagnetta e trasportino. Mischiando, a modo suo, umanità varie e quattro zampe. Politica e bestie.

Politica, politici e cani

Ancora prima era stata l’assessore della prima giunta Bucci, Elisa Serafini, detta “La Ludo”, poi “defenestrata” da “u scindecu cu cria”, e sostituita nel corso del primo rimpasto, a deliberare che i dipendenti pubblici, consiglieri e assessori inclusi potessero accompagnarsi nel corso dello svolgimento delle proprie funzioni, e quindi negli uffici comunali,  con il proprio animale di riferimento. Con tanto di assessore al commercio Paola Bordilli, sempre a favore di selfie in compagnia del suo Tabù, chiwawa (chihuahua), nano o toy a pelo lungo, e altre due dirigenti/dipendenti comunali che si dividono i gradoni delle terrazze di Palazzo Albini a mo’ di sgambatoio dei rispettivi compagni per la vita.

Argomento da pioggia di visualizzazioni sui social quello dei cani, e degli animali in genere. Cani, gatti casalinghi e temporaneamente randagi, persi e ritrovati – ne’ piu ne’ meno degli umani in età avanzata -E ancora ungulati, pappagallini, cinghiali allo stato brado, peste suina e vaiolo delle scimmie. E, addirittura, serpi ritrovate nei giardini e camaleonti. Un bestiario, insomma. Inclusi quelli della politica che in questo specifico e particolare momento storico, in prossimità di elezioni, parrebbero davvero essere tantissimi.

Già la politica con tanti umani in veste di cani e cani trattati né più né meno di esseri umani. Con un discrimine sempre più evanescente. Sempre che nella Comune percezione esista ancora. Con cani abbandonati in autostrada che a volte generano maggiore attenzione dei molti umani costretti a vivere per strada e all’elemosima. Il più delle volte in compagnia di cani.

Ha destato una certa attenzione, per esempio, giusto a fine luglio, la vicenda dei due cani sottratti da una guardia zoofila a Pegli e a Sampierdarena a due clochard che in compagnia del loro animale chiedevano l’elemosina per strada.

Uno, un ex cuoco sardo. Scrive Michele Varì su Primo Canale.it: “La storia più struggente si consuma nelle vie di Sampierdarena: qui un ex cuoco sardo si è visto strappare dalle mani il suo Bregungia, un cane di 17 anni cardiopatico che l’uomo stava accompagnando a morire in Sardegna per esaudire un desiderio della mamma morta da anni e molto affezionata al cane.
L’uomo alla vigilia della partenza per la Sardegna invece si è visto portare via il cane che poi è morto in una clinica veterinaria, lasciando nella disperazione il padrone, Paolo Ortu, che ora vuole giustizia e si è rivolto ai carabinieri:. «Il mio cane era la mia vita, era cardiopatico e curato, ogni giorno lo portavo a fare una flebo dal veterinario, il mio desiderio era solo arrivare in Sardegna per seppellirlo accanto a mia mamma e mia nonna».
Un desiderio che l’uomo riuscirà a esaudire: nei prossimi giorni dovrebbe imbarcarsi e portare la carcassa del cane in Sardegna per l’ultimo viaggio.

Storia diversa, ma assai strana, anche quella dell’altro cane sequestrato a Pegli a un clochard rumeno nei pressi di un market di via Opisso: anche qui la guardia zoofila ha preso l’animale, un cucciolo di pit bull, sostenendo che era vagante, anche se in realtà non era così visto che l’animale gli è stato poi restituito e la guardia denunciata dai carabinieri”.

Più cani che bambini e ragazzi residenti in Liguria

E quello della convivenza fra uomini, cittadini possessori di animali, o anche no, e cani è argomento che proprio qualche giorno fa ha diviso alcuni politici del centrodestra – uomini e cani, politici e cani – quanto più conosco gli uomini, tanto più amo i cani, diceva Madame de Sevigne- . Con consiglieri, ex assessori ed attuali assessori che si pungolano.  Ma, forse, in omaggio agli animali in questione sarebbe meglio dire che si mordicchiano e si accaniscono.

Apre le danze il consigliere comunale leghista Federico Bertorello, ex presidente del consiglio comunale, che annota in un suo post comparso ieri sul profilo social di un doppio raid partito alle 8,30 della mattina nei parchi comunali di Villetta Cambiaso e Villa Gambaro per colpire i malviventi possessori di cani. Una pattuglia di vigili davanti a Villa Gambaro e tre carabinieri all’ingresso di Valletta Cambiaso. E spiega Bertorello: “ Non c’è niente di male ma questo stride con tante persone che si lamentano di aver chiamato le forze dell’ordine per schiamazzi, rumori o altro, sentendosi rispondere che non c’erano mezzi o persone per intervenire. Non polemizzo con gli agenti che fanno il loro dovere, però mi sembra che, soprattutto in questo periodo, ci siano ben altre emergenze su cui concentrare le risorse, e i cani non lo sono”.

Con commento social a stretto giro di posta dell’ex vicesindaco di Fratelli d’Italia Massimo Nicolò: “La situazione dei cani da compagnia è ormai una realtà che secondo me sta sfuggendo di mano”. Con tanto di cifre: “281.892 cani registrati quest’anno in Liguria all’anagrafe canina, con 166.326 bambini e ragazzi fino ai 14 anni residenti in Liguria nel 2021. Basterebbe, forse, fare un figlio in più e comprare un cane in meno per riequilibrare questa enorme differenza. È un problema sociale che non si può risolvere con le multe o l’inquisizione”. Lapalissianamente, insomma. O forse tutto troppo banale e troppo facile. Con tutto quello che ci sarebbe da dire, anche ai giorni nostri, sulle difficoltà di crescere un figlio, mantenerlo e farlo studiare perché alla fine di tutto oltre a realizzarsi trovi anche un lavoro. Con tutto il rispetto accudire un cane o un gatto mi risulta tutt’altra cosa. Già, cani e gatti, da sempre tanto divisivi.

Ricordo, per esempio quando l’allora consigliere comunale di Forza Italia Alberto Gagliardi, e parlo di ben tredici anni fa, ebbe l’ardire di proporre un patentino obbligatorio per i padroni di cani sottoponendo all’assessore  di turno al ciclo dei rifiuti del Comune di Genova, Carlo Senesi, il caso delle deiezioni lasciate in strada a ella posta dai loro proprietari. “La colpa non è dei loro cani – accusò prontamente in quell’occasione Gagliardi – la colpa è dei loro padroni troppo spesso indisciplinati”. Amore e odio per gli animali da compagnia e, soprattutto, per i loro proprietari da parte di Alberto Gagliardi che, in linea con la sua prevenzione nei confronti di alcuni “ padroni” già nel lontano ‘98, allora come esponente del PDL in parlamento, propose di inserire cani e gatti nello stato di famiglia. Proprio come un figlio.

Quelle violazioni dei proprietari dei cani

Con un dustinguo, comunque anche fra cani e gatti. Che i gatti solitamente “sporcano” in casa. Mentre alzi la mano chi non ha dovuto procedere a zig zag per non sporcarsi le sule in qualche cacca di cane amabilmente abbandonata per strada dal suo altrettanto amabile proprietario.

Epperò, come ammonisce Bertorello, chi potrebbe avere il coraggio di dare priorità a questo esempio di inciviltà additandola come l’ emergenza delle emergenze. In una ipotetica graduatoria, chi avrebbe il coraggio di anteporla alle urla e agli schiamazzi notturni dei genovesi, più o meno giovani, agli incidenti stradali a causa del consumo di alcolici, o come fa notare l’ex vicesindaco di Fratelli d’Italia Massimo Nicolò, allo storico decremento delle nascite?

Benaltrismo, direbbe qualcuno. Senza contare che l’assessore alla sicurezza Sergio Gambino taglia corto: “Non risultano operazioni congiunte della polizia locale con altre forze di polizia svolte nella giornata di ieri presso i parchi citato dall’assessore Bertorello. Siamo però consapevoli che fra le tante situazioni che la polizia locale deve affrontare quotidianamente anche quella delle violazioni di leggi e regolamenti da parte di proprietari di cani debba avere la giusta attenzione”.

In pratica un caso che non esiste, un ballon d’essai a uso social. Una bolla di sapone, che…poof si scioglie al sole e alla calura di questi giorni, giusto per mantenere in trance agonistica i famelici digitatori da tastiera che popolano i social anche in questo caldo week end che precede la giornata di Ferragosto.

Sempre che il fantasioso assessore al personale, la SuperMarta Brusoni, quella che ha coniato il fantastico concorso per frasi, citazioni e aforismi motivazionali, riservato ai dipendenti comunali per ridipingere ad ogni piano i muri degli uffici, lanciato attraverso l’ufficio benessere dei dipendenti comunali, non decida di affiancargliene un altro. Un ufficio benessere per gli animali da compagnia in ufficio. Magari lanciando un altro concorso con tanto di frasi, citazioni, aforismi  sull’importanza di lavorare in compagnia degli animali di compagnia.

In fondo non è altro che politica di Ferragosto. Prima del rendiconto elettorale.

E con cani e gatti, in questo caso tanti e umani, uniti in una coalizione qualsiasi. Quindi, mi domando, perché tanto ac-cani-mento? E con questo caldo, poi?

Paolo De Totero

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