Crisi energetica, Tabarelli (Nomisma): “In caso di razionamento bisogna riaprire le centrali a carbone”

Bollette di luce e gas insostenibili per imprese e famiglie

Le scorte per l’inverno sembrano preoccupare Nomisma, società che realizza ricerche di mercato e consulenze, che avverte come in caso di razionamento si debba esser pronti a riaprire le centrali al carbone.

Allarme anche sul fronte della diversificazione degli approvvigionamenti, tanto che per Federpetroli  bisognerebbe rivedere gli accordi presi di recente con l’Africa. La transizione ecologica in generale, e di conseguenza quella energetica, puntava dritto a un ruolo da protagonista del gas, proprio come fonte di transizione, tra un passato ‘fossile’ e un futuro ‘pulito’.

La guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia, il singhiozzo del Nord stream 1, e le tensioni dei mercati – con la galoppata dell’inflazione – hanno portato alla situazione attuale e a bollette di luce e gas insostenibili per imprese e famiglie.

La discesa della quotazione dei prezzi europei dei contratti sul gas sono in calo, dopo un settimana veramente difficile, ma la situazione resta complicata. La volatilità dei mercati non lascia spazio a equilibri e per questo il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli mette in guardia: “Bisogna anche agire sul carbone. Aprire subito La Spezia. Vi sono unità chiuse a Fusina e Brindisi. Nei giorni in cui farà più freddo possono dare una mano. Senza dimenticare i rigassificatori, necessari per la sicurezza energetica.

Per Tabarelli sarà necessario riscrivere il piano di trivellazione e riaprire le autorizzazioni per tutta l’attività di ricerca e produzione in Italia ferma al 2018. Questo perché “potrebbero servire nel caso in cui si debba attuare il piano di razionamento per i mesi di gennaio e febbraio, se i picchi di domanda dovessero superare “i 400 milioni di metri cubi di gas al giorno. E’ in quel momento che le scorte cominciano a calare”.

Attivarsi per l’autunno è anche la preoccupazione di Federpetroli: “Il gas alla fine si troverà – rileva il presidente Michele Marsiglia – il problema, però, è che se non si cambierà marcia, verrà pagato a un costo stratosferico. Urge il Piano B, ovvero rivedere gli accordi presi negli ultimi mesi con l’Africa per tamponare l’emergenza”. Anche perché – conclude – per esempio per avere dei benefici dal giacimento di gas di Eni scoperto al largo di Cipro bisognerà aspettare almeno cinque anni.

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