L’autunno si avvicina e con lui gli eventi estremi: e noi siamo pronti?

Bruzzone (Pd): “Siamo pronti ad avere paura”

Genova – Genova è una città di torrenti brevi, così secchi da sembrare innocui. Almeno d’estate. L’attraversano come i piccoli vasi sanguigni di un apparato circolatorio che alle prime piogge impazzisce. E uccide. Il catalogo macabro delle vittime, gestito e aggiornato dal Cnr-Irpi, ci parla di 84 eventi tra inondazioni e frane che dal 1835 a oggi hanno causato in città 86 tra morti e dispersi e più di tremila sfollati.
Una storia di alluvioni che non si ferma e anzi sembra aggravarsi col procedere della crisi climatica. E infatti il rischio idrogeologico, già altissimo in città, è aggravato dalla lunga assenza di piogge che ha inaridito il suolo. È anche per questo che i torrenti si riempiono velocemente trascinando a valle  ogni cosa.
E dunque siamo pronti ad affrontare un altro autunno di eventi estremi?

“Siamo pronti ad avere paura” risponde Rita Bruzzone, consigliera comunale del Pd e voltrese doc, che sottolinea: “Viviamo un territorio dove il dissesto idrogeologico la fa da padrone e come ho già detto durante la commissione comunale di lunedì scorso, che si riferiva proprio allo stato di pulizia e di sicurezza dei torrenti e dei rivi, Aster ha fatto tre interventi: uno sulla foce del Varenna, uno sul Branega che è in atto adesso, quello sul fiume Leira completato a marzo”.
Punto. Nessuna manutenzione sul Cerusa “che nel 2014 è quello che ha creato moltissimi problemi come la famosa alluvione a Fabbriche“, dice ancora Bruzzone aggiungendo che “finché la pulizia dei rivi si fa alle foci e non si fa a monte non risolveremo mai il problema” e poi ci invita ad andare all’Acquasanta. “Andate a vedere cosa c’è nell’alveo del fiume”, dice spiegando che “il problema non è la vegetazione bassa, non sono le canne, perché l’acqua le trascina con sé. Il problema sono le bombe d’acqua che trovano i fusti degli alberi a fare diga e immancabilmente determinano le esondazioni”.
Stessa cosa vale per i livelli dei dragaggi“Se non vengono fatti correttamente alzano l’alveo, come sta accadendo al Varenna, e trasformano il torrente in una bomba a orologeria” pronta a esplodere “se il vento di libeccio spinge il mare verso la foce a bloccare le acque dolci”.
Una situazione che in passato abbiamo vissuto tante volte, troppe.
“A Crevari abbiamo avuto episodi drammatici in cui i torrentelli, quelli che si chiamano rii senza nome, si sono trasformati in piene che a loro volta hanno innescato delle frane. Vesima, poi, è l’esempio più eclatante di territorio lasciato a se stesso in cui il dissesto idrogeologico, la ricchezza di acque e la cattiva regimentazione dai ponti autostradali hanno determinato ben più di un’esondazione”, continua Bruzzone denunciando che “ora il nostro timore è quello di non ritrovarci nelle stesse condizioni, visto che qua, dal ’70 in poi, abbiamo avuto anche dei morti”. Per questo “chiediamo una mappatura precisa di tutti i rivi e una pulizia vera. Portiamo via i fusti degli alberi dal letto dei fiumi e obblighiamo i frontisti a pulire la loro parte”.

E soprattutto “prevediamo una programmazione economica forte che consenta ad Aster di intervenire davvero su tutto il territorio genovese, che presenta criticità ovunque”. E in effetti, precisa Bruzzone, da gennaio a dicembre 2022 “i fondi impegnati sono 2 milioni e 700mila euro per 45 interventi, più i ripascimenti e le riprofilature, e il PNRR ha autorizzato un solo intervento. Non basta”.
Non basta perché ci sono torrenti che a Genova fanno ancora paura.

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.