Questioni di naso

Restare a galla

Chiedo scusa per aver fatto riferimento,  del tutto involontariamente nel mio ultimo articolo, alle questioni di naso, alludendo al fiuto politico di certi personaggi della nostra classe dirigente, quella che ormai da parecchi anni frequenta i palazzi romani e non solo.

Insomma, mi sono sentito, a mia volta un po’ preso per il naso, fiutando l’aria di questa ultima settimana di campagna elettorale, tra comizi, vernissage, video e tik tok in cui spesso e volentieri i nostri politici, più o meo di riferimento, espongono e si espongono a ruota libera, e a rotta di collo. Senza badare al fatto che magari così, dietro l’angolo si presenta lo schianto doloroso quanto inaspettato. Effetti, come dicevo, del “a ruota libera” e del “a rotta di collo”.

Perchè ormai tutto è ridotto a battuta, a banalità, a barzelletta. Senza badare troppo se il messaggio sia limitato ai quattro amici al bar, agli elettori o potenziali tali, ai supporter che ti sostengono sempre e comunque, oppure venga pronunciato nella sacralità di una sede istituzionale e magari rappresentando anche per la carica un’istituzione. E in questo ultimo periodo gli episodi esemplificativi a sostegno di quanto sto scrivendo potrebbero essere molteplici con un sindaco di tutti, ma in vena di divisioni, che, nella sacralità del consiglio comunale, dice papale papale che non ci possono essere genovesi che non sanno nuotare, istituendo di fatto una sorta di gruppo o gruppone di genovesi di serie b. Appunto quelli che con lo stare a galla non hanno dimestichezza. Succede, che nell’impeto oratorio battutista, la classica buccia di banana sia in agguato favorendo il successivo scivolone.

L’immancabile barzelletta

Ma la politica, ormai, purtroppo è questa roba qui. Troppo spesso schiavi del politicamente corretto ci siamo ritrovati con rappresentanti istituzionali che magari, per il gusto della battuta finiscono per esagerare, confondendo la sede con il tavolo dell’apericena e riducendo la platea di una cerimonia ai classici quattro amici al bar.

Accade, è accaduto nel piattume e nella sciatteria generale dei lunghi coltelli che caratterizza la corsa all’apparire di questa ultima giunta di mastro Bucci in balia di uno scivolo che questa volta scivola per davvero.

Succede perciò che in occasione della cerimonia in sinagoga per celebrare la Giornata della cultura ebraica l’assessore Lorenza Rosso con un elenco di deleghe lungo così,  dall’Avvocatura e Affari legali alle Politiche socio Sanitarie, dai Servizi sociali e Distretti Socio Sanitari ai Rapporti con gli Enti di programmazione e gestione dei Servizi Sanitari, dalle Politiche di sostegno alla famiglia all’Agenzia per la famiglia, dalla Progettualità e sostegno a favore dei diversamente abili e relativo diritto allo studio alle Tutela dei diritti delle fasce deboli e ai Rapporti con Consiglio comunale e Città Metropolitana, tanto per rompere il ghiaccio se ne esca con una boutade, di quelle che si raccontavano fra loro nelle “brauerei” sui particolari genetici dei suoi ospiti.

Certo Lorenza Rosso, allo scopo di alleviare probabilmente il personale senso di colpa avverte che la barzelletta gliela raccontava un suo amico semita che purtroppo è scomparso – un po’ come quelli che accusati di omofobia negano giustificandosi di avere un sacco di amici nella comunità gay -.

E dunque indomita trapezista via con il doppio salto mortale nel vuoto. Dunque diceva l’amico semita scomparso, magari con l’intento di dissolvere almeno un po’ l’automatico e istintivo senso di colpa che aleggia in ognuno di noi nei loro confronti ironizzando a sua volta sulla propaganda nazista antisemita: “sapete perche gli ebrei hanno un naso grande? Perché l’aria è gratis”. Ah, no…. non contenta, e ormai in vena di banalità, ha provato  a metterci la pezza – la classica pezza peggio del buco – ironizzando anche sulla supposta vicinanza fra liguri/genovesi e semiti basata sulla comune riguardo per il risparmio.

Gelo in sala dove ai molti presenti deve essersi congelato il naso, di fronte allo sbalzo di temperatura.

“Per riempire il tempo potrei raccontare anche io qualche barzelletta”

Con regolare inserimento del video con tanto di saluto dell’assessore Lorenza Rosso, che fra l’altro ha fra le sue deleghe anche la tutela dei diritti delle fasce deboli, alla cerimonia tenutasi in Sinagoga e nascita istantanea di polemiche via social.

Ci ha scherzato su la mia amica social Barbara Barattani: “A me, personalmente, piace moltissimo l’umorismo yiddish, ma anche il decoro istituzionale… la prossima andrà meglio“.

E comunque il grande Woody Allen avrebbe saputo senza dubbio fare meglio. E poi lui ha sempre fatto l’attore, il comico, il regista; ma non il politico.

Ha commentato Raffaella Petraroli, presidente della comunità ebraica di Genova:” Mi ha stupito molto l’inadeguatezza dell’intervento a una giornata che ha un rilievo nazionale culturale importantissimo. Non era questo il modo di intervenire”.  Ariel dello Strologo, ex presidente della comunità ebraica genovese da cui si è dimesso per candidarsi a sindaco contro Marco Bucci, commenta amaro e con il necessario sarcasmo: “Magari per riempire il tempo potrei raccontare anche io qualche barzelletta”.

E arriva anche il comunicato del Pd e dell’opposizione di centrosinistra in consiglio comunale nel quale, e non poteva essere diversamente, l’accenno al clima politico di cui simili stereotipi non possono che essere emblematici è velato ma puntuale. Tanto da chiedere le dimissioni dell’avvocato assessore messa nel mirino.

E attendo a breve anche le proteste dell’associazione “nasi importanti” e di quella dei “liguri/genovesi indomitamente spendaccioni”.

Offese in punta di naso

A sostegno dei primi, ai quali per mia sfortuna appartengo, mi piace spendere il monologo del naso dal Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand che mi spesso assistito nella mia esistenza di giornalista con naso importante. E dunque

Il monologo del naso

Atto I, sc IV

DE GUICHE Adesso ci ha seccati!
IL VISCONTE DI VALVERT Che fanfarone!
DE GUICHE E alcuno
non è buono a rispondergli per le rime?…
IL VISCONTE Nessuno?
Vado a lanciargli io stesso, vedrete, un di quei tratti!

Voi… voi… avete un naso… eh… molto grande!…
CIRANO (grave) Infatti!
IL VISCONTE (ridendo) Ah!
CIRANO (imperturbabile) Questo è tutto?…
IL VISCONTE Ma…
CIRANO È assai ben poca cosa!

Se ne potevan dire… ma ce n’erano a josa,
variando di tono. – Si potea, putacaso,
dirmi, in tono aggressivo: « Se avessi un cotal naso,
immediatamente me lo farei tagliare!»

Amichevole: «Quando bevete, dée pescare
nel bicchiere: fornitevi di un qualche vaso adatto!»

Descrittivo: «È una rocca! … È un picco! …Un capoaffatto…
Ma che! l’è una penisola, in parola d’onore!»

Curioso: «A che serve quest’affare, o signore?
forse da scrivania, o da portagioielli?»

Vezzoso: «Amate dunque a tal punto gli uccelli
che vi preoccupate con amore paterno
di offrire alle lor piccole zampe un sì degno perno?»

Truculento: «Ehi, messere, quando nello starnuto
il vapor del tabacco v’esce da un tale imbuto,
non gridano i vicini al fuoco nella cappa?»

Cortese: «State attento, che di cotesta chiappa
il peso non vi mandi per terra, a capo chino!»

Tenero: «Provvedetelo di un piccolo ombrellino,
perché il suo bel colore non se ne vada al sole!»
Pedante: «L’animale che Aristofane vuole
si chiami ippocampelofantocamaleonte
tante ossa e tanta carne ebbe sotto la fronte!»

Arrogante: «Ohi, compare, è in moda quel puntello?
Si può infatti benissimo sospendervi il cappello!»

Enfatico: «Alcun vento, o naso magistrale,
non può tutto infreddarti, eccetto il Maestrale!»

Drammatico: «È il Mar Rosso, quando ha l’emorragia!»
Ammirativo: «Oh, insegna di gran profumeria!»
Lirico: «È una conca? Siete un genio del mare?»

Semplice: «Il monumento si potrà visitare?»
Rispettoso: «Soffrite vi si ossequii, messere:
questo sì che vuol dire qualcosa al sole avere!»
Rustico: «Ohé, corbezzole! Dàgli, dàgli al nasino!
E un cavolo gigante o un popon piccolino?»

Militare: – «Puntate contro cavalleria!»
Pratico: «Lo vorreste mettere in lotteria?»
Ecco, ecco, a un di presso, ciò che detto mi avreste
se qualche po’ di spirito e di lettere aveste.

Ma di spirito, voi, miserrimo furfante,
mai non ne aveste un’oncia, e di lettere tante
quante occorrono a far la parola: cretino!

Aveste avuto, altronde, l’ingegno così fino
da potermi al cospetto dell’inclita brigata
servirmi tutti i punti di questa cicalata,
non ne avreste nemmeno la metà proferito
del quarto d’una sillaba, ché, come avete udito,
ho vena da servirmeli senz’alcuna riserva,
ma non permetto affatto che un altro me li serva.

 Ecco e comunque sempre sul tema, con la necessaria ironia ascoltate “o naso mio” di Juca Chaves brasiliano trasferitosi in Italia dopo il colpo di stato militare in Brasile e tradotta da Giorgio Calabrese. Dove si dice: “Inconveniente del cosiddetto canapione per cui la sola soluzione è drastica, necessita urgentemente di una plastica”.

Punti di vista, ovviamente. Per chi non fa soltanto questioni di etnie ma anche ed ovviamente di prerogative fisiche, ma anche no, più o meno importanti.

Questioni di naso, appunto e non tanto di dimensioni, quanto come dicevo prima di fiuto…, o peggio…. di cervello. Insomma per l’assessore che assomma fra l’altro Politiche di sostegno alla famiglia, agenzia per la famiglia, Progettualità e sostegno a favore dei diversamente abili e relativo diritto allo studio alle Tutela dei diritti delle fasce deboli, introdurre certe discriminanti, scherzosamente o meno, è un fatto grave. E stavolta Bucci non dovrebbe essere disponibile a scherzarci su. Anche perché dicendo pubblicamente che era stato trattenuto per fatti personali ha indirettamente confermato come il nostro primo cittadino, in seguito a qualche arrabbiatura di troppo, abbia dovuto rallentare un po’ per ragioni di salute. Anche se poi magari Lui cercherà di sbrogliare tutto con una battuta: “scusate, non ho potuto essere presente, ma me la sentivo colare dal naso”….Ops.

Paolo De Totero

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