La Cassazione respinge i ricorsi, in manette 27 imputati dell’operazione “Federico II”

Gli arresti effettuati dalla DIA a seguito della sentenza di condanna pronunciata  dalla Corte d’Appello di Lecce

Lecce – Nel 2016 grazie all’operazione antidroga “Federico II” furono smantellate due organizzazioni mafiose dedite al traffico di droga e alle estorsioni, di cui facevano parte nomi di spicco della “Sacra corona unita”. In primo grado il Gup Cinzia Vergine aveva inflitto oltre 400 anni di carcere ai 48 imputati, 38 dei quali scelsero l’abbreviato. Nel 2020 il processo d’appello si concluse con molte condanne, qualche sconto di pena e alcune scarcerazioni dopo l’intervento del tribunale del riesame.

Ricorsi inammissibili

Oggi, La Direzione Investigativa Antimafia dopo che la Suprema Corte di Cassazione ha respinto e ritenuto inammissibili i ricorsi della maggior parte degli imputati nel processo scaturito dall’operazione “Federico II”, ha dato esecuzione, su richiesta della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Lecce, alla sentenza della Corte d’Appello di Lecce del 1° luglio 2020, in esito alla quale sono stati notificati 27 ordini di carcerazione ad altrettanti soggetti residenti 25 in provincia di Lecce, 1 in provincia di Trieste ed 1 in provincia di Brindisi, e di cui 21 italiani e 6 di origine albanese. Le pene inflitte vanno da un minimo di 3 anni a un massimo di 16.

Le indagini iniziarono nel 2012

L’attività investigativa avviata nell’agosto del 2012 si è conclusa nell’agosto del 2013 con 48 indagati. A dicembre del 2016 è stata eseguita un’O.C.C. (Ordinanza di custodia cautelare) emessa dal GIP presso il Tribunale di Lecce su richiesta della Procura della Repubblica, DDA di Lecce, a carico di 21 persone ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione di tipo mafioso, traffico e spaccio di stupefacenti.

Organizzazione di trafficanti italo – albanesi

L’indagine aveva portato alla disarticolazione di due distinte organizzazioni, di cui una di stampo mafioso dedita alle estorsioni e al traffico di stupefacenti e un’altra italo – albanese dedita all’importazione dall’Albania d’ingenti quantitativi di eroina.
Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati anche beni mobili e immobili per i quali è stata successivamente disposta la confisca, in particolare n. 1 villa; n. 1 appartamento; n. 1 box; n. 2 conti correnti; n. 1 compendio aziendale di una ditta individuale; il 95% del compendio aziendale di una società.

 

 

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