Rifiuti del tunnel del Brennero smaltiti in terreni destinati alla produzione agricola

Secondo gli investigatori sarebbero circa 100.000 i metri quadrati di terreni interessati dallo sversamento illegale di rifiuti

Trento –  La Procura di Trento, i Carabinieri del Noe e gli ispettori dell’Appa provinciale hanno individuato nella zona di Ton le aree in cui sarebbero stati in parte smaltiti i rifiuti provenienti dai lavori per la realizzazione della galleria di base. Secondo gli investigatori, sarebbero circa 100.000 i metri quadrati di terreni interessati da una parte dello smaltimento dei rifiuti.

L’indagine Brennero

Si tratta di un ulteriore passaggio dell’indagine “Brennero”, che lo scorso febbraio aveva portato al sequestro di un impianto di recupero rifiuti a Denno, sempre in val di Non, gestito da una società con sede in provincia di Trento. Secondo quanto ricostruito dal Noe  e dagli ispettori del Nucleo ispettivo di Appa, coordinati dal procuratore capo Sandro Raimondi e dalla pm Alessandra Liverani, sarebbero stati smaltiti illecitamente, negli ultimi tre anni, 400.000 tonnellate di materiale di cui una parte, sostengono gli inquirenti,  potrebbe proviene anche dai lavori per la realizzazione del collegamento tra la galleria di base del Brennero e la stazione centrale di Innsbruck.

Inoltre, alcuni terreni già piantumati, sono stati trasformati in vere e proprie discariche, come il sito demaniale a Campodenno di circa 7.000 metri quadrati dove sarebbero stati smaltiti non i rifiuti del tunnel del Brennero ma una parte dei limi prodotti da un impianto che si occupa di lavorazione di materiali per l’edilizia.

Nessuno si è accorto della discarica

Si tratta di un’area dove viene macinato materiale che, una volta processato e lavato, lascia un residuo che dovrebbe essere smaltito secondo precise regole e non – come sostengono gli inquirenti – gettato in uno scavo tanto profondo da arrivare alla falda. Il materiale ottenuto dallo scavo, hanno ricostruito gli investigatori, veniva poi rivenduto. Si tratta di una zona che si sviluppa tra il fiume Noce e la strada ss43, di proprietà del Servizio bacini montani della Provincia autonoma di Trento, e pare che tutto sia avvenuto senza che nessuno si sia accorto di nulla.

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