Tassista genovese non permette a Silvia Salis di pagare con il pos, è polemica

Al centro delle discussioni sui social c’è l’utilizzo del pos, e la Cooperativa radio Taxi è pronta a prendere provvedimenti

Genova – Pos si, pos no, solo per chi spende una cifra ragionevole, no per il caffè, e poi ci sono le banche che se ne approfittano, le spese sono alte, e soprattutto perchè le devo pagare sulle imposte quando emetto fattura. Questi sono i vari punti di vista che vanno per la maggiore sui social. Di certo il pagamento elettronico all’estero è la normalità da molti anni, addirittura acquistare un prodotto di prezzo medio alto negli Usa è sintomo di poca trasparenza e di dubbia provenienza del denaro. Basterebbe, però, capire come fanno i paesi europei più evoluti  e come hanno ovviato a tutti gli inconvenienti che sembra si presenteranno in Italia una volta che la norma verrà applicata. Di certo la banca si prende la percentuale anche sulle tasse, e forse per fare una cosa ben fatta, il Governo dovrebbe fare un accordo per calmierare le commissioni sulle transazioni fatte con il pos, magari obbligando gli istituti a due tariffe sulle commissioni in base all’importo. Ma si sa, il nostro sistema bancario è rimasto ben saldo al ‘900, e nessuna coalizione politica si sognera di metterlo in discussione.

Tornando al fatto di cronaca in senso stretto, Silvia Salis, ex campionessa di lancio al martello e vicepresidente del Coni, sale su un taxi e quando cerca di pagare la corsa utilizzando il pos, il tassista rifiuta di accettare il pagamento digitale. Scoppia il putiferio sui social, i naviganti si dividono in due distinte tifoserie (come al solito) e si apre un dibattito serrato che va dal “sei un barbone che vai in giro senza soldi” per arrivare a “esci dalla caverna che siamo nel 2022”.

Il comunicato della Cooperativa Radio Taxi Genova

Dopo il “fattaccio” è intervenuta la Cooperativa Radio Taxi Genova che in una nota “ si scusa a nome di tutta la categoria ed esprime la sua ferma condanna dell’accaduto, stigmatizzando il comportamento di chi si rifiuta di accettare strumenti di pagamento digitali.

Nel comunicato si legge: “A seguito della denuncia dell’episodio, abbiamo avviato una verifica interna per capire se il tassista che si è rifiutato di accettare il pagamento con il Bancomat faccia parte della nostra Cooperativa e, in tal caso, siamo pronti a prendere gli opportuni provvedimenti disciplinari e a segnalare all’ufficio Autopubbliche del Comune di Genova per le sanzioni previste” commenta Valter Centanaro, presidente della Cooperativa Radio Taxi Genova. “L’obbligo di POS a bordo è infatti obbligatorio per nostro regolamento interno dal 2015 e dall’aprile 2022 è previsto anche dal regolamento comunale del servizio. La nostra volontà, come 5966, è quella di procedere nell’accettare qualsiasi strumento di pagamento venga scelto dal cliente”.

Ma quanto costa il pos?

I commercianti, solo alcuni non tutti, lamentano che con l’utilizzo dei pagamenti digitali c’è un aggravio di costi.

Ecco una piccola ricerca di mercato per capire quanto costa il pos a un esercente. Il circuito più favorevole, fino ad oggi,  sembra essere Satispay che richiede dolo di scaricare una app gratuita su smartphone, non ha apparecchiature, e offre zero commissioni su pagamenti sotto i 10 euro e un prelievo dello 0,2 su quelle superiori. Nexi, azienda più sturtturata,  offre un ventaglio di possibilità: l’installazione dei Pos costa da 14 a 99 euro, non c’è canone mensile e le commissioni vanno da 0 (su piccoli importi) a 1,89. Il costo di Sum up è invece una commissione a 1,85 con zero canone e zero costo di attivazione.
Per certo l’uso del pos scoraggia i pagamenti in nero, ma per il caffè e la focaccia, tenetevi in tasca un po’ di monetine, perchè è vero che a New York con la carta si paga anche la colazione, ma non costa meno di 6 dollari.

 

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