Pesticidi, Confeuro: “Il rinnovo dell’utilizzo del glifosato getta un’ombra sul Green Deal”

Un’agricoltura senza pericolosi erbicidi non è solo possibile, ma può arrivare ad assicurare livelli di produzione uguali o migliori di quella usa prodotti di sintesi industriale

Roma –  La decisione della Commissione europea di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato in attesa delle valutazioni scientifiche viola il principio di precauzione e getta un’ombra sul Green Deal europeo. A dirlo è il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso, nel precisare che da tempo si sapeva che la proroga di un anno sarebbe stata concessa, nonostante i tanti dubbi sollevati dai ricercatori indipendenti sulla sicurezza dell’erbicida più diffuso al mondo. Per Tiso, ciò che più stupisce è che la scelta sia stata effettuata in assenza di una nuova analisi dell’Efsa, il cui nuovo parere arriverà soltanto il prossimo luglio.

“La vicenda fa emergere molti problemi, non ultimo quello legato alle risorse e all’organizzazione delle agenzie europee di controllo”, precisa Tiso, le cui valutazioni sulla sicurezza dei fitofarmaci “dovrebbero essere completate prima della scadenza delle autorizzazioni, cosi’ da permettere decisioni fondate su dati scientifici. Il presidente ricorda che sabato 10 dicembre il Consiglio europeo dell’agricoltura e della pesca (Agrifish) si riunira’ per discutere il nuovo regolamento per l’utilizzo dei fitofarmaci che prevede obiettivi vincolanti di riduzione. Per Tiso pero’ c’e’ pero’ il rischio che la maggioranza dei ministri voti a favore di un’ulteriore valutazione d’impatto da parte della Commissione, che farebbe slittare a dopo le elezioni europee l’adozione del regolamento. Da quanto trapela da Bruxelles, anche l’Italia avrebbe fatto propria questa posizione. Da qui la richiesta di Confeuro al Governo, “di mostrare coraggio votando per l’adozione immediata delle nuove regole sui pesticidi con l’obiettivo di accelerare la transizione verde”.

Chi è esposto al glifosato?

Il glifosato è un erbicida utilizzato non soltanto in agricoltura ma anche nel giardinaggio e nella manutenzione del verde urbano. Di conseguenza i primi ad essere esposti sono i lavoratori che lo utilizzano.
Non solo, residui di pesticidi si possono trovare nelle falde acquifere, nei parchi cittadini, sul ciglio delle strade e naturalmente nel cibo. L’uomo è regolarmente esposto a piccole quantità di residui di glifosate in alimenti di prima necessità come pane, cereali e lenticchie (studio ISPRA-ISDE).
I rischi derivano soprattutto dal grano d’importazione.
La maggior parte proviene dal Canada, primo fornitore per l’Italia con 1,2 milioni di tonnellate all’anno, che autorizza i propri agricoltori ad usare il diserbante anche in fase di pre raccolta, con accumulo della sostanza nella pianta. Il risultato è che,  nonostante le restrizioni imposte ai nostri agricoltori, quasi un pacco di pasta su cinque, in Italia, è fatto con grano trattato.

Un’agricoltura senza pesticidi è possibile

Un’agricoltura senza pericolosi erbicidi non è solo possibile, ma può arrivare ad assicurare livelli di produzione uguali o migliori di quella che si avvale dei prodotti di sintesi industriale – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La conferma arriva dall’ultimo studio triennale realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che dimostra come rinunciando all’erbicida più diffuso al mondo, il glifosato, si ottengano rese delle colture paragonabili se non superiori. In sostituzione del glifosato, i ricercatori hanno utilizzato una pianta comune, la veccia, per realizzare una copertura naturale dei terreni che ha protetto il suolo dalle erbacce e fornito al tempo stesso azoto alle coltivazioni.

In una fase in cui l’Europa è tentata di fare marcia indietro sul taglio dei pesticidi, la ricerca di Pisa mostra che la strada è un’altra e percorrerla non equivale certo a un salto nel buio – continua Tiso. È inoltre importante notare come la ricerca scientifica possa e debba approfondire anche le tecniche naturali di coltivazione e non concentrarsi unicamente su nuovi prodotti figli della chimica industriale.

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