Identikit di Monte Scarpino, storia di ordinaria “rumenta”

“Emergenza” è una parola chiave nella storia del nostro Paese. Che sia reale o costruita, essa permette di scivolare nella sfera della deroga e di creare un vuoto dove tutto è possibile

1968

Scarpino1, la parte più vecchia della discarica, nasce come sito provvisorio per rispondere all’emergenza rifiuti determinata dall’inadeguatezza del piccolo inceneritore di Nervi, che non riusciva più a sostenere i ritmi di crescita di Genova, e in attesa del completamento dell’inceneritore della Volpara, in Valbisagno.
La discarica è priva dell’impermeabilizzazione del fondo e poggia sulle sorgenti del rio Cassinelle, in un’area che anticamente si chiamava “i laghetti”.
All’epoca era sindaco di Genova il democristiano Augusto Pedullà.

1976

Nei primi anni di esercizio e fino al 1976, quando l’incidente dell’ICMESA di Seveso svelerà gli orrori della diossina, per ridurre i volumi della spazzatura la discarica veniva incendiata.
Incombusti e diossine si trovano nel corpo rifiuti di Scarpino1?

Seveso, 1976

Anni ‘80

Sono gli anni di Fulvio Cerofolini e Cesare Campart.
Il Gruppo Acqua, una società che faceva capo all’onorevole socialista Gianni De Michelis, realizza un prototipo di depuratore che sprofonderà nella spazzatura. Oggi risulta tombato. Non è dato sapere quali siano stati i costi sostenuti dalla comunità.

1986

Nasce Amiu Genova, l’azienda municipalizzata per l’igiene urbana. Prima di questa data, del ciclo dei rifiuti della città si occupava direttamente il Comune.

Anni ’90

In vista della chiusura di Scarpino1, nel 1992 comincia la costruzione di Scarpino2. Questa volta con un occhio all’impermeabilizzazione e alla gestione del percolato ma sempre in emergenza a causa dei tentennamenti della politica che temporeggiava nell’attesa del via libera a un inceneritore. Il modulo sarà pronto nel 1995. A Tursi siede il primo Sindaco scelto dai genovesi, Adriano Sansa.

Dal 1968 alla data di cessazione dell’esercizio, nella vecchia discarica sono stati sepolti circa 10 milioni di metri cubi di “tal quale”, vale a dire rifiuti senza selezione né trattamento. Uno strato che in alcuni punti raggiunge gli 80 metri di profondità e che nessuno ha mai messo in sicurezza. Così negli anni il percolato è passato allegramente nel rio Cassinelle, affluente del torrente Chiaravagna, e giù fino al mare.

1999

La giunta Pericu propone la costruzione di un inceneritore sotto la Lanterna. Si spaccano la cittadinanza e la politica. Le dimissioni dell’assessore all’Ambiente, Chiara Malagoli dei Verdi, affossano definitivamente il progetto.

Intanto, nel 1997, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro (AIRC) aveva confermato che le diossine sono cancerogene per l’uomo. Gli inceneritori sono la maggior fonte di emissione di diossine: che senso aveva aggiungere questo nuovo rischio?

Progetto Enel-SEA (datato 1996) e stralcio della bozza del contratto GEA-AMIU (1999)

2002

La municipalizzata genovese dei rifiuti diventa una società per azioni.

2003

Il percolato di Scarpino viene dirottato al depuratore di Cornigliano attraverso un percolatodotto lungo 7 chilometri e costato qualcosa come quattro miliardi e mezzo delle vecchie lire.

Il percolato da discarica si genera sia con l’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti – e Scarpino è costruita su 29 risorgive -, sia con la loro decomposizione. Per legge, va captato e trattato in situ oppure trasportato in impianti autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi.
Il depuratore di Cornigliano è un depuratore per trattamento biologico che è ideale per i liquami provenienti da discariche giovani e ricche di sostanza organica facilmente biodegradabile ma non va molto bene per percolati “vecchi”, saturi di azoto ammoniacale, sostanza che interferisce con i processi di depurazione dei reflui urbani perché l’ammoniaca uccide i batteri. In questi impianti, i metalli pesanti passano indisturbati.
E quindi?
Quindi la funzione del depuratore di Cornigliano si riduce a una semplice diluizione: miscelando il percolato con i reflui di fogna, il tenore dei metalli pesanti diminuisce, andando al di sotto dei parametri di legge. Formalmente si rispetta la legge, nella pratica l’inquinamento non cambia. 

Costruzione del percolatodotto

2004

La giunta Pericu ci riprova con il mega inceneritore: capacità di trattamento pari a 330.000 t/a. Una giunta che per dieci anni resta ferma al 10% di RD, la Raccolta Differenziata, per agevolare la chiusura del ciclo dei rifiuti con l’incenerimento.

In questo stesso anno la Commissione Europea mette l’Italia in infrazione per i finanziamenti CIP 6.
Di cosa si tratta? Grazie alla delibera del Comitato Interministeriale Prezzi (n.6/1992) le bollette energetiche degli italiani vengono sovraccaricate di un 7% per incentivare le energie rinnovabili e assimilate. Peccato che abbiano spacciato l’incenerimento per energia rinnovabile “assimilata” e che i soldi pubblici siano finiti, in forma di sussidi, nelle tasche di chi ha costruito e gestito gli inceneritori.

2005

Moria di pesci a Sestri Ponente. Dopo che l’Icram – l’Istituto centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare – ha consegnato i risultati dei campionamenti effettuati alla Marina, i carabinieri del Noe denunciano Giuseppe Pericu e depositano sulla scrivania del Pm le carte firmate dal Sindaco che autorizzano a convogliare il percolato di Scarpino nel depuratore sestrese, che non è in grado di bonificarlo.
La posizione di Pericu, che a differenza dei vertici di Genova Acque (Gruppo Amga) non verrà mai iscritto sul registro degli indagati, sarà poi stralciata. Ma il percolato resterà una spina nel fianco per tutte le amministrazioni.

Percolatodotto di Scarpino
Tubazione percolatodotto: lunghezza 7 km, dislivello 400 m, diametro 300 mm

2008

La nuova giunta, quella di Marta Vincenzi, aumenta la percentuale di RD, tuttavia l’input politico non cambia: la vita dei rifiuti deve finire con il termotrattamento. Parte così il progetto del gassificatore, la cui realizzazione dovrebbe costare intorno ai 300 milioni di euro.
Un’opera grande quasi come uno stadio di calcio che nel 2011 è affidata a un’azienda di Zurigo, la Tbf, capogruppo della cordata che ha vinto l’appalto. Il progetto è costato tre milioni e mezzo, più un altro milione e mezzo per lo studio di impatto ambientale. Il sito scelto per la costruzione è Scarpino1. L’intenzione è ancorare la base dell’impianto alla roccia, a 200 metri di profondità. Perché Monte Scarpino è una montagna che si muove e non a caso i vecchi chiamavano la zona “pietra sfuggente”.

Per anni la voce RD era stata per Amiu solo una voce pubblicitaria. Amiu è proprietaria della discarica, anomalia forse unica in Italia, e per il conferimento viene pagata a tonnellata. Cioè: più rifiuti indifferenziati vengono prodotti e più l’azienda ci guadagna.
Quanto valeva un impianto di termotrattamento? Poteva essere utile a quotare l’azienda in borsa?

Il 2008 è anche l’anno in cui un operaio di Asja, la società di Torino che ha ottenuto in concessione un’area della discarica, muore ingoiato dai rifiuti mentre sta sistemando un tubo di canalizzazione del biogas. Si chiamava Nino Emiliano Cassola e aveva 33 anni. Ai Vigili del Fuoco occorreranno due giorni per sbancare tutta la spazzatura, arrivare fino a 18 metri di profondità e recuperare il cadavere.

2008, 2009 e 2010

In seguito alla crisi dei rifiuti in Campania e grazie all’accordo Vincenzi-Jervolino, nel 2008 arrivano a Scarpino2 10.000 tonnellate di spazzatura made in Napoli. Cosa trasportino i camion non si sa di preciso, anche perché nella Terra dei Fuochi bruciano tutto. Ma l’importante è fare cassa. Pensate che la spazzatura partenopea veniva pagata a tonnellata quattro volte tanto rispetto all’ordinario. Del resto bisognava liberare le strade campane e, visti i tempi stretti, la stessa legge nazionale sull’emergenza consentiva di andare avanti in deroga, a forza di autocertificazioni. Di più. Per legge, i siti erano equiparati alle aree militari.
Ad un certo punto, per fare profitti su questa partita, in Comune si fece strada l’idea di sbancare un altro pezzo di monte per ampliare la discarica di 1milione e 300.000 metri cubi.

Sono gli anni in cui si intensifica l’emergenza percolato: il Comune di Genova emette una serie di ordinanze, dettate dall’urgenza, che concedono lo sversamento nel torrente Cassinelle. Si opta per quello che verrà definito “il male minore”.
Il male minore per il portafoglio, perché la municipalizzata dei rifiuti in questi casi dovrebbe operare con idrovore e autobotti ma ad Amiu costano molto di più che sversare direttamente nel torrente. Tanto sono decenni ormai che le ordinanze sindacali vietano ogni tipo di prelievo delle acque per qualsiasi utilizzo, sia umano che animale.

2011

Sui 9 chilometri di tornanti che portano alla discarica vanno e vengono camion da fuori provincia. Una ventina al giorno. Appartengono a una cooperativa emiliana, l’Unieco, che ha affittato un pezzo di Scarpino2 per scaricare rifiuti speciali non pericolosi derivati dall’incenerimento. La cifra richiesta per lo smaltimento, lo conferma nel 2015 un rappresentante sindacale della municipalizzata sentito dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, è sottocosto e nettamente inferiore a quella pagata dal cittadino genovese.
Non solo. Ancora oggi non si sa cosa trasportassero i camion in quei sacchi chiusi, le cosiddette “big bag” oggetto di diverse interrogazioni in Consiglio comunale, che dall’Emilia viaggiavano verso Genova.

Marta Vincenzi inaugura la nuova strada che da via Borzoli porta alla discarica attraverso le due gallerie di Batestu e Santo Stefano.
L’opera è stata finanziata dai fondi del CIPE, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, che ha erogato a favore di Regione Liguria 16 milioni e 760 mila euro. Altri 2 milioni e 200.000 euro li ha nessi sul piatto Amiu.

Il depuratore di Cornigliano non regge la portata media del percolato, che raggiunge i 1.800mq/giorno. Vengono eseguiti interventi di messa a regime del percolatodotto e la media scende a 1.500 mq/giorno.

La nuova strada per Scarpino, aperta il 20 luglio 2011

2012

Tursi frena sul gassificatore. Il neoeletto Marco Doria decide di sospenderne la realizzazione e l’opera finisce nuovamente all’angolo insieme ai cinque milioni spesi per il progetto e lo studio di impatto ambientale.

2013

Dopo un anno di indagini, la Direzione Distrettuale Antimafia di Genova iscrive sul registro degli indagati circa 50 persone collegate all’Amiu, alla Switch 1988 di Maurizio Dufour (la principale subappaltante di Amiu per la raccolta differenziata), alla Edil Due dei Raschellà e a tre società dei fratelli Mamone che si occupano di bonifiche: EcoGE, ImpesAres e Ares International.
L’Operazione Albatros, così si chiama, ha scatenato una bufera sulla municipalizzata genovese. L’ipotesi investigativa è che gli imprenditori offrissero escort e serate “hot” ai dirigenti per garantirsi gli appalti dei rifiuti.

2014

Diventiamo noi l’emergenza. Scarpino chiude i cancelli. È una bomba ambientale. Esaurita e flagellata dal dissesto idrogeologico, ora è a rischio frana. I liquami, generati da una superficie di 540.000 metri quadrati di “rumenta”, più o meno l’estensione del quartiere di Carignano, con le forti piogge filtrano dalle vasche di stoccaggio minacciando le falde acquifere.

Consumata la discarica, i rifiuti dei genovesi vengono spediti in Piemonte e in Emilia, agli inceneritori del gruppo Iren. Parliamo di circa 700 tonnellate di indifferenziata al giorno, per 150 euro a tonnellata. Extra costi che finiscono sulle bollette dei genovesi.

Il disastro mette a nudo anche un’altra una verità inquietante: Amiu non ha accantonato un solo euro per gestire il fine vita della discarica. Ma la messa in sicurezza va fatta comunque. Altrimenti Scarpino non riapre. Lo dice la magistratura che indaga sul filone del trattamento del percolato. Così finisce che l’azienda anticipa tutte le spese e acquisisce un credito verso il Comune di 25 milioni di euro.

Dopo la crisi del 2014, risulta chiaro che le vasche di stoccaggio del percolato, con i loro 14.000 m3 di capacità, sono insufficienti. Ne verranno realizzate altre tre, destinate all’accumulo dei liquami prodotti in fasi emergenziali dai lotti di Scarpino1 e Scarpino2.

2018

Dopo le operazioni di capping, ossia la copertura e messa in sicurezza delle vecchie discariche, e conclusi i lavori per la realizzazione del primo settore di Scarpino3, riapre la discarica in pendenza più grande d’Europa. La capacità autorizzata da Città metropolitana è di 1.319.000 m3 per 12 anni di esercizio.
A una decina di giorni dal crollo di Ponte Morandi, l’inaugurazione, con tre mesi e mezzo di ritardo sul cronoprogramma, avviene in sordina, con un comunicato stampa di Amiu e senza l’abituale taglio dei nastri.

A ottobre 2018 si sono conclusi i lavori e il collaudo esecutivo per l’impianto mobile di depurazione del percolato prodotto dalla discarica esistente, in grado di  trattare 220 m3 all’ora. Da novembre le acque reflue andranno al depuratore di Sestri Ponente.

Per limitare l’afflusso delle sorgenti, intorno al perimetro di Scarpino1 sono stati realizzati 5 pozzi di emungimento delle acque di falda che ne intercettano circa 10.000 m3 l’anno.

Impianto mobile di trattamento del percolato
Impianto mobile di trattamento del percolato

2019

Escort in cambio di appalti: il tribunale di Genova condanna gli ex dirigenti Amiu e gli imprenditori coinvolti nell’Operazione Albatros.
5 anni e nove mesi per l’ex responsabile Affari legali, approvvigionamenti e gare di Amiu, Corrado Grondona. Tre anni e un mese a Roberto Ademio, responsabile dell’Ufficio Gare. Stesso trattamento per Carlo Sacco del Settore Smaltimenti, direttore della discarica di Scarpino. Pena più lieve per Massimo Bizzi, responsabile dell’Ufficio Servizi Esterni della municipalizzata, che ha goduto di alcune prescrizioni ed è stato condannato a un anno e due mesi.
4 anni e 6 mesi per gli imprenditori Vincenzo e Gino Mamone e Claudio Deiana; 4 anni e un mese per Daniele e Stefano Raschellà.

Diventa operativa la vasca di accumulo del percolato prevista a progetto per Scarpino3. Nella fase transitoria, il refluo era avviato in una delle altre vasche esistenti.

2021

Il Sindaco Bucci posa la prima pietra del TMB di Scarpino, l’impianto di trattamento meccanico biologico che sorgerà su una piattaforma di 35.000 m². Realizzata su circa 6 metri di spazzatura, per la messa in opera di questo fondo sono stati movimentati 250.000 m³ di terra e rifiuti.
Scrive Città metropolitana: “Il TMB avrà una potenzialità di trattamento pari a 110.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani e consentirà di ridurre lo smaltimento in discarica del rifiuto indifferenziato, recuperando il 15% dei materiali presenti e utilizzando il 31% del rifiuto stesso per la produzione di CSS. L’entrata in funzione dell’impianto si prevede per la primavera 2022″.

L’impianto lo sta costruendo Iren Ambiente che lo gestirà per i prossimi 25 anni dall’entrata in funzione. Iren, che è un’azienda a maggioranza pubblica ma ha soci privati ed è quotata in borsa. Una SpA che segue le regole delle SpA, cioè guadagnare. E gli utili che i soci si spartiscono sono soldi che vengono anche dalle tasche dei cittadini che pagano la TARI.

Marco Bucci

Asja completa la costruzione del nuovo impianto per la captazione del biogas generato dalla fermentazione dei rifiuti. Anche in questo caso, si decide di affidarne la gestione al privato.

È anche l’anno in cui i giudici d’appello stabiliscono che il processo per le tangenti Amiu è tutto da rifare. Dopo le condanne in primo grado, lo scandalo degli appalti pilotati in cambio di escort e serate “hot” ora rischia la prescrizione di massa.

2022

Sprofonda la piattaforma del TMB e si bloccano i lavori. Iren pensa di intervenire con una palificazione ma l’imprevisto ritarderà i tempi di realizzazione, peraltro già sforati, e aumenterà i costi. Si parla di una cifra che potrebbe partire da 5 milioni di euro e sfiorare i 9. Finiranno in tariffa?

Simona Tarzia

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Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.