Anno nuovo…

Lunga pausa dopo le feste, il Natale, l’anno nuovo. Che inevitabilmente e inderogabilmente subirà, come è giusto che sia, gli strascichi di quello appena trascorso. Con la sensazione di andare verso qualche cosa di nuovo, trascinati a fondo dai pesi di quello vecchio.

La mia amica social, e non solo, Luciana Lanzarotti conosciuta personalmente ai tempi di teleNord, attrice del teatro Stabile e poi autrice e conduttrice Rai in numerosi programmi radiofonici e televisivi, mi riporta con un suo post con i piedi per terra. Un post che ho condiviso con un titolo “Gli indifferenti” che dice:

Qualcuno torna danzare

Non so…

Non vi dà l’idea di stare in una Sala d’Aspetto?

Anche se facessi la TV ( me lo hanno chiesto ) o mi dicessero che hanno pubblicato un mio romanzo che giace ( per volontà  mia ) o che ho vinto un premio. Sentirei che per un momento mi sono alzata dalla Stanza d’Aspetto e non mi distrarebbero da quella attesa, lì è il ritorno dei passi.

E non sono sola. Molti ma molti sono seduti e aspettano.

Sono tutti usciti da un posto dove non si aspettavano questa Sala d’Aspetto. C’è  chi fa la maglia chi accetta di entrare ancora là da dove viene ma quando rientra prende dalla borsa uno smartphone o indifferentemente guarda la sua carta di credito, e basta. Non la foto del figlio. Non una poesia della moglie. Tantomeno del Pascoli, che se la trova la butta nella differenziata, la carta.

Molti riaprono quella porta da cui provenivano. Alcuni danzano ancora, si vede quando la aprono, su resti di una festa. Ubriachi di loro stessi. Non tornano tutti. Parecchi stramazzano là. E quelli seduti non portano fiori, neanche fuori la porta, non parlano tra loro, li nominano a volte, per poco, a volte neanche li ricordano. Non pregano. Non aprono altre porte. Soprattutto non cercano l’uscita.

Come fosse questa l’ultima stanza. E oltre fosse peggio che restare seduti, ognuno per sé. Potrebbero abbattere l’ultimo muro, ma non lo fanno. Quando torna con ghigno quasi felice il danzatore delle macerie qualcuno gli offre un fazzoletto un bicchiere, possibilmente uno spritz, con un sorriso di compassione che lui scambia per compiacimento e torna a stordirsi scavalcando qualche morto che ballava con lui. Anche lui non lo nomina. Lo scavalca. Alza la musica. Nella stanza qui nessuno piange o si ribella. Non saprebbe contro chi. Attende”.

Tra sentinelle e rosiconi

Già, mentre si disputa, astiosi, oppure compiacenti, sui numeri dell’ultimo “tricapodanno”, panem et circenses, tra sentinelle e rosiconi, oppure su una azienda leader di pompe funebri che ha deciso di investire a Genova, sul suo cimitero monumentale, sulle panchine loculo di corso Italia, con la vision che siamo una città record per vecchiaia e denatalità.

In prospettiva un ottimo investimento per una urbe di morti viventi. Che, come dice Luciana, sono costretti in sala d’attesa e stoicamente e con senso di accondiscendenza… aspettano. Senza investire su un futuro che non sia esclusivamente la fine e la morte. La morte fisica e quella delle coscienze.

Poi magari, a primavera, subentrerà la speranza. Quella che evoca un’altra mia amica social, Antonella Marras, con i versi di Fernando Pessoa: “Di tutto restano tre cose.

Di tutto restano tre cose:

la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un ponte, del bisogno, un incontro”.

Grazie a Luciana e Antonella. E buon anno. Aspettando che fiorisca la primavera. Magari solo metaforicamente. Magari solo per prendere un treno. O per tornare a danzare.

Paolo De Totero

CONDIVIDI

Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV “Sgarbi per voi” con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.