La Cultura e il Palazzo Ducale di Genova: intervista a  Serena Bertolucci

Tra l’autunno e l’inverno, Palazzo Ducale, ha aperto diverse mostre, tra cui Rubens a Genova e Disney; l’arte di raccontare storie senza tempo

Progetto Superbarocco: “La forma della meraviglia”

Genova – Proprio in questi giorni, dalla celebre rivista “Finestre sull’Arte”, ha inserito la mostra “Superbarocco” allestita nelle scuderie del Quirinale, nell’elenco delle dieci mostre più significative del 2022, specificando, accanto all’esposizione romana, anche il titolo della mostra-approfondimento “La forma della meraviglia”, aperta al Palazzo Ducale di Genova proprio nello stesso periodo.

Ci si è chiesti, alla fine di un anno, dopo i cambi di vertice e dopo queste notizie, quali saranno gli indirizzi e gli obiettivi per il futuro di Palazzo Ducale, con un’intervista “tecnica” al direttore di Palazzo Ducale, Serena Bertolucci.

 Cosa è la cultura per Serena Bertolucci?

Parlare di cultura è una grande responsabilità. Hai che fare insomma con uno dei pilastri della Costituzione di questo stato. Éuna grande sfida però è la cosa che mi piace fare, perché sono convinta che, se è difficile finire la cultura, è molto più semplice definire i contorni dell’azione della cultura cioè tutto ciò che contribuisce alla formazione dell’umanità. L’umanità intesa nelle sue mille sfumature. La cultura, parafrasando Benedetto Croce, è un’intuizione fantastica che si esprime completamente nella realtà e nel quotidiano con le emozioni, le sensazioni, la crescita. Quindi la parola “cultura” significa costruire la realtà in cui viviamo ed è ed è sostanziale per il vivere di tutti.

La cultura, spesso, oggi è vista come “identità”, in maniera campanilistica

“Identità” è una parola che si usa tantissimo. L’identità non deve essere un concetto esclusivo. Non è che la mia identità mi limita. E nemmeno ne elimina delle altre. La cultura ci insegna che non c’è mai niente che nel suo percorso da nasce vive e muore sempre uguale. Se accadesse questo sarebbe un disastro. Nemmeno i sassi, nel corso del tempo, rimangono sempre uguali a se stessi, perché rotolano nei fiumi verso il mare, cambiano, si modellano. La cultura è ciò che ci rende capaci di essere curiosi, di cambiarci.

É la nostra bussola per capire e comprendere il mondo. Più riesci a comprendere il resto più comprendila tua identità. Guardiamo alla storia di Genova. Una città cosmopolita, da sempre, e che fatta da tradizioni differenti, stili diversi. La mostra di Rubens è la dimostrazione di come uno “stile”, diciamo così, sia penetrato nella cultura artistica della città e la abbia cambiata.

Fare cultura a Palazzo Ducale cosa significa?

Io cerco di condividere il più possibile. Se volessi usare un’immagine un po’ melensa, come dice mio figlio, la cultura è, insieme a pochissimi elementi, tra cui l’amore, una cosa che, più la dividi, più si moltiplica. Se tu riesci a “dividere” il più possibile un concetto di patrimonio, i concetti alla base della spiegazione di un quadro, vuol dire che lo rendi sempre più forte nelle orecchie di chi ascolta. Quindi io provo a fare il mio mestiere partendo dal valore sfaccettato del patrimonio; ho la responsabilità di conservarlo per i miei pronipoti ma cercando incessantemente di renderlo accessibile a tutti. Per cui, sono contraria alla definizione di “cultura alta” e “cultura bassa”.

In questo senso è stata allestita la mostra su Disney? Qualcuno potrebbe ritenerla una mostra commerciale?

Secondo me il Disney di questa mostra non è commerciale, perché attraverso Disney posso mettere questa Attraverso Disney non solo si riesce a capire che anche i sogni sono realizzati con un lavoro durissimo, come quello degli animatori degli anni ’20. Sono il frutto di lavoro e di metodo. Questa mostra ci restituisce il metro di come si raccontano le storie. Tema che oggi è di grandissima attualità. Tutto quello che ci circonda è narrazione. Sta a noi operatori della cultura capire quali e quanti sono i modi giusti, onesti e corretti di fare queste narrazioni. Un personaggio, a seconda di come lo rappresenti, pur essendo lo stesso può essere l’incarnazione di due cose esattamente diverse. La responsabilità di comunicare in maniera corretta il contenuto delle cose è tutta nostra. Questo è quello che si vede nella mostra su Disney che, secondo me, è veramente poco commerciale e molto attuale. Questa mostra è una sorpresa perché proprio la Disney ha voluto che fosse una mostra d’arte. Per capire, non è Disney World. Ci sono persone che verranno e vorranno vedere Disney World ma non lo troveranno. Nello spirito di comunicare le cose a più livelli, però, ci sono delle cose molto carine e a misura di bambino.

Nel futuro, cosa sarà Palazzo Ducale per Genova?

Cosa sia Palazzo Ducale per Genova è da decenni abbastanza chiaro. Vorrei fare una battuta. Vorrei che le persone non venissero a Palazzo Ducale. Ovviamente scherzo, certo che voglio che vengano. Ma, mi spiego meglio. Vorrei che Palazzo Ducale diventasse un hub per tutto ciò che accade attorno ad esso. Deve diventare un luogo dove si transita e dove si hanno degli stimoli per andare in altri luoghi culturali della Liguria. É una Fondazione regionale con una visione nazionale. Vorrei guardare sempre più possibile fuori dalla finestra. Che è un po’ quello che è successo con la mostra del “Superbarocco” alle Scuderie del Quirinale a Roma e la mostra “La forma della Meraviglia” a Palazzo Ducale.  

Finestre sull’Arte, prestigiosa rivista del settore le ha elette entrambe tra le dieci mostre più importanti del 2022, specificando anche il titolo di quella di Genova. Intende questo?

C’è stato un ritorno molto importante. É una questione di contenuti e di messaggio. Bisogna comprendere che un prodotto complesso come quello della mostra non si fa perché vengano i turisti. Si fa anche per quello ma in realtà è un prodotto che genera crescita, contatti, economie prima, durante e dopo l’evento stesso. La cultura ha tempi molto lenti. Qualche volta non vanno d’accordo con quelli dei “decisori” che hanno invece dei tempi veloci. Così come a volte non vanno d’accordo con quelli che qualcuno pensa siano i tempi del turismo. Bisogna andare nella direzione di prodotti che non vivono solamente per quel giorno ma che riescono a produrre energie positive prima durante l’evento in sé.

Cultura e turismo possono andare d’accordo? Si nota la tendenza diffusa di eventi mordi e fuggi che poi lasciano poco dietro di sé

Il turismo avrebbe un aiuto nella destagionalizzazione che, secondo me, è quello su cui ci si dovrebbe concentrare nei prossimi anni. L’evento culturale non è One shot. É un’esperienza che dura nel tempo e che procura diversi vantaggi. Quando si prepara la mostra lavorano gli studiosi,  lavorano i curatori, lavorano gli architetti, gli operai.  Si apre la mostra e ci saranno il pubblico, i turisti, le conferenze di approfondimento, le visite. Durante e dopo si mettono a frutto le relazioni e si creano nuove altre occasioni. Se, in rete, noi riuscissimo a immaginarlo concretamente avremmo colpito nel segno.

Quale deve essere, in conclusione, il punto di forza di Palazzo Ducale e della sua gestione culturale?

Palazzo Ducale in futuro deve essere sempre più in grado di tessere una serie di relazioni complesse, non complicate, complesse. Solo così riusciremo a fare tanto per la città. Perché il suo campo diventerà sempre più largo, sempre di più ampio respiro. Quindi davvero è limitativo pensare che il momento culturale sia solo un evento fine a se stesso. Quella della cultura è fortunatamente anche un’industria. Ma un’industria che produce benessere e produce conoscenza.

 Matteo Frulio

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