Caro carburanti, cosa paghiamo esattamente quando facciamo rifornimento?

Nonostante il barile di petrolio sia sceso dai quasi 100 dollari di febbraio agli 80 attuali, il prezzo dei carburanti, quotato al listino Platts di Londra, continua a restare alto

Il prezzo dei carburanti è sempre stato “drogato” dalle accise, le più disparate, che però hanno reso alle casse dello Stato una bella quantità di soldi. E infatti tra febbraio e dicembre 2022 il taglio delle accise è costato sette miliardi di euro al bilancio dello Stato.

Ma come è strutturato esattamente il costo del carburante  quando riforniamo la nostra auto alla stazione di servizio?

Per rispondere a questa domanda bisogna partire dai prezzi pubblicati dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che ogni settimanalmente rileva la media ponderata dei prezzi applicati dalle compagnie. Nel periodo che va dal dal’ 1 all’8 gennaio, la benzina self service ha avuto un balzo da 1,644 a 1,812 euro al litro, con un aumento di 16,8 centesimi, mentre il gasolio è salito da 1,708 a 1,868 euro con un rialzo di 16 centesimi.

Il prezzo della benzina

Il prezzo della benzina a 1,812 euro è costituito per il 58% da iva e accise e per il restante 42% dal prezzo iper la produzione industriale che comprende la materia prima (pari a 0,548 euro), nonché i costi di trasposto, stoccaggio e amministrativi.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Negli ultimi giorni alcune stazioni di carburante, poche in realtà, hanno esposto prezzi fino a 2,5 euro al litro. Bisogna, però, tenere conto che gli impianti sono aperti 24 ore al giorno con un inevitabile impatto sul costo dei carburanti. A formare il presso contribuiscono anche le le royalties da corrispondere al concessionario della tratta.

l margine lordo dei gestori

Il margine lordo contribuisce alla copertura dei costi, dai canoni di concessione alle tasse. La percentuale è di circa il 12% per la benzina e dell’8% per il gasolio. In soldoni, anzi in soldini, il guadagno medio per un distributore di benzina si aggira intorno ai 3/5 centesimi al litro.

Cosa sono le accise?

Le accise carburanti sono delle imposte presenti su tutti i derivati del petrolio come benzina, gasolio, ma anche gpl ed oli lubrificanti. Vanno ad incidere direttamente sul prezzo benzina e sul prezzo gasolio. Anzi, il costo benzina e il costo gasolio che il consumatore paga durante il rifornimento, sono determinati per la metà proprio dalle accise. Ad oggi l’ammontare delle accise benzina corrispondono al 48% del prezzo totale per un litro, mentre per le accise gasolio siamo al 43,5%. Ma come siamo arrivati a corrispondere quasi la metà del prezzo in imposte?

ACCISE GASOLIO

  • 0,000981€ per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 0,00723€ per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 0,00516€ per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • 0,00516€ per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,00516€ per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 0,0511€ per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,0387€ per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,114€ per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02€ per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005€ per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051€ per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0055 a 0,0071€ per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04€ per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089€ per far fronte all’alluvione che ha colpito Liguria e Toscana nel 2011;
  • 0,113€ per il decreto “Salva Italia” del 2011.

ACCISE BENZINA

  • 0,000981€ per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 0,00723€ per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 0,00516€ per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • 0,00516€ per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,00516€ per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 0,0511€ per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,0387€ per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,114€ per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02€ per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005€ per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051€ per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
  • 0,0071€ per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04€ per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089€ per far fronte all’alluvione che ha colpito Liguria e Toscana nel 2011;
  • 0,082€ per il decreto “Salva Italia” del 2011;
  • 0,02€ per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012.

La finanza, i mercati e la speculazione

La situazione attuale che vede il costo dei carburanti in salita è resa ancora più complessa dal fatto che si sono rivelate errate le stime dell’impatto della reintroduzione delle accise. Il Governo sperava che l’aumento del prezzo, inevitabile con la reintroduzione delle accise, venisse, in parte o del tutto, ammortizzato da una riduzione del prezzo della materia prima.

E infatti, nonostante il prezzo di un barile di petrolio sia sceso dai quasi 100 dollari di febbraio agli 80 attuali, il prezzo dei carburanti, quotato al listino Platts di Londra, continua a restare alto, anzi a salire perchè la rete finanziaria, costituita dai grandi fondi, continua a scommettere  sugli effetti dell’embargo russo e credono poco alla recessione cinese.

I “future” a febbraio sul prezzo della benzina sono, in tempo reale mentre scriviamo, a +1,35 %, in netto rialzo, a dimostrazione del fatto che, ancora una volta, la speculazione decide il prezzo da pagare alla pompa. Arriveremo a 2,5 euro al litro? Tutto dipenderà dalle scommesse sui mercati, soprattutto quello di Londra.

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