Messina Denaro, come beffare il 41-bis con l’avvocato “di famiglia”

Sarà la nipote a difendere l’ultimo degli stragisti, a dispetto della ratio del carcere duro e cioè interrompere ogni tipo di legame tra il detenuto e l’organizzazione criminale 

Palermo – Sarà Lorenza Guttadauro a difendere il boss Matteo Messina Denaro. Per la prima volta, l’ultimo degli stragisti, fino ad ora difeso da avvocati l’ufficio, ha un legale di fiducia anche se ancora non ufficializzata.
Per Messina Denaro questa è una scelta “di famiglia”: la penalista è figlia di sua sorella Rosalia e di Filippo Guttadauro, mentre suo zio – il fratello del padre – è lo storico boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro.
Un’opzione, questa della nipote, che potrebbe neutralizzare la ratio del carcere duro che dovrebbe interrompere proprio ogni tipo di legame tra il detenuto e l’organizzazione criminale.

Cos’è il regime del 41-bis

Il 41-bis, così come lo conosciamo, è stato introdotto all’indomani delle stragi di mafia in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino quando, con il Decreto legge n. 306/1992, è stato esteso ai membri delle organizzazioni mafiose l’ambito di applicazione della legge Gozzini.
Si tratta di una previsione necessaria per impedire ai boss mafiosi di comunicare con l’esterno e quindi di impartire istruzioni e ordini all’organizzazione di cui sono capi.
Non è una tortura o un accanimento vendicativo. È una misura di giustizia e civiltà: protegge la comunità (come anche i detenuti comuni) dal subire quel potere mafioso che, nonostante la detenzione in carcere, continua ad essere esercitato dai boss reclusi.
Non solo. Per come risultano consolidate le dinamiche delle famiglie mafiose, in tale contesto la limitazione e il controllo, anche dei contatti con i familiari, è uno strumento indispensabile a tutela della legalità. E questo perché, come già emerso, capita che per aggirare i limiti nei contatti con l’esterno, i mafiosi detenuti al 41-bis (ma non solo) sfruttino i colloqui con i parenti e con certi avvocati che fanno da cerniera con l’articolazione mafiosa che mantiene comunque la propria operatività all’esterno delle mura carcerarie.
In parole povere: anche dalla prigione, i capi cercano in ogni modo di mantenere le redini dell’organizzazione e di continuare a comandare.

Chi è l’avvocata di famiglia

Ecco dunque che la scelta del legale “di famiglia” compiuta da Matteo Messina Denaro può rendere inefficace il 41-bis, permettendogli di comunicare con l’esterno, con il mondo delle articolazioni di Cosa Nostra, così come con quell’ampia rete massonica e quei pezzi di potere che gli hanno garantito supporti e complicità. Perché non si fa il latitante per trent’anni senza appoggi.
Ma chi è Lorenza Guttadauro, la nipote del super latitante? È un’avvocata che è cresciuta in una famiglia di mafiosi conclamati.

Lo zio, Giuseppe Guttadauro, detto “u dutturi”, boss di Brancaccio e già condannato nell’ambito del Maxiprocesso di Palermo istruito contro Cosa nostra dal pool di Falcone e Borsellino, è diventato capo mandamento dopo l’arresto dei fratelli Graviano.
Finito in manette nel 2002 insieme alla moglie, Gisella Greco, e al figlio Francesco, è condannato a 13 anni e 4 mesi e poi scarcerato con 4 anni di libertà vigilata e con largo anticipo, nel 2012, grazie ad uno sconto di pena di 800 giorni per “buona condotta”. È stato riarrestato, sempre per mafia, nel febbraio del 2022, con il figlio Mario Carlo Guttadauro.


Il padre, Filippo Guttadauro, già sottoposto al 41-bis, è stato condannato in via definitiva nel 2008 a 14 anni per il ruolo di reggente del mandamento di Castelvetrano, quello che fa capo direttamente a Matteo Messina Denaro.

Il fratello Francesco, ritenuto il “nipote del cuore” dell’ex latitante più ricercato d’Italia, è risultato inserito pienamente nello stesso mandamento di Cosa nostra così come suo marito, Girolamo Bellomo detto “Luca”, condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel procedimento “Eden 2”.

Stessa cosa per la madre e gli altri esponenti della famiglia Messina Denaro, che sono risultati tutti attivi nel supporto della latitanza del boss.
Ancora: l’altra sorella del “siccu”, Patrizia Anna Messina Denaro, è stata condannata in via definitiva insieme a Francesco Guttadauro nel procedimento “Eden”. Donna di mafia, sposata con Vincenzo Panicola (figlio del defunto patriarca mafioso ed ex consigliere provinciale della Dc, Vito Panicola, in carcere dal 2010 dopo l’operazione “Golem 2”), ha avuto anche lei come suo difensore proprio la nipote, Lorenza Guttadauro.

Come ti aggiro il carcere duro

Detto questo, appare evidente che i colloqui riservati di Matteo Messina Denaro con il proprio legale di fiducia, che per legge non si possono monitorare, qualche perplessità la provocano.
È indubbio, in effetti, che l’avvocata Guttadauro, legata da rapporto di parentela a doppia mandata (per la famiglia di origine e per il proprio nucleo familiare) all’articolazione di Cosa nostra che fa capo proprio al suo assistito, possa rappresentare una concreta possibilità di aggiramento dei limiti imposti dal regime del 41-bis: interrompere ogni tipo di legame tra il detenuto e l’organizzazione criminale.

Christian Abbondanza e Simona Tarzia

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