Chi inquina paga?

Genova – Al congresso regionale che si è svolto a Genova il 26 novembre scorso, Medici per l’Ambiente (ISDE) ha lanciato l’allarme per la cattiva gestione dei dati epidemiologici da parte della politica.
“L’epidemiologia è spesso deviata a dare statistiche – denuncia Valerio Gennaro, epidemiologo e referente provinciale per Genova di Medici per l’Ambiente – e non si interpretano i dati. Se io segnalo un eccesso di mortalità in un certo quartiere e se questo dato è storico e continuo, la politica ha una grande responsabilità nel leggere o nel non leggere questi dati. Gli studi epidemiologici, infatti, dovrebbero servire per fare una diagnosi della collettività, per scoprire come sta una comunità, in termini di salute.
Soprattutto l’epidemiologia studia le cause di eventuali eccessi di mortalità, malattie, abortività che, quando oltrepassano certi livelli, non sono più fisiologici ma sono causati dalla nostra organizzazione sociale, politica, economica e quindi sono evitabili”.

Medici per l’Ambiente nasce vent’anni fa, proprio per denunciare la libertà di inquinamento del mondo imprenditoriale.

“C’è una deformazione di valori che va assolutamente corretta – evidenzia Ginfranco Porcile, oncologo e referente regionale per la Liguria di Medici per l’Ambiente – nel senso che esiste questa dicotomia insanabile tra lavoro, profitto, imprenditoria e, dall’altra parte, ambiente e salute.
In realtà le cose potrebbero essere semplici: l’imprenditore dovrebbe fare il suo lavoro sapendo fin dall’inizio che gli eventuali costi in termini di danno ambientale, danno alla salute, costi di smaltimento dei rifiuti, ricadono su di lui.
Invece a parole si dice chi inquina paga ma non è così. Se noi andiamo a vedere quello che succede all’ILVA di Taranto, la bonifica non la fa l’imprenditore di turno ma lo Stato!”.

L’INAIL[1], per l’anno 2015, evidenzia in Italia 6400 casi di decesso per patologia tumorale riconducibile a un’esposizione professionale.

“L’epidemiologia è una disciplina che non va molto di moda – commenta ancora Valerio Gennaro – perché fa uscire gli scheletri dall’armadio”.
Certamente crea ostilità da parte di chi si sente minacciato nei profitti e negli interessi perché identificare il problema significa poi dover prevedere l’adozione di misure preventive che contemplano investimenti spesso onerosi.
Il caso dell’amianto conferma in modo drammatico come i dati siano spesso ignorati dal mondo imprenditoriale, per mantenere intatti i profitti, e dalla politica, troppo debole e collusa. I lavoratori genovesi hanno pagato cara l’esposizione all’amianto – ricorda Valerio Gennaro – Purtroppo abbiamo avuto questo tragico esperimento che ha prodotto il quadruplo di morti rispetto alla media italiana e ho la sensazione che la poca attenzione che c’è stata sull’amianto ci sia stata per tutti gli altri cancerogeni”.
C’è anche un problema di scarsa tempestività nella lettura dei dati che permette di sottostimare o addirittura ignorare l’impatto negativo sulla salute.
Ma come è possibile che la medicina e la ricerca siano così distratte da permettere questi comportamenti? La risposta è nel conflitto d’interesse che, soprattutto in questi ultimi dieci anni, ha interferito pesantemente sulla salute, sulla ricerca e sulla sanità pubblica. La sanità pubblica, la medicina, le terapie e le diagnosi gestiscono un fiume di denaro.

“Come epidemiologi – conclude Valerio Gennaro – abbiamo descritto quali possono essere i modi per scoprire i conflitti d’interesse nei ricercatori e anche altri colleghi nel settore clinico hanno evidenziato i conflitti d’interesse in chi prescrive e propaganda un farmaco dove non ci siano prove di efficacia o, ancora nel nostro campo, dove si sottovalutino i fattori di rischio, le cause delle malattie.
A giorni, presenterò al Congresso Nazionale dei Biologi Sperimentali uno studio nel quale elenco almeno quaranta modi per sottostimare i fattori di rischio sulla salute. Chi ne fa le spese sono spesso i lavoratori o le popolazioni inquinate che possono essere sottovento, ad esempio, a un inceneritore, piuttosto che a una centrale a carbone o a un’acciaieria, che risultano super sani quando invece non è vero. Si producono così una serie di malati o di decessi che sarebbero evitabili e che hanno, invece, responsabilità economiche e politiche”.

Simona Tarzia

[1] Safety Focus, anno II, n. 9, giugno 2015

Simona Tarzia

Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.
Il mio impegno nel giornalismo d’inchiesta mi è valso il “Premio Cronista 2023” del Gruppo Cronisti Liguri-FNSI per un mio articolo sul crollo di Ponte Morandi. Sono co-autrice di diversi reportage tra cui il docu “DigaVox” sull’edilizia sociale a Genova; il cortometraggio “Un altro mondo è possibile” sul sindaco di Riace, Mimmo Lucano; “Terra a perdere”, un’inchiesta sui poligoni NATO in Sardegna.

2 thoughts on “Chi inquina paga?

  1. L’articolo è fedele e ringraziamo davvero fivedabliu. Come Medici per l’Ambiente di Genova rilanciamo la proposta di fare squadra tra differenti associazioni su un comune obiettivo: la difesa della Salute dell’Ambiente e delle Persone. A Genova siamo ancora troppo indietro anche in termini di Ricerca e di una sua corretta applicazione. Le condizioni in cui versano gli enti pubblici preposti alla ricerca ed alla difesa della salute e dell’ambiente lo testimoniano. L’ associazione dei Medici per l’Ambiente di Genova (www.ISDE.it) ha bisogno di aiuto per aiutare. Non solo medici. Se raggiungeremo le risorse necessarie riusciremo a riorientare il nostro Comune verso le priorità ambientali, sociale e sanitarie.

    1. Grazie a Medici per l’Ambiente e al vostro impegno! Siamo sempre disponibili a sostenervi nelle vostre battaglie. Buon anno

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