Nave ospedale nel porto di Genova, la vita a bordo di chi sta guarendo dal Covid

Genova –  Prolungato il contratto per la nave ospedale ormeggiata nel porto di Genova. Scaduto il 3 maggio scorso, l’accordo con GNV dà a Regione Liguria la facoltà di proroga fino a 3 periodi ulteriori di 15 giorni ciascuno.
Operativa da circa un mese, la Splendid ha ospitato fino ad oggi 140 persone dimesse dagli ospedali di tutta la regione, “un numero importante – dichiara il Direttore medico della nave, Paolo Cremonesiperché si tratta di pazienti tutti positivi ancora con la malattia in corso, per i quali abbiamo un periodo che va dai 4 ai 15 giorni circa di ricovero sia in bassa che media complessità. Sono pazienti ai quali si fanno terapie intramuscolo, endovenose, orali, e che hanno cateteri da sostituire”.
A bordo anche una dotazione di ossigeno per i bassi flussi “che ci consente una certa tranquillità”, continua Cremonesi che poi spiega come i pazienti abbiano “delle diete personalizzate non solo per motivi religiosi o di allergie, ma anche perché qualcuno è molto debilitato dal Covid e ha bisogno di seguire un’alimentazione ipercalorica“.
La condizione di chi si è ammalato, in effetti, è spesso molto grave e tra sei mesi, un anno, si faranno i conti anche con eventuali danni permanenti sui guariti: “La maggior parte, al momento del ricovero in nave, ha avuto o ha ancora la broncopolmonite, alcuni gravi insufficienze respiratorie. Si tratta di malati importanti che hanno rischiato la vita“.
Ognuno è ricoverato in una cabina singola, con bagno, TV e telefono, per contattare sia il personale sanitario che i familiari, e può contare su un’assistenza medica e infermieristica ventiquattr’ore su ventiquattro, fino al momento della dimissione che avviene solo “dopo due tamponi con esito negativo”. Chi sta meglio, però, durante il ricovero ha la possibilità di uscire in esterno tre volte al giorno.

Il personale comprende una quindicina di medici, a rotazione, 1 OSS e 2 infermieri per turno, più le assistenti sanitarie “che ci aiutano nello screening, nei rapporti con i familiari, nelle dimissioni e con l’assistenza domiciliare. Dove serve c’è anche il fisioterapista“, continua Cremonesi spiegando poi che a bordo non ci sono laboratori e “al di là dei test su sangue capillare, gli esami vengono mandati fuori: i tamponi a San martino, gli esami del sangue all’ospedale Antero Micone a Sestri Ponente“. Stessa cosa per la sala operatoria: “Non serve assolutamente, finora non abbiamo dovuto far operare d’urgenza nessuno. Se fosse necessario ci sarebbero gli ospedali cittadini, Villa Scassi, Galliera e San Martino, a seconda delle problematiche e delle competenze”.
Nel caso di un secondo picco, che si potrebbe verificare nella seconda metà di maggio e che sarebbe tutto da attribuire a noi stessi e ai nostri comportamenti sconsiderati durante la fase 2, la nave si potrebbe attrezzare con un reparto di terapia intensiva sistemato in uno dei garage.
Io sono molto preoccupato“, chiarisce Cremonesi, “perché abbiamo vissuto due mesi e mezzo davvero impegnativi, e parlo di tutte le strutture ospedaliere, del 118, e dell’assistenza territoriale. Ci vuole un grandissimo senso di responsabilità da parte di tutti perché riavere un secondo picco importante sarebbe gravissimo. Gravissimo per le strutture ospedaliere, gravissimo per le persone. Purtroppo abbiamo visto cosa è in grado di fare questo virus, la sua pericolosità. L’unica regola valida è rispettare le indicazioni: le distanze, le mascherine, il lavaggio delle mani. La fase 2 va presa molto seriamente, non prendiamola sottogamba”. Quindi fa notare che se ci fosse un’impennata dell’epidemia al di fuori della Liguria, “la nave potrebbe essere trasferita, con poca fatica e in pochissimo tempo, a disposizione di altre regioni. Un’altra bella novità offerta dalla nave rispetto alle organizzazioni stanziali come fiere e palasport”.
Proviamo ad obiettare che gli oltre 835.000 euro di costi di gestione mensili forse potevano servire per potenziare i presidi sul territorio, come l’ospedale Antero Micone che invece, nel bel mezzo dell’epidemia, è stato praticamente chiuso, ma Cremonesi ci risponde che “si tratta di scelte di gestione fatte da A.Li.Sa. – l’Azienda ligure sanitaria -. Io sono stato chiamato per gestire gli ammalati e sono contento di come, in pochissimi giorni, si sia allestita la nave ospedale, con la massima disponibilità di tutto il Gruppo GNV. In un momento di grandissima crisi abbiamo trovato personale entusiasta di dare la propria disponibilità. La qualità delle prestazioni sanitarie è assolutamente buona, così come i risultati e il ricambio dei pazienti. Ritengo che l’obiettivo che l’obiettivo iniziale, quello di un momento di sfogo per gli ospedali, viene rispettato in pieno. Noi dimettiamo persone guarite e questo è un dato importante”.

Simona Tarzia

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Simona Tarzia

Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.
Il mio impegno nel giornalismo d’inchiesta mi è valso il “Premio Cronista 2023” del Gruppo Cronisti Liguri-FNSI per un mio articolo sul crollo di Ponte Morandi. Sono co-autrice di diversi reportage tra cui il docu “DigaVox” sull’edilizia sociale a Genova; il cortometraggio “Un altro mondo è possibile” sul sindaco di Riace, Mimmo Lucano; “Terra a perdere”, un’inchiesta sui poligoni NATO in Sardegna.