Amiu-Iren: ultimo atto

Genova – 14 voti a favore, 19 contrari e 6 astenuti.
Si è chiuso così, ieri in Sala Rossa, il capitolo della delibera di aggregazione Amiu-Iren Ambiente.
Si è chiuso con una bocciatura, nonostante i 64 emendamenti.
Grande assente Emanuele Piazza, Assessore allo sviluppo economico e dirigente Iren in aspettativa.


Una giornata difficile per il Sindaco, che paga con questo smacco le promesse non mantenute sulle privatizzazioni. “Su queste promesse voi ci avete vinto le elezioni che io ho perso” denuncia durante la sua dichiarazione di voto Enrico Musso, consigliere della Lista Musso e candidato sindaco nel 2012.

Marco Doria per Genova, amministrative 2012

Maggioranza che vacilla
Votano contro la delibera Clizia Nicolella e Marianna Pederzolli, le due consigliere della Lista Doria che più volte avevano anticipato il loro dissenso: “Questa maggioranza, nel 2014, aveva realizzato un ottimo piano industriale per Amiu, con elementi di innovazione quali il recupero della materia, abbandonando l’incenerimento come punto finale della lavorazione dei rifiuti a favore della chiusura “a freddo” del ciclo. La priorità era realizzare gli impianti necessari, ricorda Clizia Nicolella, e la Giunta aveva il compito, in questi due anni, di presentare al consiglio i diversi scenari ipotizzati per reperire i fondi necessari: da finanziamenti pubblici, soggetti privati, investitori a lungo termine, fondi europei, ipotesi di partenariato. Si è scelto invece di cucire l’operazione su misura per Iren, senza perseguire con reale interesse altre strade.”
“La città ha bisogno di soluzioni innovative e deve essere compito nostro provare a perseguirle, mettendo in discussione vecchi schemi, corporativismi, interpretando le norme in maniera politica e non solamente tecnica” precisa Marianna Pederzolli.

Un voto tutto politico, secondo Alessandro Terrile, segretario provinciale del PD, sul quale non ha pesato il merito ma solo la campagna elettorale.
E Simone Farello, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale, rincara la dose: ”A pagare la bocciatura della delibera saranno i lavoratori. Ad oggi è sempre più difficile pensare a un’unità del centro sinistra in vista delle prossime amministrative”.

Smentisce Marianna Pederzolli che nel suo intervento ribadisce: ”Il mio voto è tutto sul merito e non politico. Immagino già le strumentalizzazioni che si faranno da domani”.

Al di là delle questioni politiche, del balletto delle alleanze per le prossime amministrative o di una ricandidatura di Marco Doria che pare sfumare, quello che si apre oggi per Amiu è uno scenario complesso. “L’azienda è sull’orlo del fallimento, puntualizza il Vice Sindaco Stefano Bernini, e c’è il rischio di gravi decurtazioni sullo stipendio dei lavoratori”.

Le dichiarazioni di voto

Simone Regazzoni dichiara: “Questo è il fallimento del gruppo dirigente del PD genovese”
“Quanto accaduto ieri in Comune, a Genova, non è solo il fallimento della Giunta Doria. Siamo di fronte al fallimento del gruppo dirigente del PD genovese, che ha gestito in modo disastroso questi cinque anni di Giunta. A questo punto, che Doria si dimetta o meno è irrilevante, benché un passo indietro sia auspicabile. Da ieri Genova non ha più un Sindaco. Da ieri l’implosione del centrosinistra genovese, già chiara da tempo, è conclamata. E l’idea di un’alleanza di centrosinistra in vista delle comunali non solo è impossibile: è politicamente risibile.
E’ quasi un anno che denuncio una situazione di stallo politico totale di cui il gruppo dirigente del PD genovese è responsabile: una palude fatta di piccole tattiche, autoreferenzialità, calcoli politici personali di una classe dirigente arrogante che si è dimenticata della nostra città. Ora il fallimento è sotto gli occhi di tutti. E ne pagano le conseguenze i Genovesi. Doria ha moltissime colpe. Ma nessuno pensi di scaricare tutta la responsabilità su di lui. Anche gli alibi sono finiti. Il gruppo dirigente del PD genovese, a partire dal Segretario Alessandro Terrile fino ai membri della segreteria ombra di Margini & C., è al capolinea. Serve una cesura politica radicale. Dobbiamo lavorare subito per il futuro. Le Comunali sono perdute? Non ancora. Ma servono volti nuovi, energie nuove, idee nuove. Serve dare alla città un segnale forte di discontinuità.
Io mi sono candidato a Sindaco senza cercare l’appoggio del gruppo dirigente del PD non per propensione al suicidio politico, ma per due ragioni. Perché ho visto dall’interno l’immobilismo di un gruppo dirigente inadeguato. Perché penso che Genova abbia bisogno di vero rinnovamento, non di un candidato che faccia da foglia di fico al vecchio apparato dei Margini, Burlando & C. La situazione ora è drammatica. Il rischio per il PD di non andare nemmeno al ballottaggio è reale. Ma resto in campo e non mi tiro indietro, per senso di responsabilità.
ll PD, a Genova, è a un bivio. O si rialza con nuove energie per iniziare un nuovo cammino. O verrà spazzato via per l’inettitudine della propria classe dirigente”.

M5S: “Vittoria senza colore politico contro intero modello privatizzazione doria-pd. Il no di toti solo elettoralistico”
“Il No alla fusione Iren-Amiu di ieri sera a Tursi è una vittoria che non ha alcun colore politico. È la vittoria dei lavoratori, dei cittadini e dei commercianti genovesi che da mesi si battono contro la minaccia di privatizzazione selvaggia sostenuta dal Pd in primis e avallata da un sindaco sempre più supino alle logiche del partito che lo ha creato e lo ha tenuto politicamente in vita. Già, ma fino a quando? Per Doria, ormai privo di maggioranza e abbandonato dagli stessi che lo avevano sostenuto, è arrivato il momento di staccare la spina e riconsegnare le chiavi di una città che, dopo quasi 5 anni, lascia più sporca, più povera, più isolata.
Con il voto contrario di ieri, Genova non ha respinto semplicemente una fusione. Ha bocciato sonoramente un progetto politico fallimentare basato su privatizzazioni, tagli all’occupazione, riduzione dei servizi, aumento dei costi, che si riflettono inevitabilmente nelle bollette di una cittadinanza già tartassata dalla peggiore classe politica che la città abbia mai avuto.
Quella di ieri è la vittoria di chi non ci sta a veder spolpata, pezzo dopo pezzo, la propria città, dai rifiuti ai trasporti all’acqua pubblica. Di sicuro non è la vittoria di Toti, che ha cavalcato a fini meramente elettoralistici un tema – quello della privatizzazione – di cui è campione incontrastato in Regione. È così che da decenni centrodestra e centrosinistra interpretano la politica: dalla parte dei cittadini quando si tratta di chiedere voti e, una volta al governo, dalla parte di amici e lobby. Al punto da arrivare al triste spettacolo di un centrodestra in Regione a favore dei privati e in Comune contro, mentre il Pd a Tursi svende il bene pubblico e a De Ferrari finge di difenderlo. È questo che i genovesi e i liguri vogliono per il proprio futuro?
A noi, invece, l’unica cosa che interessa, da sempre, sono i temi, le soluzioni per migliorare la vita delle persone. Come è accaduto, proprio sul tema dei rifiuti, a Livorno, dove il sindaco M5S Filippo Nogarin sta risanando un buco di 40 milioni di euro nel bilancio di Aamps, per decenni usato come bancomat e poltronificio dai partiti. Lo ha fatto senza ricorrere a scorciatoie, lasciando l’azienda pubblica in mano ai livornesi e salvaguardando qualità del servizio e occupazione, nel silenzio unificato dei media. Questa è l’idea di gestione corretta dei rifiuti e della cosa pubblica che vogliamo per Genova”.

L’alternativa al Circo Barnum, di Antonio Bruno
“AMIU Privatizzazioni: deflagra il centro sinistra inseguendo banche e fondi speculativi.
Il Consiglio Comunale di Genova ha bocciato la proposta di Aggregazione Iren – Amiu proposta dalla giunta Doria.
E’ la logica conclusione dell’ostinazione del Sindaco Doria che passando per un percorso concordato tra Comune – Iren – Amiu che ha portato alla delibera in oggetto, ha voluto sfidare il consiglio comunale.
Dimenticando la fallimentare esperienza di Mediterranea delle Acque (del gruppo Iren) che non investe nelle manutenzioni e distribuisce utili a piene mani ai privati.
La Destra ha deciso di dare un colpo al Sindaco e al PD, nonostante ideologicamente favorevole alle privatizzazioni. Il Presidente della regione liguria Toti ha fiutato la situazione cambiando nel giro di una notte il suo “consiglio” dall’astensione al voto contrario.
Che dire, non possiamo fermarci qui.
Cittadini, comitati, lavoratori potrebbero unirsi e costruire un’alternativa politica al Circo Barnum che si è visto in questi giorni nella politica genovese”.
Al di là delle questioni politiche, del balletto delle alleanze per le prossime amministrative o di una ricandidatura di Marco Doria che pare sfumare, quello che si apre oggi per Amiu è uno scenario complesso. “L’azienda è sull’orlo del fallimento, puntualizza il Vice Sindaco Stefano Bernini, e c’è il rischio di gravi decurtazioni sullo stipendio dei lavoratori”.

Le conclusioni del Sindaco, Marco Doria
“Il consiglio comunale ha bocciato una proposta seria dell’amministrazione su Amiu che, con la partecipazione di Iren, avrebbe permesso investimenti in impianti, una prospettiva di lavoro per l’azienda e quindi garanzie per i suoi dipendenti. Ricordo a tutti che Iren è una società italiana controllata da comuni italiani; è dunque una società pubblica. Sarebbe stato possibile con questa soluzione contenere i costi della tariffa a carico dei cittadini e dilazionare negli anni gli aumenti che sono necessari – e obbligatori per legge – per la messa in sicurezza della discarica di Scarpino. 
Un voto irresponsabile del centrodestra, del Movimento 5 stelle e di altri consiglieri eletti nella maggioranza (che peraltro nel suo programma elettorale indicava la necessità di un socio industriale per Amiu) apre una crisi seria. Per Amiu e i suoi lavoratori innanzitutto. L’azienda ha un contratto di servizio che scade nel 2020 e solo con un’aggregazione industriale come quella prevista sarebbe stato possibile prolungarlo dando maggiori garanzie ai suoi lavoratori. I cittadini genovesi dovranno sopportare nel 2017 un aumento della Tari che sarà molto pesante.
Chi ha votato contro la proposta non aveva e non ha uno straccio di indicazione praticabile su come affrontare una situazione aziendale compromessa per Amiu, che non ha impianti e che non ha denaro per realizzarli, che é ora solo un’azienda impegnata in un servizio di raccolta il cui contratto scade nel 2020.
Più che mai a mio parere serve alla città una coalizione di persone responsabili. Oggi non c’è stata”.

Per il momento non si parla di dimissioni, auspicate in aula negli interventi di Enrico Musso e Alessio Piana, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale.
Staremo a vedere.
Per certo, constatare che cittadini con gli orecchini a falce e martello applaudono l’intervento di Lilli Lauro la dice lunga sui disastri della sinistra a Genova.

Simona Tarzia

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