Muretti che passione: tombati in casa gli inquilini di via Ferri

Genova240 giorni. Tanto sarebbe dovuto durare il cantiere di messa in sicurezza idraulica del rio Fegino. Invece sono già sei anni che pregiudica la vita del quartiere.
A questo si aggiunge la costruzione di un muro a protezione delle case da eventuali incidenti d’auto, reso necessario perché via Borzoli verrà rialzata proprio per consentire il raccordo tra il nuovo ponte e la viabilità esistente, ma che mura in casa gli inquilini del civico 1 di via Ferri.
Un muro che doveva essere di un metro ma è alto almeno due.

“Speriamo di morire in ospedale perché se muoio in casa mi devono calare dalla finestra perché dal portone non esce nemmeno la bara”.
Sdrammatizza con una battuta Stefano, inquilino di via Ferri, che poi denuncia:Non si può costruire un muro a un metro di distanza da un portone, anche per una questione di sicurezza. Se uno si sente male la barella non passa”.
La legge stabilisce in un metro e venti la larghezza minima consentita per il marciapiede.
Almeno così, nell’ottobre del 2017, avevano dichiarato i tecnici del Comune durante il sopralluogo a Fegino della Commissione V Urbanistica. Gli stessi tecnici che avevano anche rassicurato gli abitanti dicendo che il muro di protezione avrebbe avuto un’altezza di circa un metro.
 Costruire un muro alto due metri davanti a un portone che è già più basso della strada è una cosa orribile”, osserva Francesco, vicino di casa di Stefano, che reclama un indennizzo: “Visto che non sappiamo neppure che fine abbia fatto l’esposto che abbiamo presentato nel 2017, chiederemo un risarcimento tramite un legale“.
Insomma, sono rimasti incastrarti gli inquilini di via Ferri, tra un muro incollato al portone d’ingresso, alto due metri, e il traffico di via Borzoli che, quando sarà rialzata, passerà proprio sotto alle loro finestre.[/vc_column_text]

Le dichiarazioni dell'ingegner Stefano Pinasco durante il sopralluogo della Commissione V Urbanistica nel 2017

I lavori di messa in sicurezza idraulica del rio Fegino creano problemi anche ai commercianti di via Ferri, delusi dalle promesse non mantenute.
“Ci era stata promessa un’area di sosta per i nostri clienti, nella zona dell’ex caserma dei Carabinieri, ma non ci è stata data. Con la chiusura di via Borzoli e dopo le difficoltà seguite al crollo del Morandi, oggi ci troviamo davanti all’ennesimo disagio”. È amareggiato Enrico, commerciante di via Ferri, che lamenta una mancata attenzione da parte delle istituzioni locali. E, infatti, prosegue: “L’assessore Fanghella se ne è lavato le mani rispondendoci di aver ricevuto una mail da RFI, proprietaria dell’area, nella quale si specificava che la zona era destinata ad altri scopi. Ma che cosa devono fare i nostri clienti? Mettersi il caschetto e le scarpe antinfortunistiche per venire a comprare? Stiamo sopportando da mesi un danno economico che nessuno ci riconosce e nessuno fa qualcosa per cambiare la situazione”.

“Adesso ci aspettiamo che vengano a picconare anche il nostro muro”, commenta Antonella Marras, Presidente del Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino, che ricorda le picconate del Sindaco Bucci in Lungomare Canepa e minaccia: “I lavori devono finire il 6 gennaio e dico devono perché la rassicurazione è stata quella che, con l’inizio delle scuole, via Borzoli sarebbe stata di nuovo aperta. Altrimenti noi non staremo fermi e manifesteremo il nostro disappunto come sappiamo fare. Non mantenere fede alle date sarebbe un disastro per il quartiere“.

Simona Tarzia 

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