Modello Genova

Strombazzato, enfatizzato, ingigantito, sbandierato, come panacea o soltanto placebo, rimedio utile per manipolazioni del pensiero. Tutto questo e molto di più è ormai l’abusato Modello Genova. Ditelo al “capitano” Matteo Salvini che si serve dell’inaugurando ponte di “mastro” Bucci come pista di lancio per cancellare il codice degli appalti spingendo su sburocratizzazione e semplificazione. Ditelo anche al bipremier Giuseppe Conte che calibra il suo decreto semplificazione cancellando la sanatoria sugli abusi edilizi ma spingendo sulle infrastrutture per le quali far partire i cantieri ad effetto immediato con un Dpcm con le stesse deroghe al codice degli appalti di cui parla Salvini.

Ditelo, magari anche ai genovesi e ai liguri, razza superba magari, mai doma, pronta a rimboccarsi le maniche, ma anche abituata al mugugno come pochi. Provate ad accennarlo a loro, cosi’ inclini a sperimentare, di quel Modello mentre si sorbiscono, tra un improperio e l’altro, l’ennesima infinita coda in autostrada o sulla provinciale. Tra un cambio di corsia per lavori in corso alla carreggiata, a un ponte o alla volta di una galleria, e un Tir di traverso che ingombra la strada.

Perché modello Genova, alla fine è tutto e il contrario di tutto. Sburocratizzazione ma allentamento delle contromisure sul codice degli appalti, un ponte che procede a velocità supersonica e cantieri lumaca che intralciano i residui percorsi, efficienza o solo parvenza che spunta a fronte di una passata inefficienza tangibile. Modello Genova, da prendere o lasciare, insieme al suo sindaco/commissario. Pero’ in toto, contraddizioni incluse. Pannelli al metano… o più semplicemente fotovoltaici.

Modello Genova, anche per un sindaco che dopo aver utilizzato la sburocratizzazione, la semplificazione e l’annullamento del codice degli appalti, come ogni uomo del fare – avrebbe detto un tempo Silvio Berlusconi – si ritrova impantanato in questioni meramente burocratiche e legali.

Federico Bertorello

Prendete per esempio l’ultima vicenda, quella che ha visto Federico Bertorello, uno dei tanti consiglieri delegati di cui si serve il nostro primo cittadino che si vanta di essere “il sindaco di tutti”, vanagloriarsi per aver vinto il ricorso in appello contro la sentenza che riconosceva la bigenitorialità alle due mamme di una bambina di due anni. Una sentenza, come ha annunciato con soddisfazione il consigliere leghista, che al pari di tutte le sentenze potrà essere richiamata per casi analoghi.

Vicenda che ha scatenato nuovamente il pianeta LGBT e quello delle famiglie arcobaleno che già avevano contestato il Sindaco, giusto un anno fa, in occasione del suo “saluto” ai partecipanti del Gay Pride. In quell’occasione l’accusa degli organizzatori era stata che Bucci avesse partecipato soltanto per una questione di visibilità mentre nel contempo aveva presentato ricorso alla sentenza di primo grado che aveva riconosciuto alla bambina il diritto di avere due mamme.

Alessandro Terrile

Insomma una opportunistica passerella e non ideologica, come i partecipanti gli avevano rinfacciato.
E così è stato. Tanto che il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile ha presentato un’interrogazione che verrà discussa martedì nella Sala Rossa di palazzo Tursi. Proprio Terrile spiega in un post: “DALLA PARTE SBAGLIATA. Il Comune di Genova, per bocca del consigliere delegato agli affari legali, esprime “molta soddisfazione” per la sentenza della Corte d’Appello che nega la bigenitorialità a due donne genovesi.E’ davvero difficile capire cosa ci sia da festeggiare nel togliere una madre ad una bimba di due anni. Eppure il grande successo dell’amministrazione Bucci arriva proprio perché il Comune ha scelto di impugnare tutti i provvedimenti del Tribunale di Genova che riconoscono il rapporto parentale anche a coppie dello stesso sesso, operando un’interpretazione estensiva dell’attuale normativa come sta avvenendo in numerose aule di giustizia in tutta Italia. Con la differenza che in quasi tutte le città d’Italia la vicenda finisce lì, mentre a Genova si fa appello.

Quanto sta spendendo il Comune di Genova per dimezzare i diritti dei bimbi genovesi e cancellare quelli di un loro genitore? Il Comune che esprime molta soddisfazione non si nasconda dietro la magistratura. Come fanno molte altre città, il Comune può liberamente rinunciare a tutti i procedimenti pendenti in Corte d’Appello e mettere fine a questa battaglia di inciviltà.

Chiederemo al Sindaco di farlo, con un’interrogazione martedì prossimo in Consiglio Comunale. E’ venuto il momento che il Sindaco che esprime soddisfazione per la negazione dei diritti e che porta i saluti al corteo del Liguria Pride dica chiaramente da che parte vuole stare”.

Già, da che parte sta o vuole stare il sindaco che già in passato si è smarcato dalle famiglie arcobaleno dicendo che la sua era esclusivamente una posizione legalitaria e che in caso di sentenza contraria anche in appello sarebbe arrivato sino in cassazione?
Qualcuno osserva persino che il nostro sindaco quando gli si chiede chiaramente da che parte vuole stare – lo fece Gianni Crivello sulla questione fascismo antifascismo dopo che un suo consigliere aveva sfoggiato a fascia tricolore in occasione di una cerimonia per i caduti della Rsi – è bravissimo a smarcarsi. E probabilmente lo farà, sempre che presenzi alla seduta, in occasione della discussione dell’interrogazione di Terrile. Appuntamento al quale hanno già fatto sapere di voler presenziare anche gli organizzatori del Liguria Pride che intendono partecipare a un presidio di protesta per martedì 7 luglio davanti a palazzo Tursi. Chiederanno al sindaco Bucci, che secondo il coordinamento Liguria Rainbow  sta presentando un ricorso dietro l’altro contro i bambini e le bambine delle famiglie arcobaleno impegnando denaro pubblico per una lotta ideologica, di ritirare i reclami nei confronti delle coppie omogenitoriali “per fare finire questa battaglia vile ed indecente combattuta sulla pelle dei bambini e delle bambine”.

Sarà l’occasione per il Sindaco di ribadire quale sia il Modello Genova del quale i genovesi dovrebbero andare fieri. Già “mastro” Bucci, forte a sburocratizzare, magari da un lato, ma pronto a nascondersi dietro al comodo paravento di una legge per giustificare una scelta anacronistica e di retroguardia.
Lo strombazzato Modello Genova è anche questo: quello che pratica il bi-pensiero attraverso il quale si può proclamare tutto e praticare (spesso) il suo esatto contrario.

Paolo De Totero 

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